Prima che mi fosse concessa la gradita – ed inaspettata – opportunità di scrivere per questo blog, mi sono trovato non di rado a dissertare con il suo direttore circa una questione ben definita. Una questione che aveva (e continua ad avere) un nome e un cognome : Massimiliano Allegri.

Non ricordo esattamente quale opinione avessi del tecnico livornese l’estate in cui Adriano Galliani non faceva che ripetere ai giornalisti che l’ex allenatore del Cagliari avesse il physique du role per allenare il Milan. In altre parole non ricordo il mio pre-giudizio su quello che poi sarebbe stato il nuovo allenatore dei Rossoneri. Mi ritrovavo infatti preso da altre (ed alte) controversie sentimentali, ancora profondamente amareggiato (ma non ancora profondamente deluso) per le spiacevoli questioni interinali che avevano allontanato dalla società Leonardo. Imprevedibilmente non fu (quasi) necessario formulare nessun giudizio preventivo, una volta arrivata effettivamente l’ufficialità del nuovo tecnico. Perché quella fu anche l’estate di Robinho e , soprattutto, l’estate di Zlatan Ibrahimovic.

Con onestà devo ammettere che non ricordo particolarmente bene neanche i miei giudizi circa l’idea tattica di Allegri mostrata nel corso del suo primo anno come allenatore del Milan. D’altronde la squadra si schiarava con il modulo “puntiamo tutto su Ibrahimovic” e si giocava con lo schema “palla a Zlatan e vediamo cosa inventa” . Eppure, chi potrebbe dir male del modus giocandi che ci ha permesso di vincere il diciottesimo scudetto?

Impresa che avremmo facilmente potuto ripetere l’anno successivo , se non fosse stato per l’indecoroso spettacolo a cui abbiamo assistito la sera del 25 febbraio 2012 , se non fosse stato per l’incompetenza funesta di Barbara Berlusconi. Nonostante i punti ignobilmente persi contro Fiorentina e Bologna, l’episodio del gol vergognosamente non convalidato a Muntari resta, nella modestissima opinione di chi scrive, il momento decisivo che consegna il titolo alla squadra bianconera.  Episodi che fanno male al calcio. Episodi che fanno semplicemente disinnamorare di questo sport . Come fece male al Milan il dilettantismo di Barbara Berlusconi che, ottenebrata dal dio Amore, bloccò uno degli affari (potenzialmente) più convenienti della storia del calcio moderno. Se Pato avesse continuato ad essere il calciatore maledettamente discontinuo che poi è stato, se Tevez fosse stato il giocatore ammirato (e invidiato) alla Juve come poi effettivamente è stato, se Ibrahimovic (e , chissà , forse anche Thiago Silva) – a titolo conquistato – fossero rimasti, con ottime probabilità non sarebbe iniziato quell’ inarrestabile declino che ha portato la squadra Rossonera a toccare il fondo per ben due volte nella Nostra recentissima storia. Mi riferisco alla partita di Reggio Emilia contro il Sassuolo e all’ esonero di Clarence Seedorf.

Tracciare un bilancio della gestione di Allegri come allenatore del Milan è semplice. L’allenatore livornese è stato esonerato dopo aver vinto uno scudetto che mancava in casa Milan da sette anni (senza dimenticare la conquista della Supercoppa italiana ), dopo aver condotto – non senza molti rimpianti e frustrazioni – la squadra al secondo posto l’anno successivo, e dopo aver compiuto un miracolo sportivo facendo risalire i Rossoneri fino al terzo posto in classifica, conquistando i preliminari di Champions, poi superati nella sfida di andata e ritorno contro il PSV. Certamente non dimentico di rendicontare l’avvio disastro e funesto dello scorso campionato , un avvio talmente disastroso da avere – giustamente – condizionato l’esonero del tecnico.

