Ci son voluti due mesi, tanti passi falsi e parecchi punti persi prima di veder giocare il Milan in modo dignitoso, con il modulo che ciascuno di noi avrebbe voluto fin dall’inizio. È arrivato il 4-4-2 e, parallelamente, si è finalmente visto un Milan aggressivo, ordinato e molto pericoloso in zona offensiva.

Non si poteva prescindere dalle due punte, e probabilmente lo sapeva anche Sinisa, che però ha dovuto far fronte ai tanti infortuni che non gli hanno mai permesso di mettere realmente in pratica ciò che voleva. Niang fuori nel precampionato e Balotelli mai realmente in forma da poter essere impiegato con continuità, siamo passati al 4-3-3 principalmente per ragioni numeriche: mettere in campo le uniche due punte a disposizione non era scelta saggia, e in più grazie a quel modulo abbiamo riacquistato una discreta solidità difensiva. Ma è ora che il progetto reale prende forma: due punte, entrambe dinamiche e predisposte al sacrificio, due esterni molto offensivi e una coppia di centrocampisti che diano sostanza ed equilibrio. È sopratutto lì, al centro, che i conti tornano: Motolivo può essere facilmente affiancato da uno tra Bertolacci, Kucka e De Jong, con la riserva Poli sempre buona in ogni occasione. Tutto torna, tutto gira, e sul campo si vede. Finalmente una squadra offensiva, che porta tanti giocatori in area, ma che al tempo stesso non concede spazio alle ripartenze avversarie; era facile farlo anche Sabato, quando dall’altra parte c’erano due velocisti come Muriel ed Eder, ma non è accaduto perché l’attenzione è sempre stata al massimo livello.

Non facciamo proclami, ovvio, e non esaltiamoci oltre misura come dopo la vittoria con la Lazio. Però c’è la fioca convinzione che si possa realmente essere arrivati al giro di boa, con gli uomini giusti per fare il gioco che il Milan merita, e che Mihajlovic vuole. Non è facile ricostruire da zero, e gli step fatti di cambiamenti e modifiche fanno parte della fisiologica crescita. Ora, però, serve continuità, serve che i segnali positivi visti sabato abbiano un seguito, con l’obbiettivo non solo a parole ma nei fatti di raccogliere tutti i punti disponibili da qui alla sosta natalizia. Carpi, Verona e Frosinone: si può fare, si deve fare.

Se vogliamo, però, l’eredità migliore che ci lascia la partita contro la Samp è proprio Niang. Arrivato al Milan come oggetto misterioso, passato in seconda linea per le vicende extra campo (per le quali è stato fin troppo criticato, ma è del Milan e così va fatto!) e definitivamente accantonato dopo il famigerato palo di Barcellona, al Genoa ha ritrovato se stesso e anche quel talento che solo a sprazzi aveva lasciato intravedere. La cura Gasperini ha funzionato, ma anche quella Mihajlovic; il serbo fin dal principio ha creduto in lui, e l’infortunio che lo ha costretto alla lontananza dal campo per tutto questo tempo ha di fatto solo ritardato la messa in opera dell’idea del tecnico serbo. Come seconda punta accanto ad un altro centravanti e libero da pensieri di copertura difensiva, Niang ha veramente fatto intravedere un valore fuori dal comune. Potremmo avere in casa la punta rapida e tecnica che non abbiamo preso sul mercato estivo, a patto che dimostri di essere realmente cresciuto e dia continuità ad una prestazione decisamente sopra la norma.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.