Da quest’altezza, l’altezza del gol di Mark Hateley sulla testa di Collovati e l’altezza del gol di Rodrigo da Costa Alex sulla testa del giovane Santon, non è facile tornare con i piedi per terra. Questione (chiaramente) di entusiasmo, più che di classifica. Questione di certezze acquisite, più che di punti effettivi guadagnati. Ma questo, al momento, forse basta.

Non è certamente un Milan incapace di sorprendere quello di Sinisa Mihajlovic. E in effetti sono già parecchie le volte che lo ha fatto. Il problema sta tutto nel fatto che si è dimostrato anche un Milan capace di deluderci. E, come afferma un proverbio della mie parti (che tenterò di tradurre, rischiando chiaramente di depauperarlo di tutta la sua efficacia), più sali in alto, più fai rumore quando cadi (missione chiaramente fallita: l’originale è molto più incisivo). Il rischio, a questo punto, è di fare un gran fracasso, cadendo da questa altezza. Dall’altezza del gol di Hateley, ma soprattutto dall’altezza dei gol di Alex, Bacca e Niang, dall’altezza di un derby vinto 3-0, dall’altezza di un derby che ha regalato nuovamente emozioni davvero forti divenute (purtroppo) inconsuete e quasi dimenticate.

Storia di una serata perfetta, storia di una serata che sembrava realmente scritta da uno sceneggiatore scaltro e avvezzo a suscitare nel suo pubblico le sensazioni più contrastanti. Storia di una serata che si è aperta  con una coreografia maledettamente bellissima, un’immagine bella quanto significativa (talmente bella e talmente significativa che è difficile dire se fosse più bella o più significativa; talmente bella e talmente significativa che viene il dubbio – un po’ maligno, a dire il vero – che i curvaioli abbiano realizzato un capolavoro quasi inconsapevole). Giustapposizioni e parallelismi, corsi e ricorsi storici: il palo di Balotelli all’andato (su cui abbiamo speculato per tanti mesi), il palo di Icardi, su rigore. E il giovanissimo portiere rossonero – baciato sicuramente da una buona stella – che esulta come un matto sotto la curva di quelli che, lo sappiamo e ce lo ricordiamo sempre con un po’ di altezzosità intellettuale, sono nati dopo, sono nati tardi, sono nati, insomma, male.  Anche questa è perfezione. Avete voluto il rigore? Ve l’hanno dato il rigore? L’avete tirato il rigore? E’ finito sul palo. Lo abbiamo pensato tutti, mentre festeggiavamo come, più o meno, farebbe Salvini (o come ha fatto Salvini?).

Storia di una serata sceneggiata da uno sconosciuto che evidentemente ci vuole bene. Storia di una serata perfetta diretta da Sinisa Mihajlovic. Perché se è vero che quest’anno, più degli altri anni, le colpe, nelle circostanze negative, vengono quasi tutte imputate all’allenatore, deve essere vero anche che quando le partite riescono alla perfezione il merito sia quasi tutto suo. Di una vecchia tigre interista che sicuramente non ha la sensibilità di Fabio Quagliarella. Storia di una serata perfetta interpretata magistralmente da tutti i nostri attori in campo, mentre gli altri sono stati soltanto dei perfetti comprimari. Candidati all’Oscar come miglior attore protagonista Alex e Kucka, con buona pace di Leonardo di Caprio che non vincerà nemmeno questo.

Il capitano, un capitano mai troppo amato che ha giustamente raccolto l’invito a zappare la terra e poi si è messo in campo a recuperare palloni su palloni, sostiene che adesso la testa,  va a Palermo e al Palermo. Una sfida che chi scrive, per ovvie e incoative ragioni, vive come una sorta di secondo derby. Una partita che storicamente non è mai stata facile, né quando a giocare era il miglior Milan, né quando a giocare era il peggior Palermo.

Se l’imperativo categorico del derby era “sovrastiamoli”, l’imperativo categorico del futuro è “sovrastiamoci”. Senza abbandonarci all’irragionevole ottimismo, cerchiamo di abbandonare l’incostanza che ci ha oppresso e caratterizzato per tutta la stagione. E torniamo gradualmente in alto, senza, voglia il cielo, cadere di nuovo giù.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?