Mea culpa. Mea culpa. Mea maxima culpa. Non resta che ripeterlo, in modo solenne e con vero e sentito pentimento. E lo ripetano quanti, come me, pensavano si trattasse del peggior incubo in cui potessimo, al fine, imbatterci. Vabbè, come al solito dovranno cercarsi col lanternino quelli che ammetteranno di non averci mai creduto, eppure questa estate sembravano così tanti …

Il Milan giovane e italiano è una realtà. Il Milan giovane e italiano è una realtà, ed è, beati noi, terzo in classifica.

Chi scrive (e adesso chiede perdono) pensava si trattasse della solita (ennesima) battuta infelice di Berlusconi. Berlusconi è stato formidabile a suo modo, e tocca tenere i denti stretti mentre lo dico. Il più grande merito che gli va riconosciuto (che poi è, sostanzialmente, il merito che va riconosciuto a tutti coloro che realizzano qualcosa di grande) è di aver saputo anticipare i tempi. Senza che questo editoriale diventi un’elegia che farebbe imbarazzare perfino Bondi, dirò semplicemente che, in modo più o meno consapevole, anche questa volta –  nonostante l’età e nonostante le polveri bagnate – Berlusconi ha anticipato i tempi e ha piazzato lì, tra un videomessaggio e un’apparizione nel salotto pomeridiano di Barbara D’urso, l’idea di questo Milan giovane e italiano.

Non so dire con esattezza quanto ci fosse di consapevole originariamente in questa idea. Senza dubbio qualcuno avrà suggerito al Presidente la bontà con cui sta lavorando negli ultimi anni il settore giovanile (Berlusconi parla di Locatelli già da un po’ di tempo, ad esempio). Tutto sembrava però legato all’impossibilità, per il Milan, di riemergere dalle sabbie mobili, stretto nella morsa di una società che non può (o non vuole) più investire) e l’ombra di una nuova proprietà cinese che spaventa più di quanto tranquillizzi.

Sembrava il piano Z qualora tutti gli altri, dal piano A a quello V, fossero falliti. Sembrava l’ipotesi meno costosa tra le ipotesi meno costose pensabili. Sembrava il piano d’emergenza in caso di disastro. Sembrava il progetto di cui potersi (e doversi) accontentare nel caso in cui tutti gli altri non si fossero realizzati. Sembrava il fondo del barile.

Sembrava qualcosa di cui ridere. E invece è tutto molto serio. Mea culpa.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?