Sponsor del Malaga: UNESCO.
Sponsor del Milan: Caritas.

La cosa più brutta è che ormai non ho nemmeno più la forza di incazzarmi, ci ho fatto il callo. La sconfitta è il logico presupposto di partenza con cui ci si appresta a vedere ogni gara di questo derelitto Milan, tutto ciò che, per una qualche grazia della dea bendata, arriva in più, è un regalo inaspettato. Eppure, almeno a vedere la classifica del girone, non dovremmo essere così preoccupati: siamo secondi, e abbiamo più punti di quanti non ne abbia la seconda squadra di Torino (che, però, ha ovviamente, per tutti i giornalisti, più possibilità di passare il turno delle nostre, in quanto grandissima compagine piena di top player di livello europeo). Ma, giustamente, lo siamo. Perché abbiamo fatto, senza giri di parole, per l’ennesima volta, pena.

Praticamente niente si è salvato: la verve del solito El Shaarawy che ci ha provato – e quando è riuscito ad inquadrare la porta ci è voluto il miracolo di Willy Caballero, Amelia, che stranamente non ha fatto boiate, Ambrosini che ha compreso il compito di coprire Montolivo – ovviamente. Per il resto, il deserto. Pazzini, già colpevolmente lasciato solo, si è rivelato, più che un ariete contro la difesa del Malaga, un UFO: l’unico modo in cui ha spiazzato gli spagnoli è stato sparire dal campo, lasciandoci di fatto in dieci. Constant ha continuato a dimostrarsi non da Milan, lasciando praterie agli andalusi e commettendo l’ingenuità di restare a meno di cinquanta centimetri da Portillo, che si è ovviamente lasciato cadere conquistando un inesistente rigore. Un po’ di giustizia, comunque, a questo mondo c’è: Joaquin l’ha spedita alta. De Sciglio, volendosi adeguare al clima imperante, ha iniziato a giocare in maniera orrida, sbagliando palloni su palloni: gli altri si sono allineati a tale solfa, senza emergere – se non in negativo, ovviamente.

Per non parlare, ovviamente, dell’allenatore. Ogni giudizio sul suo fondamentale apporto nella nostra sconfitta è quasi superfluo. Nonostante anche un bambino dell’asilo capirebbe che la difesa a 3, fondamentale nel calcio italiano, è, soprattutto quando i movimenti non sono perfettamente rodati, deleterio in campo europeo, il nostro caro mister ha deciso di sperimentare in una partita decisiva, dando luogo a numerosissime amnesie dei difensori. E, soprattutto, il suddetto genio ha lasciato in panchina Cristian Zapata, un calciatore nato per la difesa a tre, con cui, a Udine, ha offerto le sue migliori prestazioni. Serafini ha scritto che, con qualunque risultato, l’esonerato da Cellino si sarebbe visto finalmente dare il benservito Vedremo. Esattamente come per i risultati delle ultime partite, non mi stupisce più niente. Un Rocky Horror Picture Show, senza Rocky, senza Picture, e soprattutto senza Show. Altro che ritiro, servirebbero anni di clausura monastica, a ripetere il regolamento del calcio e le liturgie di Sacchi e di Capello.

Piccola parentesi: stasera Ibra ne ha segnati due, di nuovo. Stasera Thiago Silva ha dominato sulla difesa, sfiorando anche il gol con uno stacco imperioso. E il PSG ha vinto, dominando, con la Dinamo Zagabria. Ma si sa, lui era deleterio per squadra e gioco, lui rompeva le palle. Lui le palle le aveva. Coloro che calcano i campi imputridendo la divina maglia che immeritatamente indossano, non so.

MALAGA – MILAN 1-0, LA ROSALEDA (MALAGA), 24 OTTOBRE 2012
Marcatori: 64′ Joaquin

Malaga (4-4-2): Caballero; Jesus Gamez, Demichelis, Weligton, Eliseu; Camacho, Iturra, Joaquìn (39′ st Duda), Isco; Portillo (47′ Onyewu), Saviola 5,5 (25′ st Santa Cruz). A disp.: Kameni, Recio, Seba, Fabrice. All.: Pellegrini
Milan (3-4-3): Amelia; Mexes, Bonera, Acerbi; De Sciglio, Montolivo, Ambrosini, Constant 5 (24′ st Pato); Emanuelson, Pazzini, El Shaarawy. A disp.: Gabriel, Yepes, Antonini, Nocerino, Flamini, Bojan. All.: Allegri

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.