E’ l’artefice del quarto scudetto nella storia del Chelsea. Gliel’ha fatto vincere dopo 1470 giorni e fra mille difficoltà. Ma per i grandissimi come Carlo Ancelotti quelle che per noi “normali” sono difficoltà diventano cose semplici.
Dopo essere  stato mandato via (incomprensibilmente) dalla sua squadra del cuore, lo ha voluto fortemente il Chelsea, e non è un caso. La squadra di Abramovich era in netto calo, anagraficamente anziana (29 anni di media, la squadra più vecchia di sempre ad aver vinto la Premier) e soprattutto senza grandi prospettive per quest’anno, visto che la decisione della proprietà è stata quella di non investire sul mercato gli stessi soldi degli anni precedenti. Lui come al solito si è adattato alla situazione, accontentandosi di Ross Turnbull, Daniel Sturridge e Yuri Zhirkov (dal CSKA Mosca), modeste riserve che non hanno quasi mai giocato nel corso della stagione. Si è affidato ai “senatori” della squadra, riuscendo a ottenere da loro molto di più di quello che normalmente avrebbero dato, e ha vinto il campionato. Lo ha vinto a modo suo, senza grandi proclami, con poche parole e soprattutto zero protagonismo. Non erano abituati a personaggi di questo tipo a Londra, e probabilmente hanno capito che i veri uomini di calcio sono proprio questi, per questo lo hanno adorato fin dal primo giorno. Non hanno perso la fiducia in lui neanche quando sono stati eliminati ingiustamente in Champions, per colpa di alcuni errori arbitrali vergognosi e una serie pazzesca di infortuni (all’andata, al San Siro, fu costretto a mettere Malouda terzino perchè non aveva nessun altro da far giocare). Senza parlare della bufera che ha colpito il giocatore più rappresentativo della sua squadra, John Terry, proprio in quel periodo. Ma lui è stato zitto, non una lamentela è uscita dalla sua bocca. I grandissimi allenatori sono questi, capaci di vincere di tutto e di più e allo stesso tempo di passare quasi inosservati.

Mi manca il buon Carletto. E dire che lui sarebbe rimasto, nonostante per anni abbia dovuto subire le critiche del presidente e ingoiare mille rospi. Non disse mezza parola neanche quando Galliani ebbe il coraggio di dire che il Milan dell’anno scorso era una squadra da scudetto. Lui sapeva bene che non era così (con i Maldini e Favalli titolari in difesa), ma è stato zitto e ci ha provato lo stesso, portando la squadra al terzo posto (ma a pari punti con la seconda), il massimo risultato che poteva ottenere, dopo aver ampiamente dimostrato di essere un grande facendoci vincere tutto. Non ha risposto, non si è ribellato, lui vuole troppo bene al Milan e non avrebbe mai fatto nulla per destabilizzare l’ambiente.
Purtroppo non tornerà da noi, lo aspetta la nazionale quando finirà la sua avventura a Londra. E’ uno dei più grandi al mondo, lo ha dimostrato al Milan, al Chelsea e continuerà a dimostrarlo ovunque andrà.

Grande Carletto, da ieri Re d’Inghilterra.

Posted by elbonito