Premessa: scrivere sul Milan in questo momento è molto difficile, non fosse altro perché il mondo del giornalismo ufficiale e non ufficiale è diviso in due fazioni, entrambe sbagliate. Da una parte ci sono gli zerbini, quelli che ci ricordano quanto sono bravi Fassone e Mirabelli ogni volta che aprono bocca, quelli che si sono inventati il teorema secondo cui Galliani sta complottando contro di loro e tifa contro (con una buona conoscenza dei metodi propagandistici di Goebbles) e che stanno attenti e vigilano che nessuno dica “ba” contro i loro beniamini, altrimenti è venduto. Dall’altra ci sono invece gli ovini, quelli che i cinesi non esistono, sono poveri, non c’è un progetto solido ed il Milan fa bene a vendere Donnarumma. In pratica quelli che continuano a fare quello che gli zerbini hanno fatto fino ad Aprile prima di scoprirsi milanisti doc, non per questioni di tifo, ma per questione di datori di lavoro.

In questo senso trovo squallido quanto accaduto domenica scorsa con Televisioni non invitate che non trasmettono l’intervista a Raiola, televisioni invitate che trasmettono una sola voce senza chiamare Fassone per la replica. Deontologia professionale vuole che si trasmettano entrambe – poi ognuno si fa la propria idea. E qua arriviamo al punto: abbiamo sentito l’una e l’altra campana (e su questo è stato bravo Fassone a replicare prontamente, cosa che un Galliani non avrebbe mai fatto) e ci siamo fatti la nostra idea che esponiamo nei paragrafi successivi.

Partiamo da qua: un anno fa, di questi tempi, vi avevamo chiesto se avreste sacrificato Donnarumma pur di rompere ogni rapporto con Raiola. La risposta è stato un no secco. Insomma, lo stesso tifoso un anno fa comprendeva che qualche sacrificio (leggasi mazzetta) era necessario pur di trattenere il giocatore.

Le mie sensazioni erano state espresse a Settembre, quando Raiola iniziò a tirarla lunga sul rinnovo. Per i professori che chiedono “perché la vecchia società non ha rinnovato ad Agosto” le risposte sono tre. 1) Gestione condivisa. 2) Si poteva rinnovare solamente un anno in più del contratto attuale. 3) Punto fondamentale che molti hanno dimenticato: l’orizzonte degli eventi ad Agosto 2016 vedeva un closing in 90 giorni, a novembre. Giusto, se non sacrosanto, lasciare un contratto così oneroso alla nuova società. Dallo stesso Raiola apprendiamo che ci sono comunque stati dei tentativi, respinti al mittente (vale a dire: aspetto i cinesi, se sono ricchi voglio il mazzettone).

Perché alla Juventus? Le motivazioni sono molteplici. Due su tutte, la prima è puramente logica: il mazzettone su Pogba non poteva essere esclusivamente per Pogba, troppo alto; la seconda, invece, è prettamente mediatica. Basti pensare negli ultimi giorni all’elenco dei media che si sono affrettati a difendere il portiere giustificandone la scelta. C’è una sola società in Italia che ha dimostrato di ottenere un controllo dei media così forte, proprio quella bianconera. Basti vedere come sta passando sottotraccia il ritorno di Agricola, una vera e propria porcata.

Cosa succede quindi? Succede che nel frattempo il closing slitta, il tempo passa, il rinnovo tarda ad arrivare. Ed iniziano a volare richieste esose (si parlava di 10 milioni netti a stagione a fine Gennaio, come prima richiesta). Nel frattempo il nuovo Milan che si sta formando fa scelte – lecite – diverse in termini politici: è innegabile che il calcio sia anche e soprattutto politica e che certe società hanno certi procuratori di riferimento in contrasto con altre. Quelle che sono amicizie e conoscenze, viste sempre come vergogne, sono in realtà punti di forza ed equilibri delicati e quando uno di questi si sposta succede un macello. Non è un mistero che nel 2015 siamo finiti nel mezzo di una lotta tra Doyen e Mendes e abbiamo pagato la vicinanza a Raiola. Ora abbiamo – lo ripeto, lecitamente – deciso di affidarci a Mendes per cui è Raiola a rompere i ponti e, nello stesso tempo, nel momento in cui Raiola vuole aprirsi un canale preferenziale con il Real Madrid ecco che lo stesso Mendes minaccia di portare via Ronaldo dalla capitale.

