PREMESSA: Non ho voluto parlare di Balotelli, Luciano et cetera. Penso che ci siamo tutti un po’rotti le scatole. E ora via col post.

Notizia di ieri notte: Antonio Conte si dimette dalla panchina dell’Atalanta. Risultati inizialmente positivi per il *******, poi seguiti da un ciclo altamente negativo. Conte se l’è vista brutta, rischiando persino il linciaggio dopo la partita col Napoli (da parte di tifosi che hanno passato la partita ad insultare, dimostrando un’inciviltà sconcertante, i meridionali). Eppure i nerazzurri bergamaschi non hanno certo un organico che abbia come obiettivo una stentata salvezza, anzi.

Questa brutta fine, unita agli stentati risultati di Ferrara sulla panchina della Juventus, fa un po’riflettere sul fenomeno, scoppiato la scorsa estate, del “guardiolismo”. La pratica di inserire allenatori giovani direttamente, o quasi in A, non ha dato i risultati sperati, o meglio, come scriverò dopo, non ha SEMPRE dato i risultati sperati. Quelle di Conte e Ferrara, pur rischiando di incrociarsi, sono due storie un po’diverse. Iniziamo da quella del napoletano.

Ciro, dal budino alla Juventus: ex assistente di Lippi in Nazionale, Ferrara è stato chiamato con l’unanime plauso della dirigenza gobba. Un bell’inizio, ma poi il crollo. La squadra si è dimostrata sfaldata, i nuovi acquisti non si sono amalgamati al resto dell’organico e agli schemi (è questa la storia, uno come Melo non può diventare bidone dall’oggi al domani), e la panchina traballa. Per ora lo salva l’ala protettrice di Big Marcello, ma stia attento: il prossimo Danette potrebbe sapere di cicuta…

Antonio, dalle stalle alle stelle (e ritorno): una breve esperienza all’Arezzo, poi l’esplosione al Bari. Dopo la trionfale promozione in A, ha dimostrato presunzione andandosene, ha spezzato i cuori a dei tifosi che per lui avevano abbandonato una storia centenaria di campanili. E’arrivato un allenatore considerato”vecchio”, Giampi Ventura: questi ha fatto presto a sbugiardare chi dava tutto il merito a Conte. L’allenatore s*******o ha toppato l’esperienza atalantina, non riuscendo a dare una buona amalgama.

In conclusione, si può benissimo dire che la gioventù, almeno per quanto riguarda gli allenatori, non SEMPRE paga. Di Pep Guardiola ce n’è uno solo.

Ma aspettate, a chi si riferivano quei SEMPRE maiuscoli? Semplice, a Leonardo: bistrattato da tutta la critica, è riuscito a dare un gioco che da un paio d’anni non si vedeva al Milan. Leonardo si è fatto i suoi buoni 6-7 anni dietro le quinte, e ha studiato, ha veramente assimilato ciò che ha visto, ed è riuscito a rifarsi ai suoi modelli di gioco pur in un campionato difficilissimo come quello italiano.

EPILOGO: Quindi, rettifichiamo la conclusione fatta prima. Di Guardiola ce n’è uno solo, ma come lui ce ne possono essere, se non meglio. Basta trovare l’uomo giusto.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.