Giramento di palle. E’ questa la sensazione poco piacevole che lascia in me il primo pareggio stagionale col Catania. Mi ha creato più fastidio la partita di ieri, che la sconfitta di Cesena. Forse perchè rinunciare a due ore del sabato sera è già una cosa poco piacevole, doverlo fare per assistere a una partita deludente, per la seconda settimana consecutiva, lo è ancor di più. Non è possibile regalare punti in casa per una squadra che vuole andare a vincere lo scudetto, San Siro è stato terreno di conquista per chiunque negli ultimi anni. Catania, Udinese, Parma, Livorno non possono uscire da casa nostra con (almeno) un punto in tasca.

Veniamo alla partita. Partita nemmeno disastrosa dal punto di vista dell’impegno e del sacrificio, visto e considerato che si giocava a soli due giorni di distanza dalla sfida con l’Auxerre. Dopo un inizio soddisfacente anche se non folgorante, la squadra vive un quarto d’ora di blackout nel quale Ciro Capuano tenta il più classico dei tiri di alleggerimento e trova il più classico dei gol della madonna, quelli da raccontare ai nipotini, un giorno. Botta di culo a parte, gli etnei si rendono pericolosi nelle praterie rossonere, sforando in un paio di occasioni il raddoppio. Allora, c’è un grosso problema sui contropiedi, si potrebbe iniziare a risolverlo non mandando in area sui calci d’angolo entrambi i centrali  e, magari, imparando a batterli, i suddetti angoli.
La squadra poi torna padrona del campo e allo scadere Pippo Inzaghi si fa perdonare un errore precedente, siglando l’1-1 sul assist geniale di Ronaldinho.

La ripresa è un assedio inconcludente, di quelli a cui siamo stra-abituati. Si evidenziano tutti i nostri difetti, a partire da terzini che sono completamente inutili in fase offensiva per la loro incapacità di mettere cross decenti, per concludere con la mania odiosa di non tirare mai da fuori area. E così tutto passa per Dinho e per i suoi palloni in mezzo, la difesa del Catania ha vita facile.
Si guarda la panchina per trovare soluzioni, ma seduti ci sono Amelia, Yepes, Sokratis, Abate, Zambrotta, Gattuso e Oduamadi…Allegri si gioca la carta del ragazzino, un incapace che tenta di fare il fenomeno nel momento più sbagliato.

Sui singoli: tutti promossi per l’impegno. Mi sento di dare un consiglio a Ibra, cioè quello di cercarsi lo spazio e tirare. Cazzo, questo all’inter sfondava le porte, non c’è bisogno dell’uomo-assist, quello lo fa Dinho. Tira, cazzo, tira! Migliore in campo uno straordinario Kevin Prince Boateng, quantità e qualità, una forza della natura.

Problemi? Più di quelli che mi aspettassi. I terzini, la fase difensiva in contropiede e un numero di infortuni elevatissimo per essere solo alla quarta partita. L’attacco tutto sommato, basandosi più sul genio che sugli schemi se la cava. Il tempo per risolvere queste situazione è poco, giocando ogni due giorni. Bisogna stringere i denti e mettere più punti possibile in cascina prima della sosta di ottobre. Da lì (come fece Leo), riorganizzarsi e partire senza più fermate.

Posted by LaPauraFa80