A che cosa si arriva in tutto questo? A una decisione più che logica. Sacrificare il vitello grasso (Donnarumma) sull’affare dei rapporti (rompere con Raiola). Ci sono due problemi: il primo è cercare di incassare quanto più possibile dalla sua cessione, il secondo è quello che Donnarumma è un giocatore molto amato dai tifosi e una cessione subito sarebbe un grosso smacco per la società. Come si risolve il secondo? Imbeccando un paio di media fortemente contrari contro la precedente gestione che tirano di mezzo l’odiato nemico (e anche qua torniamo a Goebbles) e fanno da scudo alla nuova società sulle spalle della vecchia. Un gesto evidentemente squallido che non possiamo condividere.

Andiamo quindi sulla gestione della cosa. Mi pare evidente che Raiola volesse campare a tirare l’estate, arrivare in ottobre a scadenza e ciaone. Il Milan, però, si è mosso molto male in questo senso dando a Raiola tutti i pretesti per la rottura: se l’ultimatum era sacrosanto non c’era bisogno di darlo così presto, a metà giugno. Un portiere si può trovare anche negli ultimi 15 giorni di agosto, se ti sai muovere. L’approccio con Raiola quindi è stato totalmente sbagliato mettendogli su un piatto d’argento dei pretesti con cui rompere. Poteva arrivare un accordo se si fosse trattato diversamente? Non lo so. Ma penso che Raiola andasse il più possibile accolto e viziato cercando una firma, possibilmente senza clausole, anche a costo di concedergli una percentuale della rivendita. Poi lo sfanculavi.

Su questo credo che Massimiliano Mirabelli abbia inciso molto. Non discuto delle sue abilità come direttore sportivo ma il Milan per la sua immagine non può presentare al pubblico uno che sembra un venditore di salamelle. Il dirigente deve anche avere un ruolo ed un aplomb che lui che non ha mai fatto più del capo-osservatore, non ha. Non c’è alcun bisogno di far apparire il direttore sportivo alle presentazioni dei giocatori o alle conferenze stampa, ancora meno di farlo parlare. Non ricordo apparizioni di Braida prima e Maiorino poi, così come non ricordo Paratici alle conferenze stampa dei giocatori. Mirabelli venga fatto lavorare ma continuo a pensare sia un capo osservatore e non un dirigente sportivo, lo stesso Fassone giustamente lo difende ad oltranza ma credo sia imbarazzato dalla situazione. E’ estremamente probabile che sia andato un po’ oltre con alcuni metodi, ma non credo e non crederò mai a minacce di morte da parte sua.

Non si può dire né “ha vinto Raiola”, né “ha vinto il Milan”. Raiola prenderà dei soldi da Madrid o da Torino o dovunque andrà che saranno comunque inferiori ad una cessione ad alto prezzo. L’unico messaggio che non è stato fatto passare – infatti – è stato che a Raiola conviene cedere ad alto prezzo ed intascarsi quindi la commissione. Il Milan non può aver vinto perché in caso di cessione a zero chiude con un ingente danno patrimoniale di circa cento milioni lasciando stare i discorsi su presunte schiene dritte e trasparenza (la stessa per cui oggi, ad esempio, non sappiamo la promessa lista degli investitori) che non portano certo trofei.

Raiola non è certo un santo, per carità, ma non è nemmeno il peggiore dei procuratori. Cura i suoi interessi e quelli dei suoi assistiti, spesso anche bene, basti pensare agli stipendi di Balotelli e Pogba in età giovanile. Come tutti cura anche i suoi interessi che nel caso specifico sono l’inserimento di uno-due giovani in rosa per ogni rinnovo/campione che ti porta. I famosi 8 milioni per Ely, tanto elevati a scandalo, non sono altro che una tassa per il rinnovo di Donnarumma del 2015 e l’arrivo probabile di Ibra, poi “rimborsato” con un rattoppo chiamato Balotelli. In altre parole, se prendi Raiola hai questo e quello, non puoi far finta di niente quando ti porta Ibra, Balotelli o un potenziale giovane campione in rosa e fare l’indignato quando poi ne cura gli interessi e te lo porta via.

