A meno dodici dalla risposta di Silvio alla cordata cinese, il milanista ha l’anima divisa in due: da una parte l’eccitazione da dodicenne al pensiero del suo Diavolo in mani ricche e sicure, dall’altra il terrore che l’ego del presidenterrimo faccia saltare tutto in favore dello slogan “giovani e italiani!”, che si può leggere anche come giovani e perdenti, o perdenti e italiani, come preferite. La mezza misura qui non esiste, o diventiamo il brand più forte della Cina a livello statale o vivacchiamo a vita tra decimo e settimo posto. Molti hanno paura, temono i cinesi, non vogliono fare la fine che Thohir sta facendo fare all’Inter, riducendola a un mero giocattolo per tirarci su due spicci senza averne a cuore il futuro; beh, il nostro presidente, il peggiore dell’ultimo decennio a livello di top club e non, ha una sola qualità sulla quale possiamo contare: al Milan ci tiene veramente. Lasciamo perdere la presunta demenza senile o l’incapacità di intendere di volere, quelli sono causati dall’età e dalle cellule che seguono inesorabili il proprio ciclo vitale; ma che in cuor suo voglia un Milan dal futuro dominante è da mano sul fuoco. Così come possiamo scommettere che non mollerà un passo per farne ancora parte; almeno per un po’, almeno per non abbandonare da perdente, almeno per poter fare un’ultima passerella con un trofeo tra le braccia.

Le sensazioni, mai come oggi, sono positive. Per la prima volta Berlusconi dichiara pubblicamente che il gruppo con cui sta trattando è l’unico serio e forte. Non è poco. Anzi è tantissimo, perchè il presidentissimo a oggi conosce tutti i dettagli della manovra, dai nomi dei membri della cordata al piano di investimenti progettato per la prima squadra di Milano. Ebbene, Silvio garantisce che questi hanno le palle quadrate, che vogliono fare il Milan grande dentro e fuori dal campo. Intoppi all’orizzonte non se ne vedono più, ieri scadevano le quarantotto ore per far saltare il rapporto di esclusiva e Silvio non ha battuto ciglio. La trattativa continua, e, ci sentiamo di dirlo, senza intoppi; il quindici di giugno è la data da segnarsi sul calendario, solo allora sarà infatti sancito l’inizio dell’acquisizione del 70% delle quote. Numeri, percentuali, da cui passa il futuro del Diavolo. Un futuro che mai come ora necessita di globalizzarsi, di non essere xenofobo, di abbracciare gli occhi a mandorla e accettare l’idea che solo così la fenice può risorgere.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)