So già che i puristi diranno “Ma noi siamo il Milan, la squadra che ha vinto 7 Champions League, non possiamo e non dobbiamo invidiare nessuno”. Tranquilli, lo so. Mi sarei anche stancato di ricevere lezioni gratuite (e assolutamente) non richieste di milanismo da quelli che io sono più milanista di te perché c’ero quando il Milan era in serie B, oppure io sono più milanista di te perché Galliani deve andar via e tu non hai capito niente, hip hip hurrà. Ascolto con piacere quelli che hanno più anni di me. Perché hanno più esperienza e hanno vissuto più partite. Hanno visto, magari, Rivera. Hanno visto quasi sicuramente Van Basten. Hanno visto il Genio Savicevic. Li ascolto con estremo piacere perché hanno celebrato tante vittorie e hanno affrontate tante trasferte. Li ascolto con estremo piacere perché adoro collezionare aneddoti (come quello di Massaro e Baresi che vengono a festeggiare la Coppa dei Campioni in uno dei club milanisti di Palermo) e fotografie (come quelle che mi regalava mio zio prima che un po’ di tempo fa l’infarto se lo portasse via). Ho il cuore malato, in un certo senso, anch’io. E il sangue rossonero. La passione si vive, non si insegna. Al massimo si trasmette. Sono milanista e ringrazio di esserlo.

So già che i puristi diranno “Ma noi siamo il Milan, e li abbiamo battuti in finale a Manchester, in una delle partite più belle della Storia”. Tranquilli, lo so. Io (almeno questa volta) c’ero. La maglia che indossavo era quella di Pippo e ho esultato talmente tanto che è volata via dal balcone la sciarpa. E poi sono andato a festeggiare in piazza. Con una delle bandiere che mi aveva regalato mio zio. E piazza Politeama, a Palermo, non è Piazza Duomo, a Milano. E quasi ogni giorno ringrazio il Dio del calcio (anche se potrei scomodare l’altro Dio, quello vero, senza sentirmi in imbarazzo) per avermi regalato quella finale. Conosco gente, circa dodici milioni di gobbi, che darebbero tre/quattro dita di una mano per cambiare le sorti di quella finale. Per vedere il Re dell’Est che sbaglia il rigore decisivo. Chissà quanti avranno pensato che quello sguardo, prima di calciare, significasse paura. Mentre noi sapevamo che non era così.

So già che i puristi diranno “Ma cosa dovremmo invidiare? Hanno beccato il peggior Borussia degli ultimi anni  e una delle squadre nettamente più scarse di tutta la Champions”. Tranquilli, so anche questo. Anzi aggiungo : non sono hanno beccato il peggior Borussia degli ultimi anni (da metà classifica in Bundesliga) e una delle squadre più scarse di tutte la Champions (una squadra francese; credo non sia necessario aggiungere altro), ma hanno giocato centottanta minuti pessimi, al limite del ridicolo. Chiellini che la prende con la mano e Pirlo che spintona un avversario su una rimessa laterale mi hanno ricordato l’Avvocato Buffa, quando racconta il dramma dei giocatori dello Zaire contro il Brasile. L’orologio del calcio si è spostato di trent’anni. Solo che lì era Brasile contro Zaire. Questa era Juventus contro Monaco. E la parte degli africani, con tutto il rispetto, avrebbero dovuto interpretarla i francesi.

So già che i puristi diranno “Allegri ha avuto solo fortuna. Chi lo rimpiange non ne capisce niente”. Tranquilli, lo so. Non sono tra quelli che pensa che Voltaire fosse milanista (forse Kant lo era, ma non Voltaire). Minuto ventisei di Monaco-Juventus : lancio di Pirlo, diagonale di Lichtsteiner, per un inserimento dentro l’area alle spalle del difensore. Sono quattro anni, quattro anni che la Juventus gioca così. La prima volta che abbiamo visto questa azione è stato in Juventus-Parma. Prima partita di Conte, prima partita allo Juventus-Stadium. Sono quattro anni che la Juventus gioca così e, nel bene e nel male, il merito non è certo dell’allenatore che siede ora su quella panchina. Allegri quest’anno avrebbe potuto commettere un solo errore : cercare di cambiare qualcosa. E, purtroppo per noi, non lo ha fatto. Lasciate stare tutti i discorsi sul 3-5-2 e sul 4-3-1-2. Quando mai quest’anno la Juventus ha giocato con due punte? Semmai hanno un Tevez che in campo sembra sdoppiarsi. A volte triplicarsi. L’unica differenza tra la Juventus di Conte e quella di Allegri è che quella di Conte correva (anche ingenuamente) per novanta minuti. Quella di Allegri corre quanto basta per vincere.

So già che i puristi, infine, diranno “Fino ad ora è andata bene. Adesso con Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco arriva il divertimento”. La mia risposta in questo caso è : lo spero davvero. Tutta la retorica che serve a Sky per compiacere dodici milioni di tifosi e tutto il perbenismo che serve a Mediaset per attirare i nuovi abbonati (perché, non so lo sapete, ma per i prossimi tre anni bla bla bla), per quanto mi riguarda non ha ragione di esistere. Non ho mai tifato per una squadra italiana che non fosse il Milan. Figuriamoci poi se mi metto a farlo per la squadra che disprezzo maggiormente. Voglio vedere la Juventus umiliata. Voglio vedere il Germano Mosconi dei portieri raccoglierne quattro, cinque, sei, dieci dalla propria porta. Voglio vedere il maiale (sì, il maiale che ha già vinto tre Champions) che esulta o i tedeschi che ci disprezzano in base ai soliti stereotipi. Voglio vedere la copertina di Tuttosport che scrive piccolo piccolo piccolo “Ci abbiamo provato” e poi comincia a parlare della crisi del Milan.

Però un po’ di invidia la provo. Perché comunque loro sono lì, a gridare ingenuamente “ce ne andiamo a Berlino”. A vantarsi ingenuamente di essere la quarta forza del calcio europeo dopo Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco. Loro sono lì, e noi l’anno prossimo la Champions League ce la vediamo su Sky.

Ah no, su Mediaset Premium. In esclusiva.

 

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?