In tutto questo papello arriviamo finalmente dove volevo arrivare, al ragazzo. Se prendi Raiola come procuratore sai cosa trovi. La storia di Donnarumma è di trasferimenti da una big all’altra per soldi: era vicino alla Juventus a 13 anni con Martorelli, passa all’Inter con Enzo Raiola per 100.000€ rimanendo al club Napoli e facendo stage, poi al momento della firma passa da Enzo a Mino Raiola e viene al Milan per 500.000€. La cosa è ovviamente un’arma a doppio taglio: se in passato hai portato via un giocatore per soldi, in futuro può andare via per soldi.

La domanda che rimane è se Donnarumma fosse cosciente o ha solo recitato una parte. Negli ultimi giorni quest’ultima ipotesi sembrava prevalere – mi è stato fatto notare che tutti gli oggetti rossoneri che tiene nella cameretta risalgono al post-firma col Milan ed è molto strano che a Castellamare di Stabia non ve ne siano di precedenti. Poi guardo Juventus-Milan a Doha ma anche la ladrata di Torino e la reazione sembra spontanea. Mi sono chiesto cosa potesse portarlo a non firmare, ho avuto anche paura fosse una questione di soldi e progetto ma lo stesso Raiola che pur ha sparato a zero non ha detto nulla, ripeto nulla, sulla solidità del Milan (e questa è la notizia migliore per i colori rossoneri)

Allora sì, qua probabilmente ha ragione Fassone, è stata un’operazione di business con tentativo di convincimento di Raiola al ragazzo. Sembrava tutto a posto, con il 18enne che fiero ha aspettato di scappare in Polonia prima di lanciare la bomba nascondendosi dietro al corpaccione del procuratore. Poi però non tutto va come previsto e succede questo

Donnarumma non era come gli altri. Donnarumma era un ragazzino cresciuto nel vivaio che si era dichiarato bandiera della squadra. Lo sputtanamento fatto dai ragazzi del Milan Club Polonia in eurovisione è diventato virale. Donnarumma è in tutto il mondo l’infame, l’ingrato, il traditore, l’irriconoscente. Raiola prova gli ultimi colpi facendo twittare il fidatissimo Pogba ma ottiene l’effetto peggiore. Per la prima volta Raiola è in difficoltà. Dall’altro lato il ragazzo sembra non averla presa bene, sembra aver – come ha detto Fassone – subito una scelta di altri e quei sorrisi, quello scrosciare di spalle nella notte si sarebbe trasformato in un pianto a dirotto.

Parte quindi l’operazione figliol prodigo: addossare la colpa al cattivo Raiola e ricucire per tentare di strappare un rinnovo molto difficile. Può finire bene, può finire male ma bisogna restare vigili perché la situazione si potrebbe ripresentare tra un po’ di tempo. Cosa mi aspetto? In primis che da oggi il Milan si batta per cambiare la regola sui contratti ai minorenni: un contratto triennale come limite penalizza le società che vogliono investire nei vivai. In secondo luogo che abbia imparato qualcosa su come trattare con certi squali a cui non bastano i soldi come a Football manager: meno veline agli amici, meno cercare i conflitti e meno striscioni. Sì, striscioni, perché è vero che era rivolto a Raiola e non a Donnarumma ma non puoi permetterti, tu, AC Milan, che quello striscione venga esposto sotto la tua sede dando luogo a facili appigli e pretesti.

Per concludere, come dice il titolo del post – di cui mi scuso per la lunghezza – in medio stat virtus. Non so come finirà ma è importante per il Milan non che Donnarumma rimanga o meno ma che il Milan non subisca un danno patrimoniale pesante e bisogna essere disposti a tutto per evitare ciò. Si firmi il rinnovo, se possibile, o lo si venda alle nostre cifre altrimenti parlare di vittorie, di schiene dritte, rinfacciare e compagnia bella sarà tutta propaganda da istituto luce che non fa bene al Milan e di cui il Milan non ha bisogno.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.