Se c’è una parola che ha scandito quest weekend senza football a tinte rossonere (e quindi, un po’ malignamente dico anche che è stato un fine settimana senza incazzature) è stata un cognome che assomiglia ad un congiuntivo: Sarri. E se ci aggiungiamo anche Maurizio, ecco formare il nome che in molti danno come il favorito numero 1 per la panchina del Milan nella stagione 15/16.

L’unica cosa certa in questa faccenda sono le parole dello stesso Sarri, dette durante le interviste post Cagliari Empoli di sabato sera. Il tecnico toscano si è dimostrato non sorpreso dalle domande dei giornalisti e, anche se visibilmente emozionato dalla luce dei riflettori che si è di colpo posata su di lui, da una smentita scontata che tiene invece molto viva la sua nomination.

Il resto sono indiscrezioni giornalistiche, che hanno avuto gioco facile anche per la storia molto “Berlusconiana” della sua eventuale scelta. Il presidente si sarebbe infatti invaghito (calcisticamente) del tecnico fiorentino dopo la bella prestazione del suo Empoli a San Siro, il 15 febbraio. Quindi sarebbe una scelta voluta fortemente dall’ex cavaliere, caduta su di un tecnico “maestro di gioco” senza alcuna esperienza ad alto livello. Come fu per Sacchi, quasi trent’anni fa. Dopo Seedorf e Inzaghi, mandati nella mischia senza avere neanche una panchina tra i professionisti il Milan vorrebbe fare una scelta diametralmente opposta, ingaggiando un tecnico con una lunghissima gavetta alle spalle. Una scelta di questo genere avrebbe degli aspetti positivi e negativi, che cerco di riassumere qua.

Iniziamo con gli aspetti negativi. Innanzitutto ci sarebbero le mancate aspettative da parte dei tifosi (come me) che dopo due scelte poco fortunate come quelle di Seedorf ed Inzaghi si sarebbero aspettati un tecnico che sa come vincere, già pronto per questi livelli. Se Inzaghi e Seedorf (e mettiamoci anche Leonardo) non avevano esperienza alla guida di una squadra professionistica, sí ce la avevano per quanto riguarda i palcoscenici importanti. Conoscevano l’ambiente Milan da dentro e da fuori, sanno cosa vuole la dirigenza e cosa vogliono i tifosi. E hanno le spalle larghissime forgiate da tanti anni di calcio ai massimi livelli. È innegabile che l’Empoli giochi bene e che Sarri stia facendo rendere al massimo le capacità della rosa che gli è stata messa a disposizione. Ma un conto è farlo ad Empoli, un altro farlo a San Siro.

Poi c’è la grande fallacia che riguarda quasi tutti i paragoni fatti con l’ingaggio di Sacchi nell’estate 1987. A Milanello arrivò si Arrigo, ma con lui iniziarono a vedersi a Carnago anche Van Basten, Gullit e Ancelotti. Quelli che saranno la colonna vertebrale del Milan Sacchiano. Ora, dubito (anche se lo spero) che a Sarri verranno messi a disposizione elementi con una caratura equivalente a quelli che ho appena menzionato.

Però proprio la mancanza di grandi nomi (oramai inarrivabili data la situazione economica corrente) potrebbe favorire un allenatore low profile come Sarri. Riprendendo un’analisi fatta qualche volta a Sky da Costacurta, visto che al Milan da un po’ non arrivano i grandi campioni forse serve più un allenatore “maestro” di uno “motivatore”. Nel senso che Kaká devi motivarlo per vincere contro il Chievo, Valdifiori devi guidarlo e farlo giocare insieme ai suoi compagni. Un’analisi che, chiaramente, mi trova d’accordo.

Questo però vorrebbe dire una cosa ben precisa: un allenatore low profile, con una rosa “di giovani e italiani” difficilmente sarebbe pronta per tornare subito ai livelli a cui i tifosi del Milan siamo abituati. E qui entra in gioco l’ultima variabile di questo intricato puzzle: l’eventuale cambio di geometria societaria. E chissà se Sarri sarà l’eletto anche in caso di una società più volta ad oriente.

Posted by _emmegi