Le sottili discrepanze tra chi scrive e il direttore di questo blog, sono emerse soprattutto l’anno scorso quando , forse per un mio errore di valutazione, ho avuto come l’impressione che tutte le sconfitte (le tante, troppe sconfitte) ,che tutte le prestazioni insufficienti (le tante, troppe prestazioni insufficienti) e che  tutti i problemi della Squadra e della Società avessero un’unica origine, oltre che un unico responsabile. Sempre lo stesso nome e sempre lo stesso cognome : Massimiliano Allegri. Non ricordo particolarmente bene quale fosse il mio giudizio circa il tecnico livornese per quel che riguarda l’operato dei primi due anni. Tuttavia, ricordo l’idea che avevo su di lui un anno fa. Consideravo il fatto che non dovesse esser facile cercare di rendere (ultra)competitiva una squadra che non poteva ,per forza di cose, esserlo. Consideravo il fatto che non dovesse esser facile gestire un gruppo era stato totalmente distrutto nell’ultimo anno e mezzo, una squadra che era stata privata di elementi che sarebbe riduttivo definire fondamentali per la storia recente del Milan. Consideravo il fatto che non dovesse esser facile sentirsi additato come il maggiore responsabile delle scelte societarie. E’ forse avventato pensare che Allegri , un allenatore con un passato così modesto, sia stato scelto per ricoprire il ruolo del parafulmine di fantozziana memoria ? E’ forse avventato pensare che Allegri, che pure aveva un debole per Biondini e Astori, preferisse allenare giocatori come Ibrahimovic anziché Mesbah, Thiago Silva al posto di Acerbi? E’ forse avventato pensare che non sia stato il solo Allegri ad avallare la partenza di Pirlo, nella convinzione (del tutto infondata) che il giocatore avesse ancora ben poco da dimostrare e che la squadra si reggesse fisicamente meglio con un ottimo Van Bommel nello stesso ruolo ? (ndr. Nessuno ricorda che quella intuizione fu alla base della conquista dello scudetto)

Quella dolcemente triste tendenza a viaggiare sempre in direzione ostinata a contraria che mi sospinse, un anno fa, a sostenere Allegri fino alle fine (fino alla fine e nonostante tutto), mi sospinge oggi a scrivere questo editoriale per affermare che , al di là del coro angelico dei giornalai italici che proclama un rinnovato entusiasmo nei confronti del tecnico livornese (entusiasmo palesemente confezionato ad arte da una stampa divenuta ormai stampa di regime),  Allegri non si sta reinventando genio del calcio. Non lo è mai stato, e probabilmente non lo sarà mai. Con buona approssimazione posso addirittura affermare che non rivoluzionerà il calcio come ha fatto Arrigo Sacchi (qualcuno dovrebbe anche spiegarglielo) e non lascerà un segno nella storia della Juventus così come hanno fatto Trapattoni, Lippi o lo stesso Conte (che pure ne ebbe incautamente da dire su Capello) . Allegri sta semplicemente dimostrando quanto di buono dimostrò già illo tempore al Milan. All’inizio di questa stagione mi sono avventurato in un pronostico velato dai toni della profezia. Ho infatti detto l’unico ostacolo che avrebbe potuto incontrare Allegri questa stagione, ancor più della Roma di Garcia, sarebbe stato Allegri stesso. Allegri e il suo senso di inferiorità (nei confronti del suo predecessore). Allegri e la sua poca umiltà. Allegri e la ostinazione. L’attuale allenatore della Juventus può infatti compiacersi del fatto di avere in mano (ancora?) una macchina perfetta, una squadra che conosce a memoria degli automatismi perfetti. Dietro la rivoluzione che il tecnico che sta operando (dalla difesa a tre a quella a quattro) io non vedo né un atto di coraggio, né un gesto di affermazione, né una intuizione folgorante. Vedo l’inizio della fine. A meno che Tevez non vesta i panni dell’Ibrahimovic di turno.

Confesso – con arcaico disonore – di essere stato un allegriano. Non tanto per quanto Allegri sia riuscito a esprimere sul campo (non siamo ai livelli del non gioco di Mazzarri, ma quasi).

Per onestà intellettuale l’ho difeso, quando tutti lo attaccavano.Per onestà intellettuale ho puntato il dito contro la Società, contro i burattinai piuttosto che contro il burattino.

Per onesta intellettuale adesso lo biasimo, convinto che , quando finirà l’onda lunga dell’effetto Conte e quando le piccole squadre smetteranno (per una sorta di riverenza figlia del mercato) di regalare punti ai bianconeri, tutti i limiti della gestione tattica di Allegri emergeranno. E allora speriamo ritornino gli anni d’oro di Del Neri-Zaccheroni-Ferrara.

Ps. Conte merita ancora, secondo me, di essere elogiato. Lo sfogo nel post partita contro l’Albania ha centrato pienamente il male del calcio italiano : il calcio italiano stesso . Invochiamo il modello inglese per gli stati , quello spagnolo per il gioco e quello tedesco per la gestione economica. Ma alla fine attuiamo solo il modello italiano : stadi vuoti e in mano agli ultras, partite di una pochezza tecnico-tattica sconfortante e bilanci oscuri. Uno sfogo illuminate, peccato sia stato totalmente frainteso. Peccato si sia focalizzata l’attenzione ancora una volta su Balotelli. Peccato che giornalai siano così stupidi da aver interpretato la parole di Conte su Balotelli nel senso di un fastidio di Conte verso Balotelli, e non di un fastidio di Conte proprio verso quegli stessi giornali che parlano di Balotelli e dei suoi tweet. Peccato. Un’altra occasione persa

 

ForzaMilan! Buon derby a tutti i tifosi col cuore Rossonero.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?