Inaspettata, sorprendente e, purtroppo, tardiva. La gara vinta contro la Roma rispecchia questi aggettivi. Nessuno si sarebbe mai aspettato una vittoria del genere, specie se supportata da una prestazione di tutto rispetto.

L’ennesima metamorfosi del Milan di Inzaghi insomma, una squadra mai fino in fondo comprensibile. Troppo facile dire oggi che questa era l’idea di Pippo, questo era il suo punto di arrivo ideale fin dal principio del suo lavoro. Troppo semplice, perché, con tutte le ragioni del caso, a nessuno può essere concesso un anno di assenza totale per giungere a qualcosa di concreto quando ormai non c’è più niente da giocarsi. È stato piuttosto l’orgoglio ad animare una prestazione del genere, a trascinare in campo giocatori ormai privi di qualsiasi pressione, e preoccupati solo di mettersi in mostra per il futuro. Pensate, non potevano nemmeno più provare a giocare contro l’allenatore (cosa a cui io stento sempre a credere), perché lo stesso Inzaghi è stato confermato fino alla fine della stagione. Forse allora non era meglio metterlo in chiaro prima? La società non poteva prendere una posizione chiara e decisa molte giornate fa? Che fosse un campionato di transizione lo si sapeva, e qualche certezza in più avrebbe dato forse maggiore senso ad allenamenti, preparazione e partite. In tutto ciò, ci mancherebbe, non vanno dimenticati i tanti errori di Pippo nel corso della stagione, e non saranno di certo i cori dei tifosi alla sua uscita dal campo a farceli dimenticare: la stima per l’uomo resta, e sarà sempre incondizionata, a prescindere dai suoi trascorsi da allenatore. 

Tornando al campo, è innegabile che nelle ultime due gare si sia vista una squadra più unita, con meccanismi più rodati, ma sopratutto con un maggiore spirito di sacrificio da parte di tutti. Subito dopo la gara, questa aspetto è stato direttamente correlato con l’assenza forzata di Menez. Ora, c’è da chiedersi, è giusto parlare di squadra che gioca meglio, che copre meglio gli spazi, a maggior ragione in assenza del suo capocannoniere, di colui che ha cambiato il risultato in tantissime gare? Un fondo di verità, per me, c’è, e anche in queste aspetti si può comprendere la responsabilità dell’allenatore. Inzaghi si è fin da subito affidato troppo a Menez, lo ha lasciato libero di gestirsi pallone e campo come meglio credeva, senza regole particolari; la sua anarchia spalleggiata dal mister si è tradotta in una leadership nemmeno troppo celata. È così che Menez ha avuto la possibilità di fare quello che voleva, di prendersela con chi voleva e anche di tenersi il pallone incollato al piede quando sarebbe stato meglio passarlo. Sono dettagli, ma sono questi che contraddistinguono un grande allenatore da uno che ci sta provando; Inzaghi ha sbagliato totalmente la gestione “mentale” di Menez, e per me ne abbiamo pagato anche le conseguenze, nonostante i suoi preziosi goal. Magari mi sbaglio, ma è la mia impressione in tutto questo marasma.

Bene, adesso si deve chiudere bene, provando a replicare la prestazione di sabato. Non sarà facile, e spero vivamente che la nostra squadra non ricada in uno dei suoi catastrofici momenti “down”. C’è da aspettarsi di tutto, quindi meglio non farsi illusioni.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.