Campione d'Europa 1996 con la Germania

Ennesima puntata di un rossonero da raccontare, stavolta dedicata a un attaccante puro, una punta dal grande fiuto del gol. Sto parlando di Oliver Bierhoff. Un campione testardo, che non voleva arrendersi e riuscì a imporsi in campo italiano e internazionale.

UN TEDESCO-ITALIANO – Oliver, cannoniere abile soprattutto nel colpo di testa, parla italiano molto meglio di quanto non facciano alcuni italiani stessi, e soprattutto di chi in Italia è stato molto più tempo di lui, come Michael Schumacher. La sua carriera inizia in Germania, in una piccola squadra di Uerdingen. L’Amburgo lo fa crescere, poi una piccola parentesi al Moenchengladbach, fin quando non sboccia del tutto nel 1990-91, nelle file del Salisburgo, dove segna 23 reti in 32 partite. È qui che inizia la sua carriera italiana.

INIZIO DIFFICILEViene scoperto dall’Inter che lo gira all’Ascoli per poi perderne le tracce e venderlo a titolo definitivo. Il suo primo impatto nel nostro campionato è pessimo. All’Ascoli infatti gioca malissimo le prime quattro partite di campionato, viene dunque relegato in panchina per le successive gare. Di lui non parla più nessuno quando viene acquistato Maniero dal Padova. Alla stampa, anni dopo dirà di quell’anno: “Se avevo segnato 23 gol in Austria l’anno prima e 10 reti in 11 partite con l’Under 21 non dovevo essere una sciagura.”

ASCOLI – Succede poi che Costantino Rozzi esonera De Sisti e ingaggia l’allenatore Cacciatori, che schiera Bierhoff alla ventiquattresima di campionato, dove trova il suo primo gol in Serie A contro il Foggia. L’Ascoli però retrocede in B, ma Bierhoff viene confermato anche se contro la volontà di molti. Comincia a segnare gol a raffica, in due anni ben 37, (20 il primo anno e 17 il secondo), ma questo non basta perché l’Ascoli retrocede in Serie C. Rozzi vuole vendere alla Juve Bierhoff per 10 miliardi, ma poco dopo il leggendario presidente ascolano muore e Oliver finisce all’Udinese.

Oliver Bierhoff nell'anno del centenario

UDINESE – Fu un trionfo, con 57 gol in 3 anni. Bierhoff non si è arreso, e spiegherà anni dopo la sua testardaggine nel rimanere in Italia, alla Gazzetta dello Sport: “Sono un tedesco con la testa dura, come col Wind Surf. All’inizio è stato un disastro, non riuscivo neanche a tener ferma la tavola, adesso ci so andare. E così col calcio. Decisi: no io voglio sfondare in Italia, non me ne vado.” La sua Germania vinse gli Europei di calcio del 1996, l’Udinese fece il suo miglior risultato di sempre in Serie A, arrivando sul Podio.

MILAN – Il Milan lo ingaggia per la stagione 1998-99. Sappiamo tutti quanto fu determinante quell’anno, con 17 gol che valsero lo scudetto del diavolo, uno dei più sofferti. Negli anni successivi al Milan non riuscì più a essere decisivo, limitato dalla sua poca velocità, e venne sopravanzato da Shevchenko. Tornerà per l’ultima volta a stupire nella sua stagione col Chievo, salvando i veronesi e chiudendo la carriera con una tripletta alla Juventus.

Posted by Michele Bufalino

Giornalista pisano, ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Ha lavorato al Progetto Sky Italia della Deltatre S.P.A. società informatica di Torino. Si è occupato della grafica in sovrimpressione delle partite di Serie A. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate, e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata"nel 2011. Premiato al Memorial Bardelli 2011 per il suo impegno per lo sport pulito. Conduce il talk Show sul Pisa "Finestra sull'Arena"