La situazione che si è venuta a creare in queste ultime tre giornate è di facile spiegazione. Seppur con buoni risultati, ottenuti con un idea di gioco basilare, la strike da nove riusati utili non aveva convinto a pieno; perchè in quei risultai ci sono pareggi che ci hanno sempre tenuto a distanza dal’obiettivo. Si può parlare che l’infortunio di Niang e Montolivo ci abbiano rovinato i piani, ebbene si è vero ma una squadra che punta all’Europa deve essere ben attrezzata, altrimenti fa la fine della Fiorentina.

Prima di parlare della prestazione della gara di ieri volevo sottolineare quanto sia fragile la nostra squadra a livello mentale, non si può dopo una sconfitta sfaldare il gruppo senza riuscire più a mettere in campo quanto di buono era stato fatto. Così come il Milan di Inzaghi nelle prime giornate, il Milan dei nove risultati utili è durato finché c’era entusiasmo; entusiasmo che è svanito con la sconfitta in casa del Sassuolo. Alla prima difficoltà la squadra si è sciolta come neve al sole, la sicurezza è venuta a mancare e non essendo più cinici come un mese fa, i giocatori si sono quasi demoralizzati alle traverse e pali colpiti. Anche ieri la squadra ha ribadito la prestazione di Verona, freno a mano tirato nel primo quarto d’ora e conseguente svantaggio. Altra nota dolente, siamo ritornati a essere facilmente colpiti da palla in attiva, problematica che era sparita col tempo e insieme alla precedente ci ripresentano il Milan di inizio stagione. Alla luce di ciò, se il Milan ha fatto progressi in queste trenta giornate sono stati fini a se stessi, in quanto non hanno portato alla costruzione di nessuna “base di lavoro” che funzioni nel lungo periodo. Questo lo si vede nei cambi in corsa, dove l’allenatore pensa di cambiare il risultato inserendo giocatori che non permetto di certo di imbastire un azione ma non solo, è già grasso che cola se non perdono palla e ti fanno perdere pure la partita. Oltre agli interpreti il problema deriva dalla fisionomia della squadra in campo dopo il sessantesimo, a sfruttare la corsia dopo tale minuto non sono più gli esterni di centrocampo, ma le sovrapposizioni dei terzini. Il motivo è semplice, il ruolo di esterno di centrocampo nel 4-4-2 è di cruciale importanza perché non solo deve avviare l’azione – se necessario – ma deve anche essere da collante tra centrocampo e attacco. Queste due pedine non solo non rifiatano ma tra una partita e l’altra, ma non gli viene permesso di staccare la spina dieci-venti minuti prima del termine della gara e si vede come il loro apporto sta via via scemando. La colpa è da dividere a metà fra allenatore e dirigenza, il primo ha scelto un modulo che la rosa attuale non copre, mentre la seconda non ha supportato con gli acquisti l’dea di gioco dell’allenatore.

Quindi Mihajlovic non è stato messo in discussione in queste settimane ma molto prima, quando si è scelto di fargli combattere una battaglia più grande di lui. Chi ha avuto la brillante idea che un allenatore normale potesse risolvere i mille problemi che attanagliano il Milan, si deve prendere le sue responsabilità e farsi da parte, perché sono stufo che avalli la scelta a giugno e dopo quattro mesi lo – concedetemi il termine, ndr – smerdi ad ogni intervista. Non pensiate che il nostro presidente sia poi così diverso da Zamparini, entrambi pensano di svolgere il ruolo d’allenatore meglio delle persone che pagano per svolgerlo. Questi non sono ambienti sani dove un allenatore possa svolgere i propri compiti con il doppio della pressione che già hanno di suo. A inizio anno tessei le lodi di De Laurentis bravo a lasciare del tempo al suo allenatore, difendendolo a spada tratta e non mettendo mai bocca nell’operato di Sarri. Questo ci fa un chiaro quadro della situazione, in casa nostra si tende a giocare a scarica barile, dove la situazione è chiara: il presidente è stufo di spendere senza vedere risultati, l’A.D. che fa il bello e il cattivo tempo di questa società senza che nessuno lo controlli e il pirla di turno che si siede sulla panchina. Il tutto è condito dalle scelte fatte per guidare la squadra dopo l’esonero di Allegri, dove si sono susseguiti due grandi del passato alle prime armi e quest’ultimo che pensava di essere Davide, il quale è stato capace di abbattere Golia.

Volevo inoltre rivolgere ai difensori di Menez queste parole: vedete, si è dimostrato l’egoista nella persona oltre che nell’atteggiamento in campo. Ieri sera, in prima battuta si è rifiutato di entrare, quindi questo vuol dire che per lui è già in grado di giocare dal primo minuto. Ma le prestazioni che si sono viste la settimana scorsa e il quarto d’ora di ieri sera è tutto quello che può dare, allora è meglio che non lo fanno più entrare non perchè lo dice lui ma per il bene del Milan, che ha altri problemi a cui pensare. Almeno Balotelli ha il buon gusto di non rendersi ulteriormente più ridicolo delle sue prestazioni con queste uscite da fenomeno come il francese.

Questa squadra in questi anni ci ha insegnato una cosa: non è in grado di competere più ad alti livelli non solo per la rosa mal assortita, ma sopratutto perché in casa Milan non si sa più cosa voglia dire vincere. Finché non verrà messo un punto dalla dirigenza per decretare la fine di un era, invece di continuare a farci credere che questo Milan è lo stesso dei grandi successi, resteremo in questo limbo di agonia dove tutto rimane immobile. Ad oggi nella società Milan nessuno è in grado di trovare il bandolo della matassa, le domanda che mi pongo è questa: fanno finta di non vedere o sono veramente diventati incapaci?

Mauro Fede

Posted by Mauro Fede

Appassionato fin da bambino del gioco del calcio, merito di mio padre e di Paolo Maldini se sono rossonero. Il mio punto forte? Analizzare dal punto di vista tattico qualunque partita, andando al di là delle semplici statistiche. Non solo di questo mi interesso, ho un ottimo feeling con l'informatica che mi porterà ad avere nei prossimi mesi una laurea in questo campo.