Tra lo stupore di molti, e il rammarico di alcuni, il Milan c’è, e continua ad esserci. Mantenendo un profilo basso, come chiede Montella, siamo lì, ben messi in classifica, con tanti punti all’attivo e un morale finalmente in crescita.

Il secondo posto ci mancava da molti anni, anche solo per qualche giornata, e ritornare a vedere il Milan così su fa bene al morale, della squadra e il nostro. Il Chievo era un passaggio di fondamentale importanza sulla nostra strada, dato il loro ottimo rendimento in casa e anche a causa dei risultati non eccelsi dei nostri diretti concorrenti. Il Milan non ha fallito, ha fatto la sua partita come di consueto, facendo sfogare gli avversari ad inizio gara e risalendo con la qualità già nel finale di primo tempo. Questo copione ormai si ripete nuovamente, ed è applicabile grazie ad una ritrovata e confermata stabilità difensiva: la coppia di difensori centrali è ben assortita, Romagnoli ha trovato la spalla perfetta e i terzini fanno il loro dovere in copertura. Ne consegue uno scarso impegno per Donnarumma, nonostante l’alta intensità del Chievo. La partita viene poi indirizzata da colpi singoli: la prodezza di Kucka e il colpo da biliardo di Niang stendono i padroni di casa a cavallo del primo tempo, e nulla può il sussulto successivo al goal di Birsa su punizione. Il Milan sa soffrire, sa chiudersi e sa come portare a casa le partite anche in maniera “sporca”, senza spettacolo. 

Il simbolo di una squadra che lotta e che non molla mai è Lapadula: impiegato per pochissimi minuti fino a qui, va in campo dando il massimo, correndo contro ogni avversario e lottando su ogni pallone, sacrificandosi quando è giusto farlo. A lui è mancato solo il goal, ma si è guadagnato la fiducia del mister e dei tifosi con una gara di totale sacrificio. Se dall’altra parte c’è gente che appare, che fa parlar di se in ogni occasione, che non perde l’opportunità per mettere in ridicolo se stesso e la squadra, qui abbiamo dei leader silenziosi, che tutta la grinta che hanno la mettono sul campo, solo sul campo. Pensate a Bacca, tenuto fuori perché stanco dopo la nazionale, e invece sempre in partita a dare consigli o a protestare, quando necessario. Ma potremmo citare Kucka, Bonaventura, Niang e tutti gli altri. E in tutto questo, Montella è stato capace anche di abbassare notevolmente l’età media della squadra, dando fiducia a gente come Locatelli e Calabria; chiedergli di più, fino ad ora, era umanamente impossibile.

Adesso la Juve, l’esame per eccellenza, quello nel quale si vedrà realmente a che punto siamo e quanto in alto possiamo puntare. Non facciamo proclami, continuiamo a lavorare sotto traccia, ma questa tappa non la possiamo saltare, non la possiamo fallire e non ci possiamo nascondere. Affrontarla al meglio sarà realmente una necessità, per continuare su una strada che realmente nessuno pensava di aver imboccato.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.