mil juvDomenica 2 marzo, ore 20.45, San Siro. La capolista Juventus fa visita al Milan, per quello che alcuni considerano il “vero” derby d’Italia: Milan-Juventus.

Ci arriviamo dopo una settimana carica di pressioni e interventi sui media, magari meno gridati del solito ma tipici delle sfide fra le grandi. Tra giornalisti più o meno quotati della Rosea che chiedono conto a Seedorf di episodi ormai vecchi e ritriti, smorzati da Clarence con la solita classe, e Conte che dichiara che 3 giorni fra Trabzonspor e Milan sono troppo pochi e i nostri arbitri sono i migliori del mondo -dopo essere stato trasportato su un carro d’oro alla vittoria del derby torinese, era il minimo che potesse dire- giustamente ripreso dal Corriere romano/bolognese, che ogni tanto si ricorda di essere un quotidiano e non il bollettino nazionale dei “Rigore per il Milan”, il clima non è dei più sereni. Lasciando perdere un attimo la polemica con la Juve, fa specie che anche tra i giornalisti la corrente allegriana sia così diffusa (già lo è abbastanza tra la gente: recentemente ho scoperto, non senza sconcerto, che la persona che mi ha iniziato al tifo rossonero, un classe ’44 che aveva visto le prime due coppe Campioni e anni fa affermava che Ancelotti non era da Milan, è un allegriano di ferro).

Parlando della partita, la Juve arriva da una lunghissima serie positiva. Tutta questione di arbitri non è, e ci mancherebbe. L’ossatura è la solita; difesa a 3 che si muove come un corpo unico, fase fatta bene (vero Max?) e giocatori ben disposti. Anche se in Europa questo non è bastato, vedi eliminazione con il Galatasaray poi contestata dagli stessi che hanno fatto delle vittorie “sul campo” il loro grido di battaglia. Nel Milan si rivede De Sciglio, che però è in ballottaggio con Abate sulla destra (Seedorf non vuole schierarlo a sinistra; il che forse, visto cosa succede ad adattare giocatori a ruoli non propri -rischiano di diventare inutili sia nel ruolo iniziale, sia nel nuovo, vedi Emanuelson- non è del tutto sbagliato). Fra i bianconeri mancheranno Chiellini e Vidal. 3-5-2 ormai marchio di fabbrica di Conte per la Juventus, con: Buffon; Barzagli, Bonucci, Caceres; Lichtsteiner, Marchisio, Pirlo, Pogba, Peluso; Tevez, Llorente. 4-2-3-1 per il Milan, con: Abbiati; De Sciglio (Abate), Rami, Bonera, Emanuelson; Montolivo, De Jong; Poli, Kakà, Taarabt; Pazzini. Essien e Saponara papabili per entrare nel secondo tempo.

Come sempre le partite con le rivali contano, anche se quest’anno, per la differenza di punti, Milan-Juve ha un sapore diverso dal solito. Manca l’eroe volente o nolente delle ultime partite con i bianconeri, Muntari, in compenso c’è l’ex Pirlo, che solo recentemente ha smesso di sparlare dei suoi ex colleghi e ha dichiarato che il Milan lo rivoleva (comprensibile, adesso che la guida tecnica non cerca più zappatori per il suo centrocampo). Un bel piatto forte della giornata arriva però già nella serata di sabato, con Roma-Inter, la sfida più accesa nel periodo immediatamente post-Calciopoli e ora in declino.

Turno condensato su due giorni e con un solo anticipo al sabato, non succedeva da un po’; ad aprire la domenica Cagliari-Udinese, a pranzo, poi nel pomeriggio due sfide tra nobili decadute come Verona-Bologna e Torino-Sampdoria sono contornate da tre gare “minori” ma importanti per salvezza e zona Uefa come Atalanta-Chievo, Genoa-Catania e Sassuolo-Parma. Napoli di scena a Livorno, alle 18.30, a chiudere Milan-Juve e Fiorentina-Lazio, altro match da seguire, alle 20.45. Con la possibilità che Inter, Toro e Parma si fermino, sarebbe importante uscire almeno con un pari, anche per -magari- fermare la corsa della capolista e dare una mano alla Roma che certa della vittoria non è. Ma non saremmo il Milan se non provassimo almeno per un momento a vincerla, nonostante tutto.

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Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014