Da quando aspettavamo una vittoria così? Da quando non vincevamo un derby con queste proporzioni? Gli ultimi anni ci hanno riservato pochissime gioie da queste punto di vista, con tante vittorie della seconda di Milano e molti pareggi. Questa volta, la vendetta. Un 3-0 netto, dopo un dominio territoriale e di gioco durato per tutti i 90 minuti. 

Il “progetto” Inter, quello delle pagine aggiuntive nell’album Panini ricordato da Mihajlovic, si sgretola, si sbriciola, si scioglie come neve al sole. D’altronde, da quanto tempo dicevamo che l’Inter veleggiava grazie a venti di fortuna? Da quanto tempo asserivamo che la compagine nerazzurra fosse tutt’altro che da scudetto e che il mercato fosse stata l’ennesima collezione di nomi senza senso e strapagati, che non si tramutavano sul campo in una formazione competitiva? Lo dicevamo da tempo, da tanto tempo, forse addirittura dal derby di andata, in cui lo strapotere non solo non si era visto ma erano già emerse importanti indicazioni nei duelli individuali. Quello di domenica è stato solo il coronamento di una vendetta a lungo sperata e finalmente messa in atto. 

Peccato essere ancora un po’ indietro rispetto a loro in classifica, ma la crescita ammirata dall’inizio dell’anno non può essere nascosta, nessuno la può negare. Forse Mihajlovic inizia a prendersi qualche rivincita, e a lui vanno dati i giusti meriti per tutti questi miglioramenti. I meriti per aver puntato sul modulo che tutti speravamo, ovvero il 4-4-2, abbandonando velleità di spettacolo e concentrandosi sulla sostanza; i meriti, inoltre, per aver dato un assetto ben definito alla squadra con pochi cambi ad ogni partita e inserimenti mirati di volta in volta. Ha sempre sostenuto l’importanza di Niang, per dirne una, e non averlo a disposizione per così tanto tempo lo ha costretto a virare su altre soluzioni, che puntassero a dare in un primo momento equilibrio alla squadra. Non appena il francese è tornato, l’assetto è apparso da subito ben definito e le sue idee si sono formate di partita in partita, crescendo sempre meglio. Gli va dato il merito di aver rivalutato Honda, in questo momento affidabile sulla fascia destra nonostante non appaia mai pienamente soddisfatto, così come Alex, una colonna della nostra difesa che guida nel migliore dei modi il giovane Alessio al suo fianco. 

Soluzioni, rischi, prese di posizione, un mix che ci ha portato a rialzare la testa, finalmente, dopo troppo tempo in cui l’avevamo tenuta nascosta sotto la sabbia. Giocare a San Siro, per noi, adesso non è più difficile come ad inizio anno, e il derby ne è l’ulteriore conferma: se non fossero stati convinti di ciò che facevano e non avessero avuto le idee così chiare, nessun giocatore avrebbe affrontato la partita con quella grinta e quella convinzione. La sfida, adesso, è non fermarsi qui, non lasciarsi prendere dall’entusiasmo ma continuare a metterci tutta la grinta possibile in ogni occasione, ad ogni partita. Ad iniziare dal Palermo. Il derby non deve essere l’arrivo ma la partenza, per un girone di ritorno totalmente diverso, e amaro per gli altri ma non per noi. Crediamoci. 

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.