Si poteva solamente immaginare dopo la partita di Torino con la Juventus, si è visto in campo nei sei punti con Parma e Bologna. Il Milan non è ancora da Champions League ma finalmente ora sta iniziando a costruire, contro ogni più rosea previsione. Dopo anni di mezzi allenatori che basavano tutto sulle proprie individualità il Milan sta finalmente avviando un percorso che punta a farlo tornare quella squadra che punta ad essere padrona del campo e del giuoco. 

A Parma il Milan ha dominato nonostante il risultato esiguo maturato solo allo scadere. 27 tiri ad 8, un rigore su Bonaventura netto sparito da ogni telecamera e moviola fino a Tiki Taka in tarda notte. A Bologna il Milan stava dominando ancora, vincendo 3-1 su uno dei campi più difficili della serie A (8 tiri contro 3) – poi è entrato Biglia. Il tutto dopo un pari col Napoli e due partite perse ma giocate alla pari (forse un pochino meglio) contro Juventus e Lazio.

Ovviamente Pioli non è certo Guardiola ma non è nemmeno Gattuso o Giampaolo la cui scelta, se vogliamo, è stata ancora più disastrosa di quella della gestione Gattuso. La differenza tra questo Milan e quello giniano è comunque già profonda: il gioco di Gattuso era fondato sul recupero a centrocampo di Bakayoko e le invenzioni di Suso e Piatek. Individualità, non gioco. Le stesse individualità che ti possono portare a 5 vittorie di fila o a non vincere una partita per 5 giornate dal giorno alla notte. Non è un caso che Gattuso sia scappato appena gli avevano anticipato dell’intenzione di non riscattare Bakayoko e vendere Suso sul mercato estivo.

Al momento questo Milan dista 6 punti da quello di Gattuso, potrebbe avvicinarsi di molto con bottino pieno con Sassuolo, Sampdoria e Cagliari (che credo si sgonfierà dopo la sosta). Il tutto partendo da una squadra che ha lasciato 68 punti ma che non aveva una minima idea di come si giocava a calcio: catenaccioni e contropiedi. Un allegrismo dei poveri sull’onda Mourinhana dell’emotività. Un non-gioco basato sul rendimento individuale dei singoli giocatori messi al centro del progetto, un ‘palla a Suso e pedalare‘ e ‘tirate su Piatek che prima o poi la mette‘. Schemi? Zero. Gioco? Ancora meno.

Nei 68 punti, che in realtà erano 56 in 34, prima che il calendario ci aiutasse con 4 squadre che non avevano più nulla da chiedere alla A ci si dimentica troppo spesso dei bassi. Ci si dimentica di tre derby di campionato uno più imbarazzante dell’altro contro una squadra che non aveva niente più di noi. Ci si dimentica troppo presto di quattro partite senza segnare un gol dal 9 al 26 di dicembre – di cui una in cui si sono lasciati tre punti pur di non schierare Montolivo, anteponendo il proprio ego al bene della squadra. Ci si dimentica troppo presto dei pareggi con Parma ed Udinese o della vergognosa sconfitta contro il Torino che ci è costata poi la Champions League. 

Pioli è un allenatore nella media, sia chiaro. Ma lo avessimo avuto lo scorso anno (o un Donadoni, per dire) eravamo in Champions League in ciabatte. Lo hanno definito il ‘normalizzatore‘, ma può essere definito normalizzare fare semplicemente ciò che è sotto gli occhi di tutti? E’ normalizzare buttare fuori dai titolari quell’inadatto al gioco del calcio che risponde al nome di Lucas Biglia detto beagleE’ normalizzare levare quell’incapace turco con la 10 dai tre davanti che fa due partite buone l’anno e nelle altre lo lasciano libero perché tanto si sa che quello pericoloso è Suso (ieri altro assist, spiace tanto per i cavalieri)? E’ normalizzare capire che i più forti giocatori del Milan si chiamano Hernandez, Suso e Bonaventura? (Romagnoli è molto sopravvalutato, ormai è evidente – ci arriveremo, non oggi)

Basta guardare le partite per capire che Suso e Bonaventura davanti in questo momento sono la unica via. Che Calhanoglu non è capace di stoppare un pallone o fare un cambio di gioco e che ogni volta che Suso riceveva palla da lui o Kessie doveva perdere un tempo di gioco per aggiustarla perché il passaggio non era stato fatto correttamente. Ovviamente colpa sua. Con buona pace dei 104isti che si lamentano ogni volta che vedono due dei migliori giocatori del Milan in formazione e di emittenti legate ad una ex-dirigenza (dirigenza ad oggi col reddito di cittadinanza, visto che giustamente per il gran lavoro svolto non li vuole nessuno) che continua a fare mediaticamente lo scaricabarile della fascia tolta a Montolivo.

Il lavoro non è finito e spetta a Maldini sistemare la quadra a Gennaio. Non credo molto in Ibrahimovic per ovvi motivi anagrafici – anche se arriverà. Serve una alternativa / possibilmente upgrade di Bennacer per gettare finalmente Biglia al canile municipale. Lo stesso per Kessie e recuperare a tutti i costi Paquetà togliendo il turco dalla formazione. Se poi ci scappa un esterno che salta l’uomo, meglio. Duarte e Leao rimangono due errori gravissimi in sede di mercato in parte mitigati dal rendimento di Hernandez. Il messaggio che passa è chiaro: i giocatori si comprano dal Real Madrid, non dal Lille. D’altronde ci sarà un motivo se uno giocava nel Real e l’altro nel Lille.

Sia chiaro, comunque finirà mi auguro che Pioli non sia l’allenatore del Milan la prossima stagione perché il Milan deve puntare su un allenatore da Milan come ha fatto l’Inter per Conte. Ma è importantissimo che questa stagione il Milan inizi a lasciare delle basi di gioco per un eventuale futuro che può arrivare solamente se la squadra inizia a voler fare un gol in più e non prenderne uno in meno. I Milan visti a Parma e Bologna riconciliano con questo sport e questa squadra dopo anni di mediani a centrocampo a rompere il gioco e catenacci difensivi

Per cui qui lo dico, ora e per sempre. Basta rimpiange Gattuso, basta rimpiangere uno che si è fatto fregare il posto CL da Gasperini, uno che ha fatto un punto su 6 col Benevento e che è uscito in Europa League senza colpo ferire con Arsenal ed Olympiakos. Basta rimpiangere uno che stava rovinando la carriera di Higuain dimostrandosi incapace di usarlo e lo ha fatto scappare dopo sei mesi. Basta rimpiangere uno che la scorsa estate si è messo di traverso con Leonardo facendo la guerra ad uno dei migliori dirigenti al mondo. Ha fatto 68 punti? Anche Seedorf ne ha fatti 35, ciò non toglie che si sia dimostrato dopo tra Deportivo e Cina come fosse incapace di allenare. Io rimpiango Taarabt, rimpiango Kucka, Pasalic, Deulofeu – gente che oggi ci farebbe comodo come il pane e sarebbe nelle rotazioni più di Kessie, Biglia e altri bidoni del pattume lasciati dal magico duo della drasbarenza e della brogrammazione.

Se rimpiangete un allenatore che ha lasciato una squadra senza gioco e senza energie riguardatevi i derby, la partita col Benevento, la semifinale di coppa dello scorso anno con la Lazio, la partita con la Fiorentina in casa, col Frosinone fuori, l’Europa League e così via. E capirete subito che l’unico rimpianto, semmai, è non aver sostituito la scorsa estate Gattuso con Donadoni.

P.s. battuto anche il Renate, la capolista Monza se ne va…

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.