Con un mercato apparentemente fermo (a parte gli pseudo-grandi colpi strombazzati coi titoloni su giornali di nostra conoscenza) e in cui tutto si muove sottocoperta, uno dei più importanti avvenimenti di questi giorni è stato certamente l’addio ufficiale di Leonardo ai cugini. Dopo un paio di mesi e una patente in meno, di nuovo davanti ai microfoni e alle telecamere, ma…

Non ci volevo quasi credere quando ho letto, anche su questo blog, i primi commenti alla conferenza stampa. Mi ricordavo ancora il Leonardo deciso ma calmo, cui, se c’era una cosa da dover riconoscere, era lo stile sempre impeccabile, vestito tirato, capelli e barba ben curati. Quello di tre giorni fa era un uomo ben diverso. E, a dirla tutta, ben peggiore.

A differenza di altri brasiliani, nel corso dei suoi anni alla dirigenza del Milan Leo ha sviluppato un perfetto italiano, quasi annullando il tono di voce sudamericano. Mercoledì, il tono era concitato , il discorso era a tratti incomprensibile e non si riusciva in certi tratti a seguire il filo, l’accento era più forte anche delle conferenze stampa di maggio. Figuriamoci la diversità dal Leonardo deciso dell’anno scorso, delle sue invettive contro la società, della sua ultima uscita dalla parte buona.

Nelle poche parti del discorso che si riusciva a seguire, si susseguivano affermazioni come castelli di carta che non resistevano in piedi manco per un secondo. In questo mondo del calcio, per stare in alto devi essere un grande mentitore. Leo non ci è riuscito.

Dall’icona di stile, lo scapolo d’oro quale era stato eletto nel suo anno di permanenza sulla sponda giusta di Milano, non restano che una maglietta bianca, una giacca stropicciata, dei capelli malamente pettinati, una barba mal rasata e un portamento diverso, ingobbito. Invecchiato di almeno cinque anni, direi. E anche l’episodio della patente ritirata è emblematico: da lui non me lo sarei mai aspettato.

Certo, l’idea del suo “tradimento” brucia ancora, non è ancora sopita la rabbia da parte mia nei suoi confronti, ma, a dirla tutta, fa male vederlo così. Perchè comunque, da giocatore, da dirigente e da allenatore, è stato uno dei tanti protagonisti della storia recente rossonera. E questa, fatemelo dire, è la prova che l’Inter ti rovina.

Dovrebbe esserci scritto sulle maglie, come sui pacchetti di sigarette. Quindi, cari cugini, smettete per favore, e invito tutti a cercare di dissuadere i più giovani da questo vizio.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.