“Mi raccomando, giocatevi lo zero a tre”

Da dove cominciamo? Cominciamo dalla buona notizia di ieri: la commissione disciplinare ha respinto il patteggiamento di Antonio Conte e Stefano Palazzi. Si, Conte e Palazzi perché il procuratore federale, come abbiamo visto, è stato dal primo momento dalla parte della Juventus. Lo è stato quando ha deciso di non ritenere attendibile Carobbio unicamente per l’allenatore bianconero per evitargli la più pesante accusa di illecito e lo è stato quando ha accettato una riduzione di tre mesi senza collaborazione.

E’ quindi già partita la campagna mediatica guidata come sempre da quel giornalone buono unicamente nella funzione di carta igienica – di cui non faccio nomi – trasformatasi in: perché Carobbio con l’illecito ha preso solo quattro mesi? Tralasciando la logica Juventina, secondo la quale i reati si giudicano dalle pene degli altri (provate a rubare una caramella in un negozio voi e un vostro amico, fatevi beccare e dite che siete innocenti perché non hanno beccato il vostro amico. Non mi sembra, a naso, una buona difesa) Carobbio la riduzione l’ha ottenuta perché ha parlato, fatto nomi e collaborato con la procura cosa che Conte non era disposto a fare negando la colpa anche una volta sbugiardato. 

Nonostante il patteggiamento l’allenatore della Juventus non solo infatti si sarebbe professato innocente ma avrebbe raccontato alla fine di tutto la sua verità. Sua verità? Alla fine di tutto? Per questo ci sono le aule di tribunale, aule dove può portare questi famosi 23 testimoni più o meno attendibili a suo favore: i processi si fanno di fronte ad un giudice e non ad un procuratore federale il cui compito è di deferire al minimo dubbio e lasciare che sia una giuria ad appurare la verità. L’allenatore ex-Siena (perché è per questo che è deferito) invece questo giudizio lo vuole evitare a tutti i costi – insomma un minimo di coscienza sporca ce la dovrebbe avere, no? Perché un innocente dovrebbe farsi processare?

La posizione di Conte si è infatti aggravata dal patteggiamento a due anni (sì, due anni) del proprio vice che ha vuotato il sacco e ammesso le combine contro Albinoleffe e Novara: difficile che il vice-allenatore ne fosse a conoscenza all’insaputa di gatto-parrucco, no? Di certo mediaticamente non ne esce bene: a San Siro mentre ci derubava apostrofava Galliani come la mafia del calcio – oggi aggiunge il calcioscommesse come terza medaglia di una carriera comprendente doping nell’era Lippi e partite pilotate nell’era Moggi: d’altronde, parole sue, la sua storia parla per lui.

La cosa finirebbe qui se della vicenda la Juventus se ne fosse disinteressata, come era giusto che fosse non essendo fatti che la riguardavano al momento del reato. E invece no. Giù a inventarsi fine notizie alla streguadi leggende metropolitane per aizzare i tifosi, tanto quelli dopo “la sentenza di calciopoli dice che il campionato non era falsato”, “Juve in serie B per volere popolare” e “il patteggiamento non è una ammissione di colpa” si bevono qualsiasi cazzata. Una società “normale” si sarebbe dissociata dal comportamento dei suoi tesserati e li avrebbe allontanati così come ha fatto l’Atalanta con Cristiano Doni – una società normale, appunto. La Juve no, la Juve è quella società i cui tifosi hanno esposto schierandosi con la triade nel 2006 lo striscione “il fine giustifica i mezzi” e allora via un altro comunicato vergognoso che considera i fatti odierni un atto gravissimo nei confronti dell’onorabilità di tutti i soggetti coinvolti: professionisti, manager, tesserati e società.

Quale atto gravissimo è non accettare un patteggiamento ridicolo? Quale atto ridicolo è che una persona venga giudicata. L’unico atto ridicolo andato in scena nella giornata di ieri è proprio questo comunicato oltre alla scelta della società di dare un “segnale” dando a Bonucci (quello che da colpevole si è fatto l’europeo da titolare mentre l’innocente Criscito veniva mandato a casa) la fascia che fu di Del Piero. Sì, quel Del Piero cacciato anche e soprattutto perché quei due scudetti rubati non se li è mai sentiti veramente suoi. Il capitano di una squadra dovrebbe rappresentarla in tutto e per tutto: se la Juventus anziché un esempio di onestà ha scelto di farsi rappresentare da un probabile condannato per illecito sportivo due domande ce le dobbiamo fare un po’ tutti.

L’atteggiamento causato dalla società Juventus nei propri tifosi se non fermato con forza e autorità dalla Federazione rischia di diventare una delle principali cause di tensione che può sfociare in violenza negli stadi nel prossimo campionato di serie A e, chissà, verso un prossimo Raciti. La vera sconfitta è un federazione che consente tutto questo, che si fa calpestare nei suoi più basilari diritti permettendo ai suoi tesserati di riconoscere parte del regolamento. Ma a vergognarsi non deve essere il popolo bianconero che già dai tempi dell’Heysel ha dimostrato di non conoscere la parola vergogna. A vergognarsi devono essere i tifosi dello sport leale e del calcio pulito tutte le volte che scenderanno in campo condividendo lo stesso sport, lo stesso campionato e ogni domenica gli stessi stadi di una squadra che ormai vive, sempre più, al limite della legalità.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.