Palazzi ha fischiato: due a uno

Io se fossi Dio
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio
c’avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia cristiana
è il responsabile maggiore
di vent’anni di cancrena italiana.

“Io se fossi dio”, magnifico pezzo di Giorgio Gaber. In queste righe verso la fine del testo, il Signor G denuncia la fastidiosa abitudine italiana del buonismo ad ogni costo: dopo la morte ogni cattiva azione è dimenticata e si assiste alla riabilitazione di chiunque. Del resto, “era un santo” anche il pluripregiudicato ammazzato per strada. Per non dimenticare di chi vuole dedicare una via a tale Bettino Craxi, morto latitante.

Dopo la morte, dunque, tutto si perdona. E chi vuole dire anche solo “a” contro il caro estinto è un bastardo senza cuore. Beh, sono fiero di essere un bastardo senza cuore. E penso nemmeno Stefano Palazzi se ne faccia tanti problemi, nella sua opera di accertamento della verità.

Non è passato molto tempo dal momento della loro esultanza: archiviazione dell’Inter nel processo Calciopoli-bis. Peccato che non avevano letto le due paroline magiche: per prescrizione. E ieri è arrivata la mazzata: nelle motivazioni della sentenza, si legge che:

• la responsabilità dell’Inter è una responsabilità “diretta ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale, mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparizalità e indipendenza in violazione del pre vigente articolo 6 del codice di giustizia in vigore all’epoca e oggi sostituito dall’articolo 9”.
• Dalle intercettazioni si evince la responsabilità diretta dell’allora presidente dell’Inter Giacinto Facchetti: per lui un bell’ambo, articolo 6 e articolo 1 comma 1 (slealtà sportiva)
• Per l’articolo 1 – non fosse caduto in prescrizione – sarebbe stato incriminato anche Massimo Moratti.

Presidente e proprietario: altro che quei dilettanti della Juve!

Sui siti dei nostri cari cugini è partita lesta la levata di scudi: “Lo scudetto di Giacinto non si tocca”, “Una battaglia che Giacinto non può più combattere. Nella quale è stato trascinato come assente, in maniera fastidiosamente poco etica.” E si oppongono in nome dei “valori” che ha sempre rappresentato. Per vedere le cose secondo il loro metro di giudizio, si può dire che anche Moggi era un uomo religioso e morigerato: è dunque innocente per principio?

In più l’incriminazione di Facchetti non è certo per aria fritta, ma ci sono le intercettazioni. Non le cito: basta che cerchiate su Google. Voglio citare un’altra cosa, invece: per il Milan si sarebbe configurata, secondo Palazzi, [poi la fattispecie di reato sarebbe stata diminuita di importanza] la sola violazione dell’articolo 6.

Uno a due: il derby dell’onestà – in aggiunta al già ben noto derby dello stile – lo vinciamo noi. Ma non lo festeggiamo: quello ce lo teniamo, se sarà, per il 18 luglio. Sono pronto a dire addio all’aplomb e allo stile Milan. Se sarà, mi voglio godere il momento.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.