Il 21 gennaio 2001 il Milan ospita la Roma di Don Fabio Capello che corre verso il terzo tricolore della sua storia. I giallorossi alla fine conquisteranno lo Scudetto e ciò costringerà Sabrina Ferilli a spogliarsi al Circo Massimo, per tener fede ad una promessa fatta al popolo giallorosso qualche mese prima.

Sulla panchina del Milan vi è Zaccheroni che ormai sta attraversando un mare di ultime spiagge: nel turno precedente contro la Fiorentina di Terim è arrivata una rotonda sconfitta per 4-0 e un ulteriore passo falso potrebbe far saltare Zac, che ormai sembra aver perso la sua proverbiale fortuna (el cul de Zac appunto).

Così, il buon Alberto abiura il suo caro 3-4-3 e passa ad un più coperto e compatto 4-4-2: attacco leggiadro con Sheva e Leonardo, supportato da Serginho, sgravato da compiti difensivi.

Un minuto e cinquanta secondi e Leonardo, che a quel tempo crediamo ancora sia una splendida persona, calcia una meravigliosa punizione dai 20 metri che folgora Lupatelli.

Il vantaggio iniziale rinvigorisce il Milan che prende fiducia e sfodera una gran prova d’ orgoglio. Il pressing rossonero è asfissiante e ciò diventa il crack della gara. Al 22′ Albertini intercetta palla e lancia subito in verticale Shevchenko: Zago ha la sveltezza di una quaglia a salire per seguire la linea difensiva romanista e tiene in gioco l’ ucraino, il quale salta Lupatelli in uscita e insacca il raddoppio.

Si va vicini al 3-0 con una gran azione corale che prende alla sprovvista Samuel e Aldair ma è bravo Lupatelli a salvare su Serginho e meno bravo Shevchenko a sparare fuori dai pali la successiva ribattuta. La Roma mette la testa fuori dal guscio e, al 42′, Totti prova a dare coraggio a suoi provando una conclusione dalla lunga distanza; il pallone scagliato dal pupone sbatte contro il braccio di Maldini, proteso in scivolata per deviare la conclusione: la sfera prende uno strano giro e si infila a fil di palo con Abbiati incolpevole che rimane immobile (oggi vederlo rimanere immobile è normale, ma c’è stato un tempo in cui Christian si tuffava).

Prima dell’ intervallo al Milan riesce un’ altra azione spettacolare: Leonardo la da in profondità a Serginho che, ancheggiando, sulla sinistra si libera per un cross basso; sul primo palo piomba José Mari, che è appunto José Mari, e non la becca; ma a seguire l’ azione c’è il Bambi di Kiev, che è appunto il Bambi di Kiev, e fa 3-1.

Chi si aspetta un secondo tempo fatto di assalti all’ arma bianca da parte dei capitolini si sbaglia. La squadra di Capello sembra scarica e dalle parti della nostra area giganteggia Paolo Maldini che, praticamente, quella notte inizia la sua seconda parte di carriera, spostandosi quasi definitivamente al centro della difesa e abbandonando il vecchio ruolo di terzino sinistro. Il temibile tridente giallorosso Totti-Batistuta-Montella, crea un grosso grattacapo solo a fine gara, quando Bati subisce fallo in area dall’ indimenticabile Roque Junior. Totti dal dischetto batte Abbiati per il definitivo 3-2.

Zaccheroni riesce a rimandare l’ esonero che comunque arriverà, puntuale come la morte, dopo l’ eliminazione in Champions League: in vista delle elezioni Sivio B. ha bisogno di un Milan all’ altezza e si affiderà al duo Cesare Maldini-Mauro Tassotti. E proprio poco prima delle elezioni, i due guideranno la squadra in un Derby indimenticabile.

Milan: Abbiati, Roque Junior, Costacurta, Maldini, Coco, José Mari (44′ st Ba), Albertini (30′ st Giunti), Ambrosini, Serginho, Leonardo (24′ st Boban), Shevchenko.

All. Zaccheroni

Roma: Lupatelli, Zago, Samuel, Aldair, Cafu’, Tommasi, Zanetti, Candela, Totti, Batistuta, Delvecchio (17′ st Montella).

All. Capello

Arbitro: Rosetti di Torino.

Reti: 2′ Leonardo, 22′ Shevchenko, 41′ Totti, 44′ Shevchenko, 42′ st Totti.

Posted by AL diavolo

Milanista dal 1999 causa padre e scudetto di Zaccheroni. Dotato di elefantesca memoria, nostalgico degli anni che furono ma che spera vivamente di rivivere. Anche se uno come Nesta non nascerà più.

One Comment

  1. Borgofosco

    Bei ricorsi di un Milan che fra difficoltà e sofferenze aveva sempre e comunque una precisa identità!

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