423349La rassegna mondiale del 1978, storicamente, è forse quella che più di tutte ha avuto, e lasciato, strascichi extra-calcistici. Si disputò in Argentina, paese dove da poco il governo di Isabelita Peròn, terza moglie del generale Juan Peròn,  venne rovesciato dalla dittatura militare di Jorge Rafael Videla. La nazione vessava in uno stato molto difficile: economicamente la situazione era piuttosto complicata, a causa dell’alto tasso di inflazione, con la caduta del Peronismo e l’instaurazione di una dittatura militare il paese, dove già il governo dovette intervenire per controllare i dissidenti, la situazione precipitò, e si passò alla vera e propria persecuzione armata dei dissidenti politici. In questo contesto, viene organizzato, e disputato, il Campionato del Mondo di calcio: benvenuti, se così si può dire, ad Argentina 1978.

Automobili nere o verdi, genericamente delle Ford, si fermavano nottetempo presso case, luoghi di incontro o simili, e sequestravano persone, uomini o donne, a volte famiglie intere. Dove andavano a finire, si sarebbe venuto a sapere solo parecchi anni dopo: perchè la dittatura militare, eliminando i dissidenti politici, non voleva fare l’errore del generale Pinochet, che si lasciò sfuggire immagini dei campi di prigionia che scatenarono ondate di indignazione da tutto il globo. In un totale, terrificante silenzio assordante, tra il terrore della popolazione e il mutismo dei media d’informazione, proliferò il fenomeno dei Desaparecidos, gli “scomparsi”. Si scoprirà, poi, che saranno più di 30.000 i personaggi scomodi fatti sparire dalla dittatura militare argentina: ultimo esempio storico di come la memoria di Auschwitz debba rimanere viva e sempre presente, contro ogni sempre più assurdo nazionalismo.

Doverosa questa introduzione, perchè un Mondiale di calcio in questo contesto si era visto una sola volta, qui da noi: di solito si tratta di una festa, allegria e gioia, ma in Argentina, la vittoria non fu nemmeno festeggiata. Nel gironcino l’Albiceleste passò addirittura per seconda, eliminando la Francia del primo Platini ma finendo dietro a un’ottima Italia; insieme a loro, nella seconda fase a gironi, di diretto c’era solo la finale, ci arrivarono il Brasile, la sorprendente Austria, Germania Ovest, perchè i tedeschi in fondo arrivano sempre, Polonia e, con il brivido, l’Olanda. Seconda fase a gironi: le 3 sudamericane più la Polonia in un girone, le europee nell’altro. E quando si fa il collegamento Mondiali di calcio – dittatura militare, per forza almeno una porcata dentro la competizione ce la devi trovare. Argentina 1978 non fa eccezione.

Il gironcino funzionava così: la vincente andava in finale, la seconda alla finalina 3-4 posto. All’ultima partita, Brasile e Argentina si ritrovarono a pari punti: a determinare chi avrebbe giocato l’estremo atto del torneo sarebbe stata la differenza reti, anche perchè lo scontro diretto finì 0-0. Il Brasile liquidò con un secco 3-1 la Polonia, e all’Albiceleste sarebbero serviti almeno 4 gol contro il Perù per centrare l’obiettivo. Ma il portiere dei Peruviani, tale Quiroga, che aveva  un ottimo score di 6 gol subiti in 5 partite, era un naturalizzato argentino, nato a Rosario dove si sarebbe giocata quella partita. Inoltre, prima della gara accadde di tutto: i giocatori furono disturbati tutta la notte dai tifosi argentini, il pullman che avrebbe dovuto portarli allo stadio sbagliò strada più volte e, soprattutto, poco prima dell’inizio della gara negli spogliatoi si presentarono il generale Videla in persona, accompagnato dall’amico, e compare d’affari Henry Kissinger. Vabbè, si è capito: 6-0 e Argentina in finale. I peruviani si consolarono con qualche tonnellata di grano e un lauto assegno.

  “Vinciamo per il popolo, non per quei figli di puttana”
(Cesar Menotti)

 

In seguito a quella che è passata alla storia come la Marmelada Peruana, allo stadio Monumentàl di Buenos Aires, la casa del River Plate, il 25 giugno si disputò la finale del Campionato del Mondo: Argentina contro Olanda. La partita, a tratti, fu spettacolare: gli Orange non si tirarono indietro, e costrinsero il portiere Fillol a due interventi strepitosi per difendere la porta. A passare in vantaggio, però, fu l’Argentina, al minuto 38, grazie a Mario Kempes, che superò con un tocco sotto il portiere olandese in uscita. L’Olanda, senza Crujiff ma con un sistema di gioco consolidato, continuò ad attaccare, e le occasioni si susseguirono da una parte e dall’altra fino al minuto 82: cross dalla destra, di testa stacca Nanninga e insacca: 1-1, supplementari.

L’Olanda, bella ma sfortunata, non ne aveva più, e l’Argentina, sospinta dal pubblico del Monumentàl, la chiuse grazie a Kempes, che segnò probabilmente il secondo gol più celebre nella storia del paese. Serpentina in velocità a saltare i due centrali olandesi, poi tocco sotto a superare Jongbloed che, però, la tocca. Il pallone a quel punto rimbalza e si ferma a mezz’aria, per 3, forse 4 lunghissimi secondo; ci arrivano uno, poi due giocatori olandesi, ma il primo a colpirlo, e insaccarlo, e nero della suola della scarpa di Kempes: 2-1. Il terzo gol arrivò nel secondo tempo supplementare, a partita probabilmente già chiusa. Fu trionfo, Argentina campione: ma quel Mondiale, da quelle parti, non lo festeggiò nessuno, perchè una vittoria del regime, in qualunque caso, era la sconfitta del popolo. 

Giangi_Ceresara

Posted by Giangi_Ceresara

Classe '93, studente di Linguaggi dei Media in Cattolica, è redattore del blog da quasi un anno. Il Milan è la passione di una vita, nel bene e nel male rossonero per sempre.