La vittoria di sabato sera a Parma porta a chiare lettere il nome di Andrea Pirlo, migliore in campo e non solo per quel destro da cineteca. La sua è stata una prestazione decisamente positiva, una prestazione degna del regista fantastico che abbiamo imparato ad apprezzare anni fa e che, ultimamente, forse, ci aveva un po’ stancato. L’obiezione secondo la quale Pirlo avrebbe giocato bene solo in virtù del blando pressing parmense non regge, basta tornare indietro di qualche giorno alla partita di Amsterdam per ritrovare Andrea Pirlo tra l’elenco dei più positivi, nonostante un avversario che sul pressing e l’intensità basa molto del proprio gioco. E allora molto meglio riconoscere che le prestazioni di Andrea sono andate in crescendo partita dopo partita. Suo è l’assist per Ibra col Genoa, suo è lancio di 40 metri ad Amsterdam per Seedorf in occasione del gol e sua è la rete decisiva a Parma, che rompe il digiuno in campionato che durava da più di un anno e mezzo.

Ora, che le ultime stagioni siano state poco esaltanti è lampante, tuttavia penso che si possano considerare delle attenuanti non da poco nel giudizio (che rimane complessivamente insufficiente) su Pirlo. Innanzitutto lui è regista, non un mediano. Il riferimento va all’anno passato quando con Leonardo in panchina Andrea ha dovuto sobbarcarsi il lavoro di diga davanti alla difesa con Ambrosini. Ne consegue che a correre dietro gli avversari perda lucidità e quindi efficienza (questa è una constatazione, non vuole essere una critica a Leo che, sacrificando Pirlo, ha consentito a quelli davanti di rendere al massimo).
Punto secondo, la squadra attorno a lui è sempre stata piuttosto statica e, molto spesso, scarsa. Insomma, Ronaldinho non lo puoi lanciare, lo devi servire sui piedi, Borriello non ti fa fare bella figura come Ibra e Antonini e Abate non valgono un’unghia di Serginho e Cafù che erano sempre pronti a scattare e proporsi perfettamente in fascia.
Ultimo, ma non ultimo, il dato relativo alle sue presenze: in campo almeno 40-45 volte l’anno, sempre da titolare e mai sostituito. Vacanze minime, in quanto è sempre stato convocato per Mondiali, Europei e pure le Olimpiadi…arrivati ai trentanni la somma di tutti questi fattori può portare a un logico declino.

Eppure…la domanda è: come mai non sta in panchina? Voglio dire, la lista di allenatori che lo hanno mandato in campo sempre e comunque è piuttosto lunga: Carlo Ancelotti, Leonardo, Massimiliano Allegri, Marcello Lippi, Roberto Donadoni, Cesare Prandelli. Tutti deficienti? Non credo. Credo piuttosto che se anche non illumini più il gioco come negli anni d’oro, rimanga un elemento fondamentale nell’economia di una squadra. E’ uno dei pochissimi a cui il pallone tra i piedi non scotta mai, uno a cui appoggiarsi per ogni ripartenza, uno a cui affidarsi nei momenti di difficoltà. Non sarà spettacolare, ma non è roba da poco per una squadra, anche e soprattutto per l’aspetto psicologico: sai che a lui puoi sempre affidare il pallone. E sono pronto a scommettere che su altri 10 allenatori a caso, 9 lo farebbero giocare sempre. E quell’unico bastian contrario probabilmente commetterebbe un errore.

Posted by LaPauraFa80