Tutto dal principio, o quasi. Ancora una volta, la quarta dopo Allegri, ci ritroviamo a dover commentare un nuovo inizio, un nuovo principio di qualcosa che è ancora sconosciuto. È iniziata l’era Brocchi, e lo ha fatto in modo più che accettabile.

Il campo ha mostrato all’incirca lo stesso Milan visto contro la Juve: un Milan solido, abbastanza centrato sul campo e consapevole delle  indicazioni del proprio tecnico. Era stato così con Mihajlovic, alla sua ultima sulla nostra panchina, ed è stato così con Brocchi. La squadra c’era, era compatta e aggressiva, seppur le lacune di gioco siano emerse come sempre. Fino a qui, dunque, poche differenze rispetto ad una settimana fa. E allora, cosa è cambiato? È presto per dirlo e per sbilanciarsi, non dimentichiamoci che gli ultimi allenatori hanno tutti vinto all’esordio e poi è andata come sappiamo, seppur con storie diverse.

Potremmo parlare di gioco, di come il nuovo Milan possa occupare il campo grazie allo spostamento di Bonaventura al centro dietro le due punte, o di come possa muoversi il centrocampo che si arricchisce di un uomo in più. Tutto giusto e corretto, ma dopo una sola partita rischieremmo più che altro di cadere nelle chiacchiere da Bar. C’è una cosa però che ci tengo a sottolineare, una cosa che mi ha colpito e mi ha fatto enormemente piacere come mai negli ultimi anni: era da tanto, troppo tempo, che un allenatore non parlava così del Milan. Brocchi ha messo in campo una squadra cercando di trasmettere già le sue idee, con razionalità, ma a fine gara è emersa tutto il suo lato emotivo. Non ha nascosto, né con gli occhi né con le parole, il valore che per lui ha questo ruolo, l’importanza che questa società riveste e ha rivestito nella sua vita. Ha parlato di orgoglio, di senso di appartenenza, di sacrificio e di responsabilità. Non si vincono le partite con tutto questo, è vero, ma entrare così nella mente di ragazzi forse troppo ignari di ciò che voglia dire vestire quella maglia può avere un impatto più che positivo. 

Mi mancava l’umanità, mi mancava la storia orgogliosamente rossonera nel passato dell’allenatore, mi mancavano parole di amore incondizionato e di rispetto verso la maglia, chi la veste e chi fa il tifo. Brocchi ha detto che dà molta importanza al dialogo, con ogni giocatore, al rapporto umano, prima che professionale. Vi ricorda qualcuno? No, basta, fermiamoci qui. Sediamoci e guardiamo cosa accade nelle prossime gare, decisive e complicate, e ciò che riesce a trasmettere sul campo un allenatore giovane e volenteroso. Per ora limitiamoci ad accogliere nuovamente l’orgoglio rossonero, che ci mancava troppo: bentornato!

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.