Quando alfin giunsi nella bolgia feroce
donde i fautor di furti son dannati
vidi là, con uno sguardo veloce

due spiriti al supplizio condannati
intenti a parlar di roba terrena,
Bettino e Cipe in vita nomeati.

Lo primo, che dapprima a tanta pena
Gl’Italiani in vita aveva ormai abituato
e che poscia fuggì di buona lena

Col pubblico debito più che raddoppiato
morì qualche anno dopo, latitante
e il suo ricordo fu glorificato

Lo secondo, ad età oramai andante
chiamato fu dall’Internazionale
ed egli, del suo amore comandante

fè ruberie in maniera intenzionale
ma, stranamente, manco fu toccato
da un caso di livello nazionale

E poscia, a clamor tutto terminato
Salvato fu da dolce prescrizione
Dai reati dei quali era accusato.

Accostai orecchio alla lor conversazione
e da là udii parole di gran gioia
in merito alla loro situazione

“Sì, male si sta, ma sanza noia
– disse lo primo, lo politicante –
e penso anche al vecchio mondo boia

dove colui di cui fui lo mandante
fa lo tempo bello e lo cattivo
e ha dedicato a me una via importante”

Rispose l’altro con lo sguardo schivo
“Sì, forse sei tu lo più onorato
Ma io ancor come se fossi vivo

Fò scudo ad uno scudo minacciato
che conquistai con trucchi e con inganni
pari a colui che pria fu giudicato:

Fratello Luciano, e poi per cinque anni
Fummo così cosparsi di successi
con avversari mai privi d’affanni

E viemmi a ridere, a veder quei fessi
Che pensan di esser stati gli innocenti
e a sproloquiar continuano indefessi”

“Gonzi direi, aggiungerei dementi
ma mai come color che m’han votato
Lor sì, davver per niente intelligenti”

Lo dibattito fu dunque fermato
da una campanella alquanto forte
che portò tutti al supplizio tanto odiato

“All’accorruomo, è peggio della morte!”
si sentì questo grido di dolore
e m’apprestai a veder cosa la sorte

lor assegnava: ecco. Per due ore
a fare buone azioni eran costretti
senza nemmeno un “grazie” o un “per favore”

e da tutti venivan maledetti
provando lo bullismo d’un bambino
e gli sputi da parte di vecchietti.

“Maestro, perchè a lor questo destino?”
“Così come in vita furon bruti
e considerati fuor come agnellino

invece ora non son riconosciuti
per le cose buone fatte da defunti
e trattati son a guisa di rifiuti”

A passi timidi, quasi consunti
lasciai la grossa bolgia rosso sangue
con schifo per quegli orrendi visi smunti.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.