E’ di oggi la notizia di questa dichiarazione di Galliani: “I calciatori pagheranno la tassa di solidarietà come tutti gli altri“. Spesso mi riesce difficile, ma stavolta non posso fare altro che condividere le parole di Galliani. Cavolo, per loro parlare di cifre da finanziaria è normale, per loro è ordinaria amministrazione andare al “lavoro – chiamalo lavoro – con Ferrari, Lamborghini e chi più ne ha, più ne metta.

Proprio oggi vedevo Studio Sport: mi sono soffermato sull’immagine del venditore di rose che, tra i fazzoletti dei tifosi, lasciava il ritiro sulla sua bella Ferrari bianconera. Destinazione Daghestan, destinazione 20 milioni di euro netti a stagione, peraltro nemmeno con la tanto temuta “tassa di solidarietà”. Mi è sorta una domanda esistenziale: se il nostro devolvesse un anno di ingaggio in beneficenza, magari farebbe qualcosa di più che segnare, per il suo Camerun.

Liga 2011/12, il nuovo logo

Badate bene, non voglio fare demagogia, capisco poi situazioni che sono altre da quelle dei grandi campioni, le situazioni di coloro che magari col loro stipendio da calciatore di serie minori stanno pagando il mutuo. E rispetto tantissimo figure come quelle di Tommasi, o come il buon vecchio Sergio Campana. Ma mi dà fastidio vedere altri nomi porsi a capofila di queste battaglie. Nomi di gente che non è certo in difficoltà, come Iker Casillas, a capo della fazione di coloro che vogliono lo sciopero nelle prime due giornate di questa Liga.

Eh già, la Liga. Dove una squadra con debiti che sfiorano il miliardo e senza un euro in cassa può permettersi di spendere quaranta milioni per un panchinaro, con l’ennesimo prestito, dove altre squadre possono permettersi di non pagare anni di stipendi senza nemmeno venire penalizzati, dove nonostante la crisi economica si continuano a sponsorizzare truffaldini sconti fiscali per i calciatori stranieri. Mi domando fino a quanto tutto questo potrà continuare, fino a quale punto il sistema riuscirà a sopravvivere.

E mi ricordo anche la vicenda del calciatore dello Sporting Gijon ritiratosi a 24 anni perchè “il calcio è capitalismo, il capitalismo è morte“. Sì, fosse stato un operaio di Pomigliano o di Mirafiori certo non si sarebbe licenziato perchè “la FIAT è capitalismo, il capitalismo è morte“. Ma oramai si vede, il sistema sta implodendo. E’ solo questione di tempo.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.