Ultimo atto della Serie A. Il Sassuolo di Di Francesco, autore di un’insperata salvezza con un turno di anticipo, è ospite del Milan a San Siro.

Due sconfitte. È il bilancio impietoso dei precedenti contro il Sassuolo, entrambi risalenti a questa stagione. 1-2 nell’amichevole estiva del trofeo TIM, e 4-3 a Reggio Emilia in quello che probabilmente è stato il punto più basso del Milan dal 1998 in poi. Impressionante, poi, il modo in cui è arrivata la seconda, con la famosa quadripletta di Berardi, uno che quasi metà dei gol li ha fatti in due partite (questa, e quella in casa della Samp). Il Sassuolo, va detto, è stato bravo e fortunato a trovare un Milan allo sbando e ancora guidato da Allegri, reduce da un 3-0 alquanto menzognero la settimana prima contro l’Atalanta, ma ancora in crisi. E senza questa vittoria, i neroverdi si giocherebbero ancora la salvezza.

Ma è bene non fidarsi delle squadre “già fuori dai giochi”. Vi ricordate il Siena, che tra l’altro doveva pure essere una rivale acerrima della Fiorentina? E, per non andare tanto indietro nel tempo, l’Atalanta la scorsa settimana? Sembra che, quando c’è davanti una maglia rossonera, il rosso faccia lo stesso effetto dei tori agli avversari del Milan. Il tutto mentre il presidente ritratta parzialmente le sue affermazioni su Seedorf: ora dice che può restare, che non è stato un errore prenderlo, eccetera. Qualcuno gli avrà fatto notare l’aspetto economico della cosa, credo. Ritorno al 4-2-3-1 per Seedorf, con: Abbiati; Abate, Rami, Mexes, Constant; De Jong, Montolivo; Taarabt, Kakà, El Shaarawy; Balotelli. 4-3-3 invece per Di Francesco, con: Pomini; Gazzola, Antei, Cannavaro, Longhi; Biondini, Magnanelli, Missiroli; Sansone, Berardi, Zaza.

Se escludiamo l’attacco, poca roba, verrebbe da dire. Ma dopo Cagliari ho definitivamente smesso di considerare di rango inferiore chicchessia, dato che solo il prato verde può dirci chi vince o chi perde (e ho volutamente evitato di usare il termine campo). Udinese-Sampdoria apre la giornata mentre scrivo, alle 20.45 del sabato; la domenica pomeriggio consiste del trio Catania-Atalanta, Genoa-Roma e Juventus-Cagliari. Sono lontani i tempi in cui le ultime 4 giornate si giocavano tutte, rigorosamente, alle 15 della domenica; infatti chiudono il campionato le 6 partite serali. Sfida a distanza Parma-Torino per la sesta piazza, con i ducali impegnati in casa con il Livorno, e i granata a Firenze (squadra gemellata; vedremo se si comporteranno da Lazio 2010, o 2002). Teoricamente anche Milan e Verona potrebbero ancora entrare, ma è molto più difficile; e la trasferta dei gialloblu a Napoli non facilita il compito. Completano il turno Chievo-Inter e Lazio-Bologna, con l’addio dei rossoblu alla A dopo 6 anni.

Si chiude una A che ha visto la terza affermazione consecutive di Conte e della Juventus, e che con tutta probabilità apre la strada alla prima stagione da spettatori europei del Milan dopo 16 anni. Ma anche il campionato delle sorprese Parma e Torino, e delle delusioni Inter, Udinese e Lazio; del ritorno della Roma ad alti livelli, e della Fiorentina che nonostante nomi e proclami resta ancora fuori dalla CL -e no, stavolta i rigori non c’entrano-. Capitolo chiuso, fra poco si parte per il Brasile; da lunedì inizia la coda della stagione, che come ogni quattro anni è la parte più importante.

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014