benzGli appassionati di calcio che dall’andata delle due semifinali di Champions’ League si aspettavano gol a grappoli saranno sicuramente rimasti delusi: un solo gol in 180 minuti, e gli atteggiamenti che hanno pagato sono stati in fin dei conti quelli difensivi – o meglio, difensivisti – di Mourinho e Ancelotti, che hanno tarpato le ali rispettivamente all’Atletico di Simeone e al Bayern di Guardiola. Ma, se al Calderon il muro dello Special One – mai così italiano nell’impostazione – ha portato soltanto a concludere la partita con uno scialbo 0-0, forse massimo risultato raggiungibile dal Chelsea, che tiene aperti tutti i giochi in vista del ritorno dello Stamford Bridge (ma un pareggio porterebbe comunque alla qualificazione di Diego Costa e compagni), il Real Madrid, a 24 ore e a pochi chilometri di distanza, ha strappato la vittoria contro un Bayern ben poco incisivo e apparentemente lontano dalla propria condizione migliore.

I pochi attacchi dei bavaresi sono rimbalzati contro il muro architettato da Ancelotti, ed è bastata una svista di Jerome Boateng per permettere a Coentrao di recuperare palla e a Benzema di siglare il gol decisivo. Non c’è nemmeno stato bisogno di scomodare Bale (peraltro fuori per un virus) o Cristiano Ronaldo: è bastato il francese per mettere al sicuro un risultato che porta i madrileni ad avere i favori del pronostico per il passaggio del turno. Al Bayern servirebbe una vittoria con due gol di scarto: si profila, altrimenti, uno storico derby cittadino in finale, che porterebbe, con qualunque esito, la decima Champions’ League nella capitale spagnola – raggiungendo così il record di Milano – e condurrebbe molti a rimangiarsi quel “de profundis” del calcio spagnolo pronunciato nella fase iniziale della stagione, che, a conti fatti, si è tramutato semplicemente nell’appannamento sempre più evidente del Barça. Almeno finché reggerà il castello di carta su cui sono costruite le fragile finanze degli squadroni iberici, ovviamente.

Ma ovviamente sappiamo bene che della Champions’ League, quest’anno, non importa niente a nessuno. Ben altro peso ha l’Europa League, competizione notoriamente più importante e difficile, nella quale la grande e già assurta alla storia Juventus del mirabolante mister Antonio Conte, cercato da tutte le grandi d’Europa ma sempre più intenzionato a rimanere con la Vecchia Signora, che dovrà vedersela contro il temibile Benfica, ben altro impegno rispetto a un Bayern o a un Real qualunque. Batterlo significherà avere la strada spianata verso la finale nel più bello stadio del mondo, lo Juventus Stadium di Torino, ovviamente l’evento più importante della stagione, tanto che il Presidente dell’UEFA Michel Platini, incantato dalla spettacolarità della Juve di Conte, che con il suo attualissimo e imitatissimo 3-5-2 incanta l’Europa e vince sempre con numerosi gol di scarto, mai per semplici 1-0, sta seriamente pensando di conferire, in via del tutto eccezionale, il titolo di Campione d’Europa al vincitore dell’Europa League. Che vinca la migliore – la Juve, ovviamente.

 

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.