Nel celeberrimo film ‘La donna che visse due volte’, Alfred Hitchcock riproduce su schermo la storia precedentemente scritta da Boileau-Narcejac, in cui il giallista ci racconta la storia di una donna sospettata di essere posseduta dallo spirito della propria bisnonna.

Eleviamola a metafora e applichiamola a Fernando Josè Torres Sanz. Non calza a pennello? Non è questa la sensazione che si prova dopo avere autolesionisticamente scandagliato YouTube in cerca di video del belloccio spagnolo che lo vedono segnare gol senza ritegno alcuno?
Destro, sinistro, testa, tacco, piatto, collo, coscia, petto. Roba da far paura, roba da farlo valere soldi grossissimi, roba che tutte le grandi d’Europa ci hanno sbavato su.
Atletico Madrid e Liverpool ne hanno goduto schifosamente, vedendolo arrivare alla piena maturità calcistica e nell’olimpo dei più grandi attaccanti del calcio moderno.
La nazionale spagnola stessa ne ha goduto, quando con David Villa andava a formare una delle coppie più complementari e prolifiche di sempre.

Poi nella carriera di Josè Fernando succede qualcosa. Arriva Roman Abramovich con 50 milioni di sterline. L’indomani è a Stamford Bridge.
Tifosi del Chelsea in visibilio, belle parole, aspettative strabordanti e gol alla prima partita. Rimarrà uno dei 20 patetici gol segnati in 110 partite. Solo una manciata importanti, il resto perlopiù fuffa.
Ed è qui che la storia dell’uomo che visse due volte prende vita.
Fernando Torres diventa di fatto l’uomo più bersagliato dalla parodia inglese. Non c’è sfottò possibile che non lo riguardi. Il campione è ormai liquefatto, sfaldato, morto e sepolto. Al suo posto una caricatura di materiale indefinito. L’era di El Niño è finita. Inizia quella del Bisabuelo, che in spagnolo sta per bisnonno.

Ed è a Milano che El Bisabuelo arriva per cercare di riscattare quel numero 9 ormai ricoperto da uno strato di polvere.
Pronti via e il ‘bambino’ sembra quello di un tempo. Scatti, grinta, corsa e un gran gol di testa. Il bambino è tornato, il bisnonno ha ormai subito una trasformazione di Benjaminbuttoniana memoria. Milanisti contenti, fiduciosi, abbracciati attorno al loro nuovo attaccante.
Ma questa è la storia dell’uomo che di vite ne visse due, non tre. L’illusione svanisce presto, per far posto all’amarezza, al disincanto, alla presa di coscienza che Fernando Torres ha bisogno di qualcosa in più di un miracolo.
Qualcuno ancora ci crede, io personalmente le uniche flebili speranze che ho, le ho distese nell’angolo più remoto della mia coscienza, quello più fanciullesco che abbiamo, delle favole.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)