graciesMartedì 12 marzo, ore 20.45, Camp Nou. Ottavo di finale di Champions League, che per il blasone delle squadre è una semifinale anticipata, se non una finale.

L’immagine che apre questo articolo è tutto un programma. Il Mundo Deportivo ha già preparato la copertina per il passaggio del turno, così -non senza una certa verve polemica- rendo anch’io omaggio ai nuovi dei dell’Olimpo, ringraziandoli in anticipo dello spettacolo offerto. Il Camp Nou ci aspetta; 98.000 persone, poche migliaia i rossoneri in trasferta, un unico coro, una bolgia blaugrana e giallorossa -colori della Catalogna-, per la partita della vita. La minaccia, sebbene molto ridimensionata dopo l’eccezionale partita di andata e la mini-crisi dei catalani, ha principalmente un nome: pressione psicologica.

Aspettiamoci un catino dove sarà permesso di tutto e dove i provocatori alla Busquets avranno terreno facile (ricordate l’Inter e la “manata in faccia” di Motta?). O forse no: dopotutto, essendo i catalani già passati e conoscendo in anticipo il risultato –3-0 “per Tito”, come titolava oggi sempre il quotidiano di Barcellona- non dovrebbero avere bisogno di queste cose. L’immagine di Messi che posa con la coppa ricorda molto un vecchio articolo del Corriere. Il Barcellona della finale di Champions 1994 aveva, secondo il suo allenatore Cruijff, un “attacco devastante” ed era “strafavorito“. Finì 4-0 per i rossoneri, privi di Costacurta, Baresi e Van Basten, nomi un po’ più altisonanti di quelli odierni. Senza contare che nessuno ha mai rimontato da uno 0-2 in trasferta, da quando la coppa si chiama Champions League, e forse anche prima. C’è sempre una prima volta anche per le sconfitte, però: e la storia rossonera insegna in tal senso. Non sto a ripetervi l’episodio in questione, penso che tutti lo ricordino. Ma anche in quell’occasione, la rimonta fu causata dagli eccessivi festeggiamenti rossoneri nello spogliatoio, dopo appena 45′.

Sullo schieramento tattico delle due squadre non c’è molto da dire, se non che in corso d’opera il Barcellona potrebbe decidere di passare dal 4-3-3 a un estremamente spericolato 3-3-4, che vedrebbe l’ingresso di Sanchez e una delle formazioni più sbilanciate in attacco della storia. Recuperato Xavi, Fabregas andrà in panchina. Mentre scrivo la formazione del Milan non è ancora ben definita, quella del Barcellona sembra invece sicura. I catalani scenderanno in campo con: V. Valdes; Dani Alves, Puyol, Piqué, J. Alba; Xavi, Iniesta, Busquets; Villa, Messi, Pedro. A disposizione: Pinto, Mascherano, Adriano, Song, Fabregas, Sanchez, Tello. Nel Milan è rebus sulle condizioni di Mexes e su chi giocherà in attacco; al momento, vista la lista dei convocati, la formazione più probabile sembra questa: Abbiati; De Sciglio, Mexes (Yepes), Zapata, Constant; Ambrosini, Montolivo, Muntari; Boateng, Bojan, El Shaarawy. A disposizione: Amelia, Abate, Bonera, Flamini, Nocerino, Niang, Robinho. Tutto comunque ancora incerto; Boateng potrebbe anche andare a centrocampo, come non esserci proprio. Ancora incerta anche la presenza dell’ex Bojan (in quel ruolo potrebbe anche giocare Niang).

L’assenza di Pazzini, specie vista la difesa ballerina dei blaugrana di quest’anno, pesa molto. Ma a parte il nostro numero 11 i titolari ci sono, e scende in campo anche Ambro, per la partita della vita. Passare significherebbe porre fine al ciclo del Barcellona, che dura dall’arrivo di Guardiola, con un piccolo anticipo sotto Rijkaard. Le parole di rispetto di Puyol -uno dei pochi da stimare, e corretto in campo e fuori– prima della partita di andata sono volate via e al loro posto sono arrivate le copertine di scherno in stile Bild da parte del Mundo Deportivo (“ai quarti!”) e le frecciatine dei giocatori che a mo’ di polpo Paul danno il risultato per già acquisito. Comprensibile manovra per tentare di far saltare i nervi al Milan; ma contro i cugini nel 2010 (il “vi pentirete di aver scelto di giocare a calcio” di Piqué; tifavo Barça, ma l’eliminazione di certa gente ti lascia comunque soddisfatto) non ha funzionato. Loro avevano Mourinho e non Allegri in panchina, è vero; ma in campo non scende l’allenatore, scendono i giocatori. E se, partendo da un 3-1, quindi con un gol in trasferta, i nerazzurri ce l’hanno fatta in 10 uomini, anche noi possiamo. Solo per domani sera, nel più grande stadio d’Europa il tempo scorrerà a parte rispetto al resto del mondo, molto più lentamente per noi; l’importante è uscirne vivi. Crediamoci.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014