Niente, proprio non ce la facciamo a lasciarci il passato alle spalle e cambiare marcia. Nemmeno in questa occasione riusciamo a inanellare tre vittorie consecutive, e non lo facciamo ormai da anni. Continui flashback ci riportano alle passate stagioni: Milan confusionario, senza idee, senza rabbia e la conseguente fatica a vincere le partite.

Contro il Genoa nulla di nuovo, anzi conferme in negativo. In primis la constatazione di giocare solo un tempo: ne abbiamo regalato uno all’udinese, e abbiamo fatto la stessa cosa ieri, con l’unica differenza di essere riusciti a contenerli bene visto che non hanno mai tirato in porta. Così non si va avanti, comunque, perché le vittorie si costruiscono giocando su 90 minuti, non su 45. Poi magari avremmo potuto pareggiarla, specie se non fosse atta falsata dall’ennesimo arbitraggio inqualificabile nei nostri confronti, ma non questa è un’altra storia che non merita nemmeno di essere commentata, perché sarebbe solo ed esclusivamente controproducente.

Ho avuto modo di leggere qualche commento alla gara, e personalmente mi sento di dissociarmi da molte critiche fatte a Mihaijlovic. È vero, la squadra non sta rendendo al massimo, non sta esprimendo bel gioco e fa fatica a vincere, ma è pur vero che qualcosa di diverso rispetto allo scorso anno c’è e non si può nascondere. In gare come quelle di ieri probabilmente avremmo imbarcato goal, così come non avremmo vinto contro il Palermo. Dettagli, forse, eppure non riuscire a pareggiare in 10 solo per le imprecisioni davanti al portiere un po’ deve far pensare. Vogliamo ripercorrere la stessa strada degli ultimi anni con la guerra al massacro? Volgiamo arginarci dietro preconcetti e ideologie estremiste per alimentare l’ennesima guerra tra tifosi? Sinceramente mi sono rotto le palle. Io voglio solo il bene del Milan, e penso che a Mihaijlovic vada dato il giusto tempo per lavorare in pace, e per cancellare definitivamente le scorie del passato che ci portiamo appese dietro la schiena.

Poi possiamo parlare della rosa, della gestione dei cambi e di quello che volete, ma con lucidità. Ad esempio su De Jong, sul quale si è già scatenata mezza guerra: con Kucka acciaccato e Honda improponibile, schierarlo mezz’ala penso fosse il minore dei mali. Non è un’idea che affascina più di tanto nessuno, ma in situazione di emergenza era la cosa meno peggiore da fare. E no, vi prego, non coinvolgetemi in intrighi e cospirazioni rinascimentali quanto all’olandese, me ne chiamo fuori. Mi limito a constatare che troppo spesso negli ultimi anni, volente o nolente, Nigel sia stato uno dei pochissimi a meritare di vestire quella maglia, uno dei pochi che ha lottato con tutto se stesso anche quando le cose andavano a rotoli. Questo, dico io, lo ha portato a scalare posizioni nelle grazie dei tifosi. Ovvio, c’è di molto meglio e, ancor più ovvio, penso che questo Milan debba necessariamente fare a meno di lui, specie in una situazione di non emergenza, perché solo con giocatori di spessore tecnico si può tornare ad imporre gioco. Da questo aspetto, penso che il vero Milan che ha in mente Sinisa non lo abbiamo ancora visto.

A lui posso rimproverare qualche cambio errato (non ieri, secondo me), qualche esperimento fallito (ma se non provi come fai a sciogliere i dubbi?) e una gestione non ottimale delle partite. C’è il tempo per rifarsi, perché è il passato per me il macigno più grosso da sbriciolare. Diamo al tecnico il tempo di lavorare, con la rosa completa e nelle migliori condizioni, e in un campionato strano come questo potremo dire la nostra. Se invece ci ributtiamo nelle solite viste e riviste diatribe interne, dove un posizione è quella a prescindere e non si cambia mai per orgoglio, allora facciamo prima a chiudere baracca e burattini e lasciare agli altri il piacere di giocarsela fino alla fine.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.