carlo-ancelotti-diego-pablo-simeone_18y5a0lxf15h61ic6ynwr0axkmCome già abbastanza prevedibile dati i risultati dell’andata, per la prima volta nella storia della Champions’ League la finale sarà un derby cittadino: comunque vada, la città di Madrid conquisterà la sua decima Coppa, eguagliando in questo il record di Milano. Ad essere sincero, non avrei mai immaginato questa sfida come ultimo atto, né ad inizio stagione né negli anni precedenti: mi avessero parlato di una stracittadina in finale, avrei sempre pensato a Milan – Inter, o a Chelsea – Arsenal. Ma la meritata qualificazione dell’Atletico è il coronamento di una stagione irripetibile da parte degli uomini di Diego Simeone. Ancor più di Diego Costa, esploso quest’anno nei grandi palcoscenici dopo stagioni da giocatore molto buono e poco più, è l’ex giocatore di Pisa, Inter e Lazio ad essere – insieme a Thibaut Courtois, fondamentale nell’eliminare la stessa squadra di cui potrebbe fare le fortune dall’anno prossimo – il top player di una squadra che non avrà undici individualità dal livello irripetibile, soprattutto paragonando l’organico al Real Madrid (e considerando la presenza di Diego e Tiago, noti protagonisti della divertente Juventus degli anni prima di Conte), ma che fa del collettivo la sua forza. La doppietta Liga – Champions non è più una chimera, e ai Colchoneros manca solo un ultimo passo per raggiungere un obiettivo storico, ed essere per una volta i padroni calcistici della propria città. Basta crederci, e mostrare la stessa tempra contro la quale Mourinho non ha potuto fare niente: il suo catenaccio non ha retto, e il Chelsea è stato sconfitto per 1-3. Il gol dell’ex iniziale di Torres aveva illuso i tifosi londinesi; subito dopo la rete i Blues si sono eclissati dal campo, e Adrian, Diego Costa e Arda Turan hanno siglato la rimonta.

Se l’Atletico si muove sulle ali dell’entusiasmo, sull’altra sponda del Manzanarre l’impulso più forte è senz’altro la ricerca della decima, che certificherebbe ancora di più, se ce ne fosse bisogno, l’impronta del Real Madrid nella storia del calcio mondiale – si sa, i numeri tondi hanno sempre una certa pregnanza. Ancelotti ne è ben consapevole, e ha dalla sua uomini ben più abituati ai grandi palcoscenici rispetto ai rivali cittadini, un’esperienza di finali di Champions’ (due da giocatore e tre da allenatore, con quattro vittorie) che manca al Cholo, un tridente Benzema – Bale – Ronaldo con centrocampisti del calibro di Modric e Di Maria (non ci sarà però lo squalificato Xabi Alonso) a supportarli, e soprattutto il 4-0 incredibilmente rifilato a domicilio al Bayern Monaco di Guardiola. Doppiette di Cristiano Ronaldo, arrivato al record di 16 gol in un’edizione della massima competizione europea, e Sergio Ramos, e l’ex allenatore del Barça è stato ammutolito, non riuscendo a soddisfare quella che José Mourinho definì “ossessione antimadridista”. Il Bayern di Guardiola ha molti pregi del Barça di Pep, ma anche molti difetti: poca varietà negli schemi offensivi, e una difesa poco capace di gestire le palle inattive (sui cui sviluppi sono arrivati i due gol di Ramos), hanno propiziato un’altra semifinale perfetta di Ancelotti (dopo Milan – Manchester, LA partita perfetta). E al Bayern non c’è Messi che mette a posto le cose.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.