Viviano, Bereszynski, Silvestre, Skriniar, Regini, Barreto, Torreira, Praet; Fernandes (dall’8′ s.t. Djuricic), Quagliarella (dal 26′ s.t. Schick), Muriel (dal 35′ s.t. Alvarez). Sembra l’inizio di una barzelletta, no? La più classica delle barzellette d’avanspettacolo anni 80, in cui c’è un tedesco onesto, un inglese irreprensibile, un francese permaloso e un italiano marpione che si approfitta di tutti gli altri. Invece è la formazione della Sampdoria che domenica ci ha battuti 0-1 a San Siro. Donnarumma, Abate, Zapata, Vangioni, Gomez, Pasalic, Suso, Poli, Deulofeu. E di questi nomi che dite? Beh, intanto, si noterà, che sono nove. Non me ne vorranno i più irriducibili tra gli aficionados rossoneri, ma anche questi sembrano suggerire un racconto grottesco e ilare.

Invece si tratta dell’armata Brancaleone che ha vinto contro il Bologna nel recupero della 18esima giornata, interrompendo la striscia negativa di quattro sconfitte consecutive (tre in campionato, eliminazione in Coppa Italia) e riportando, almeno per un paio di giorni, il sorriso tra i nostri (tra tutti noi).

E’ l’inizio di una ripresa? Troppo, davvero troppo presto per dirlo. Anche perché alla prossima c’è la Lazio e l’armata Brancaleone dovrà impegnarsi forse anche di più di quanto ieri sera non abbia fatto quando si è ritrovata in 9 contro 11. E dovrà farlo senza Paletta, senza Romagnoli, senza Kucka, ancora senza De Sciglio, ancora senza Bonaventura (e, in un certo senso, senza Bacca). E’ il segnale di una ripresa? Forse. E’, almeno, il segno di una squadra che (anche) quest’anno manca in tanti fondamentali, ma a cui non manca la dedizione, l’ostinazione e, in una parola, il cuore. Il cuore per vincere all’89esimo una partita soffertissima.

Dalla parata miracolosa di Donnarumma allo scatto imperioso e impetuoso di Deulofeu: sono questi i due momenti decisivi della sofferta vittoria contro la squadra di Donadoni.

Durante la partita, sapendo che al termine avrei dovuto scrivere l’editoriale di oggi, sapevo già che avrei parlato dell’ultimo acquisto al Milan. E, prima dell’assist per il gol di Pasalic (altro nuovo acquisto dal rendimento superiore rispetto alle aspettative) pensavo che un buon titolo sarebbe stato “L’insostenibile leggerezza di Deulofeu”, perché, da quando abbiamo avuto modo di conoscere l’attaccante spagnolo (subentrato nella partita persa in Coppa Italia contro la Juventus) l’impressione è sempre stata quella di un bravo giocatore poco cattivo però sotto porta (si registra, proprio contro la Juventus, la conclusione addosso a Neto, il palo contro la Sampdoria, qualche azione sprecata contro il Bologna – ancora palo, questa volta direttamente da calcio d’angolo).

Prima della partita contro la Sampdoria, Galliani, ai microfoni di Premium ha provato a spiegare il mercato degli ultimi anni (più precisamente quello degli ultimi mesi con vista closing): “A fare mercato acquistando giocatori da 40-50-60 milioni sono bravi tutti (avendo un budget adeguato a disposizione). Io devo fare mercato a 0 (0 tra acquisto e ingaggio, si intende). Quindi dobbiamo per forza puntare certi obiettivi. Attorno al Milan si è creata una falsa leggenda, quella per cui il Milan non avrebbe osservatori. Il Milan invece ha 3-4 osservatori, alcuni dei quali selezionano e attenzionano giocatori che nella prima fase della loro carriera sono stati considerati fenomeni e poi si sono un po’ persi per strada. Deulofeu e Ocampos erano considerati, in prospettiva, giocatori fenomenali, tra i migliori della loro generazione. Puntiamo su giocatori come loro, nella convinzione che non possono aver perso il loro talento e che quindi, con le giuste circostanze favorevoli, possano dimostrando”.

Non proprio Football Manager, ma potrebbe andar bene come ragionamento, no?

Non voglio per l’ennesima volta aprire un dibattito sul ruolo, sugli obiettivi, sul modus operandi e sui risultati conseguiti da Galliani nella gestione del suo mercato. La mia posizione è nota. E penso sia chiaro che non si tratta e non si sia mai trattato di una posizione di acriticità (se penso che dovremo probabilmente affrontare la Lazio con la difesa composta da Abate-Zapata-Gomez-Vangioni ho brividi di freddo e allucinazioni). Bisognerà pur ammettere però che, se il giocatore in prestito dall’Everton è il giocatore decisivo della partita contro il Bologna (e saprà mantenersi su questi livelli) non possiamo che compiacerci.

Bene, miei duri, bando agli scoramenti. Fora i petti, dritte l’armi, alte le insegne, baldanza!

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?