Morosini in campo. Avrei potuto mettere la foto dei soccorsi, o qualcosa del genere. Ma non sono il tipo da spettacolarizzare, e penso che qualunque calciatore, in certi casi, avrebbe preferito essere ricordato così.

Tra un paio d’ore, se tutto fosse andato come ogni sabato, avrei dovuto scrivere il postpartita di Milan-Genoa. Avrei commentato una grande impresa o una figura barbina, o un pareggio che avrebbe lasciato comunque con l’amaro in bocca. Avrei parlato di Allegri e della sua tattica, dei movimenti difensivi, dell’attacco, di El Shaarawy o del resto della formazione. Ma oggi, purtroppo, non è stato un sabato normale. E di giocare non si è giocato. Come ho scritto anche sulla pagina Facebook, una scelta controversa [sì, qualcuno ha comunque fatto notare che tutti i tifosi erano già là e qualcuno si era fatto anche tantissimi chilometri per la partita] ma inopinabile.

Inopinabile, dato che la scelta della FIGC [estesa a tutti i campionati, fino ai livelli dilettantistici] è avvenuta in commemorazione della morte di Piermario Morosini. Il calciatore del Livorno è deceduto, dopo un’ora di lotta tra la vita e la morte [tra prime notizie all’apparenza molto buone e quelle ufficiali, sempre peggiori], per un’infarto avvenuto al 31′ minuto di Pescara-Livorno. E, a questo punto, tale decisione mi sembra assolutamente giusta. Perché di fronte alla morte di quello che per molti era un amico [stasera avrebbe dovuto giocare l’Udinese, squadra di Morosini fino a 3 mesi fa], non ci si può fermarsi.

Non è il momento delle polemiche e delle lotte, sappiamo che i soccorsi sono stati colpevolmente ritardati da una macchina parcheggiata sulla via dell’ambulanza [qualcosa di un’inciviltà terribile], ma è soprattutto il momento del dolore. Del dolore e della riflessione: oggi è stato Morosini, ieri ha rischiato di essere Muamba [e tutti speravamo che finisse esattamente così], l’altro ieri sarebbe potuto essere Cassano, domani chiunque altro. E a questo punto sembra che il calcio abbia un problema, e che esso vada risolto. Ma a questo ci si deve pensare domani. Oggi è il momento di stringersi intorno agli amici di un ragazzo già segnato dalla vita, di un giovane che giocava e si divertiva – sì, si divertiva.

Alla televisione vedo un’immagine: un padre abbraccia una bambina in lacrime e la accarezza. Beh, questo è il caso in cui un fotogramma vale più di mille parole.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.