C’è un allenatore che impreca con le braccia al cielo. E’ forse la prima volta che una telecamera inquadra cosi da vicino una scena simile.
L’allenatore si chiama Ilario Castagner, è l’allenatore del Milan anno di grazia 83/84.
Perchè impreca? Molto semplice. Ha appena riportato il Diavolo in Serie A e sta affrontando finalmente un derby nella massima serie.

Centravanti, beh si fa per dire, di quel Milan è Luther Blissett. La storia vuole che Lutero, bomber nero, sia arrivato in rossonero dopo aver segnato 27 gol nel Watford del presidente Elton John. Sì, avete letto bene, proprio lui, il cantante famoso per le apparizioni ai funerali. Ma se la storia racconta questo, la leggenda narra invece che Blissett sia arrivato sotto la Madonnina perchè i sedicenti dirigenti Milanisti di allora, che erano andati oltre manica a visionare John Barnes, lui sì un discreto fenomeno poi approdato al Liverpool con il quale vinse largo circa tutto, al momento di stipulare l’offerta al parrucchinato autore di “Your Song” abbiano chiesto il giocatore sbagliato. Luther appunto anziché John. D’altronde erano di colore entrambi e ci poteva pure confondere, o no?

blissett prima pagina gazzetta dello sport

Non andò proprio così.

Ma torniamo sul prato del Meazza. Sarà il nebbione, sarà quel che sarà, ma ad un certo punto dopo un batti e ribatti in area la palla scivola sulla linea di porta. Il portiere nerazzurro Bordon è battuto, bisogna solo toccare la sfera in rete dalla temeraria distanza di circa… cinquanta centimetri. Ma ecco che dal nulla spunta il nostro Luther che, di giustezza, allarga il piattone e la mette a lato.
Ed è cosi che Castagner passa da un aplomb che nemmeno Matt Busby ad un contegno degno di Oronzo Canà al cospetto di Crisantemi. Inutile dire che il Milan quel derby lo perse, 2-0, da un Inter che tra gli altri fenomeni, si fa sempre per dire, schierava il temibile Hansi Muller.

Per quale motivo questo amarcord dunque? Semplicemente per ricordare a tutti noi, giovani e meno giovani come al peggio non ci sia potenzialmente mai fine. In tanti, giornalisti in primis, hanno pontificato sul derby più brutto e triste della storia, sulla qualità infima delle due squadre, sopratutto quella in rossonero.
Ecco, ricordiamoci cosa si è dovuto sopportare prima che arrivassero Van Basten, Weah, Shevchenko, Kakà o Ibra.
E ricordiamoci sopratutto che a vedere quel Milan c’erano sempre almeno sessantamila persone. Ed è questo che deve fare riflettere, perchè il tifoso rossonero è disposto anche a veder giocare Blissett, Jordan e… Matri, ma non può accettare l’abbandono in cui versa il progetto societario ancorchè prossimo ad una necessaria ma dolorosa svolta.

Il Milan è prima di tutto una fede, poi volendo, anche altro.

Andrea Matani di AmazingMilan.net

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4 Comments

  1. Borgofosco

    Si Luther Blissett era scarso al punto che qualcuno in curva diceva che al confronto del ‘Pelè della mutua’, vendutoci a peso d’oro da Elton John e pagato con i soldi di un vero milanista: Gianni Nardi da Bresso. Giussy Farina passava per il mago del mercato e voleva cedere Baresi, Maldini etc ma riuscì solo a svendere Collovati e Battistini comprando Paolo Rossi, oramai più che fisicamente ‘decomposto’, pagandolo a peso d’oro dalla ‘giuve’. Al confronto l’affaire Matri è una barzelletta. Questa la dice lunga su come anche una grande bandiera, forse la bandiera delle bandiere, Gianni Rivera, abbia miseramente fallito come dirigente e reale ‘padrone’ del Milan di allora. I giocatori che hanno fatto la storia del Milan dovrebbero fare gavetta prima di pretendere d’occupare posizioni importanti in una società come il Milan(ogni riferimento a Paolo Maldini è puramente voluto). Se poi confrontiamo queste pretese con il fatto che Pippo Inzaghi ha fortemente voluto fare l’allenatore… beh quanto meno si può affermare che bisogna riflettere prima di plaudire a richieste dei curvaioli. Poi arrivò lui il megalomane di Arccore. Lui e un brutto anatroccolo, con tanta gavetta al Simmenthal Monza, ma con tanta esperienza in temi calcistici. Adrianone ha fatto la gavetta… eccome se l’ha fatta. In tribuna a Monza lo vedevo agitarsi esattamente come fa ora. Tifava ‘giuve’ e questo ai miei occhi era un difetto gravissimo. Ma capiva di calcio… eccome se capiva. Ora ci sono i cinesi, persone serie, e un broker thailandese, tante iene e tanti avvoltoi che si aggirano sulla carcassa del Milan. Lui è distante, disinteressato, quasi annoiato se non schifato dal comportamento di un pugno di mercenari che fanno rimpiangere persino Luther Blissett per non dire di Egidio Calloni che a confronto di certi presuntuosi, nella rosa attuale del Milan, sarebbe un fenomeno!

  2. sono epoche diverse , non potevi allora guardare comodamente seduto in tv la partita della squadra del cuore , se non andavi allo stadio vedevi le principali azioni e non tutta la partita a 90 novantesimo minuto trasmissione cult del calcio per un paio di generazioni

    1. Milanforever 1 Maggio 2015 at 13:49

      E pensa che Tutto il calcio minuto per minuto trasmetteva solo il secondo tempo…

    2. Borgofosco

      Non è cambiato il calcio ma sono cambiate le regole con la legge Bosman. Allora un calciatore non avrebbe più giocato al calcio se si permetteva d’avere comportamenti non consoni al sistema ed alla comune buona educazione. Rivera passava per rivoluzionario soltanto perché contestava tenacemente un potere a dir poco troglodita ad unico appannaggio della ‘giuve’. La legge Bosman ha cambiato il calcio rendendolo un business ad esclusivo vantaggio dei calciatori e di personaggi come Raiola! Ci vogliono correttivi e leggi che cancellino l’equazione esistente tra calcio ed Spa. Le società sportive dovranno tornare ad essere società non a fini di lucro. La tassazione non potrà essere così pregnante! Se proprio si volesse attivare una tassazione, su eventuali profitti, i principi fiscali dovrebbero essere uguali anche per tutte le società che partecipano ai tornei nazionali e planetari. Quanto meno nei tornei continentali si dovrebbero attuare identici principi fiscali cosa che non avviene ora nonostante gli stolti principi ‘platininiani’. Fair play che ha privilegiato soltanto le società a lui più forse ‘simpatiche’!

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