atl milMartedì 11 marzo, ore 20.45, Vicente Calderon. Dopo sei giorni dall’amichevole tra Spagna e Italia, vinta per 1-0 dalle Furie Rosse, il grande calcio torna allo stadio di Madrid. Di scena l’Atletico di Simeone, che ospita il Milan.

La classica gara da dentro o fuori, a cui eravamo abituati nel quinquennio d’oro 2002-2007. E il Milan ci arriva reduce da 3 sconfitte, nonostante sia stato trasfigurato nel gioco. 5-6 palle gol a partita, contro l’Atletico all’andata, contro la Juventus e poi contro l’Udinese, ma non è arrivato neanche un gol, sintomo dell’incapacità di concretizzare là davanti quello che si costruisce in termini di gioco. All’andata è arrivato lo 0-1 che porta gli spagnoli ad avere un piede ai quarti; i colchoneros sono stati bravi nel punire una delle poche distrazioni rossonere e a portare a casa il massimo risultato con il minimo sforzo.

Tatticamente la squadra forse più “italiana” delle due, nel senso di difesa e contropiede, è proprio quella spagnola. Paradosso non da poco, forse causato anche dalla nazionalità dei due allenatori (olandese Seedorf, argentino -nazione nota, oltre che per autentici fuoriclasse, anche per i suoi “macellai”- Simeone) e che ci fa capire anche come potrebbero schierarsi le due squadre. L’ideale per il Milan sarebbe mettere subito sul piatto un gol, quello dello 0-1, in modo da costringere i biancorossi madrileni a scoprirsi. Infatti l’Atletico può tranquillamente giocare per il pari, a meno di clamorose sorprese, mentre il Milan dovrà per forza attaccare. Ma lo 0-1, che in sé rappresenta una montagna da scalare, viste anche le rispettive situazioni di classifica -Milan decimo in Serie A, Atletico secondo in Liga- può rivelarsi anche un’arma a doppio taglio. L’1-2, per assurdo, qualifica il Milan, così come il 2-3, mentre lo 0-1 manda le due squadre ai supplementari. In tutto questo, il 4-4-2 classico di Simeone sembra confermare le supposizioni della vigilia, con: Courtois; Juanfran, Godin, Miranda, Filipe Luis; Koke, Gabi, Tiago, Arda Turan; Raul Garcia, Diego Costa.

Solito 4-2-3-1 invece per Seedorf, con: Abbiati; De Sciglio, Rami, Bonera, Emanuelson; Essien, De Jong; Poli, Kakà, Taarabt; Balotelli. Poco spazio a dubbi, uomini esperti in mezzo, nella partita che potrebbe rappresentare, in linea teorica, una svolta nella carriera di Mario Balotelli. L’attaccante di Concesio ha vissuto, recentemente, solo di sprazzi come il gol al Bologna. Rientrerà apposta per questa partita, dopo una discreta prestazione all’andata, nel tentativo di rappresentare il “quid” che manca al Milan davanti. Già, perché uno dei compiti più ardui per Seedorf sarà proprio quello di insegnare a Balo il mestiere dell’attaccante, dato che il colored azzurro non prende lanci lunghi e cross (come faceva Ibra, per intenderci) neanche per sbaglio. Tre partite già praticamente decise a completare la giornata di CL: Bayern-Arsenal, con la corazzata di Guardiola già avanti di due gol all’andata, PSG-Bayer Leverkusen (dopo lo 0-4 in Germania, un pro-forma di fatto) e Barcellona-Manchester City, la più “aperta” delle tre. Molto dura che il City espugni il Camp Nou 1-3, specie dopo il trattamento ricevuto all’andata, ma se per le altre gare possiamo dare il passaggio del turno per praticamente certo a meno di cataclismi, qui un 1% di possibilità c’è ancora per Aguero e soci, con entrambe le squadre reduci da batoste in patria. Ma la gara più in bilico delle quattro è la nostra; e uscire senza averci provato non è da Milan.

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Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014