183_001Il Campionato del Mondo di calcio del 1962 fu una delle edizioni più particolari della storia del gioco. Innanzitutto, perchè non si giocò in un paese canonico, sotto la Tour Eiffel, alle porte del Colosseo, sorseggiando un thè a Carnaby o con vista sulle spiagge di Rio; il paese ospitante, infatti, era una delle nazioni all’epoca più povere del Sud America, il Cile. Furono espressi molti dubbi sull’assegnazione, in particolare dagli argentini che non la presero bene: in Cile, tra l’altro, era storia recente il terremoto di Valdivia, risalente al 1960, registrata come una delle più forti scosse della storia dell’umanità. Insomma, i dubbi non mancavano, ma alla fine si giocò. Tra le squadre qualificate spiccavano compagini come la Germania Ovest, l’Inghilterra, l’Argentina, che alla fine venne, Ungheria, l’Italia e il Brasile chiaramente favorito.

Qualche vittima, in realtà, la miete già la fase a gironi: esce l’Argentina, a favore di Inghilterra e Ungheria, esce l’Uruguay, eliminato da Unione Sovietica e Jugoslavia, abbinamento scottante. Ma soprattutto, esce l’Italia, in un modo che non verrà facilmente dimenticato: in un girone complicato, con Germania Ovest, i padroni di casa del Cile e la Svizzera, gli azzurri pareggiano la prima con i tedeschi, ma è la seconda gara che decide il destino della nostra nazionale. Il 2 giugno 1962, a Santiago del Cile, in un gremito Estadio Nacional si gioca Cile-Italia: chi vince, praticamente, si qualifica. Ma questa non è una partita di calcio, è più simile a una battaglia; e infatti, come tale passerà alla storia, visto che si parlerà per sempre della Battaglia di Santiago.

Il clima pre-gara era rovente, e in buona parte lo si doveva alla stampa: poco prima del Mondiale, infatti, due giornalisti Italiani, Ghirelli e Pizzinelli, attaccarono pesantemente il Cile, paragonandolo, per sottosviluppo, ai paesi africani. I Cileni non ci stavano, e reagirono con rabbia. Lo stadio era una bolgia, la partita un vero e proprio inferno: al minuto 7, Ferrini reagì a un fallaccio da dietro di Landa, e venne espulso. Ma quello che accadde in quegli istanti, fu assurdo e irripetibile: mentre protestava con l’arbitro, l’azzurro Humberto Maschio, oriundo di origine argentina, venne letteralmente steso da un ben piazzato destro di Sanchez. Aston, l’arbitro, stava discutendo con Ferrini, e non vide nulla; Maschio rimase in campo e giocò la partita con il naso fratturato, immaginatevi in che condizioni. L’Italia, nonostante Sanchez stesse praticando pugilato, finì in 9 contro 11, e perse 2-0 pur resistendo fino al quarto d’ora finale.

Magra consolazione, i cileni non fecero molta strada: in semifinale, infatti, furono spazzati via (4-2) dal Brasile, grazie alle doppiette di Vavà e Garrincha. In finale, però, i Brasiliani non si trovarono di fronte a una grande, bensì probabilmente alla cenerentola del torneo, la Cecoslovacchia. La nazionale di Vytlacil giunse in finale superando il girone come seconda proprio dietro al Brasile, contro il quale pareggiò 0-0, e battendo l’Ungheria e la Jugoslavia rispettivamente ai quarti e in semifinale. La stella della squadra, senza ombra di dubbio, era il numero 7, Josef Masopust; trequartista folgorante, si può considerare una versione anni ’60 del regista offensivo, giocatore capace di costruire azioni in zona d’attacco, ma capacissimo di battere a rete.

E così fece anche in finale: 17 giugno, Stadio Nacional, quello della Battaglia. Masopust partì da dietro, tagliando letteralmente in due la difesa brasiliana, per poi raccogliere il passaggio di un compagno e battere Gilmar in uscita. 1-0, minuto 14. Durò poco, però, perchè i Brasiliani, pur privi di Pelè, erano probabilmente per distacco la nazionale di calcio più forte del pianeta: Amarildo, dopo un dribbling in area, segnò da posizione impossibile, beffando Schrojif sul suo palo. 1-1, si concluse in parità il primo tempo. Ma nella ripresa, Zito portò in vantaggio i verdeoro coronando uno spettacolare contropiede, e Vavà la chiuse a 10 dalla fine sfruttando una papera colossale del portiere cecoslovacco. 4 anni dopo, e pure senza Pelè, i verdeoro conquistarono nuovamente la Coppa del Mondo, ponendo un nuovo, fondamentale tassello nella loro Storia.

Posted by Giangi_Ceresara

Classe '93, studente di Linguaggi dei Media in Cattolica, è redattore del blog da quasi un anno. Il Milan è la passione di una vita, nel bene e nel male rossonero per sempre.

One Comment

  1. Quel mondiale è rimasto tristemente noto, nelgli annali calcistici, più per il vergognoso linciaggio degli italiani che non per la meritata vttoria finale del Brasile
    L’Italia ebbe la disavventura di capitare, nel girone eliminatorio,con i padroni di casa del Cile che avevano da poco insidiato il regime di Salvador Alljende.
    Gli italiani vennero presentati, dalla stampa indigena, come i prosecutori delle teorie dell’acienne regime dimenticando che era stato ‘sonfitto’ in Italia.
    Ma veniamo alla partita più scandalosa della storia del calcio:
    L’arbitro designato per l’incontro fu l’inglese Ken Aston. Aston che aveva già arbitrato il Cile nella vittoriosa partita d’esordio. La circostanza che uno stesso arbitro dirigesse la squadra organizzatrice, nelle prime due partite di un mondiale, è rimasto un caso unico nella storia della Coppa del mondo di calcio.
    Va detto, tuttavia, che inizialmente era stato designato l’arbitro spagnolo Ortiz de Mendíbil, il quale era stato ricusato dalla nazionale italiana perché di lingua spagnola, come i cileni.
    Nonostante Aston fosse uno degli arbitri più celebri e abili dell’epoca, il suo arbitraggio in quella partita venne in seguito ricordato soprattutto per gli errori e le sviste che condizionarono il risultato e contribuirono alla fama negativa dell’incontro.
    Coscienti che la partita sarebbe stata dura a causa della tensione causata dai media, i giocatori italiani entrarono in campo lanciando mazzi di garofani bianchi ai 66.000 spettatori presenti allo Stadio Nazionale di Santiago. Per tutta risposta, il pubblicò cileno offrì in cambio un’assordante bordata di fischi.
    Al 7º minuto, un fallo di reazione dell’azzurro Giorgio Ferrini, per un intervento da tergo del cileno Honorino Landa, colpevole di scalciar impunito Giorgio, provocò la prima espulsione. Durante la discussione che ne seguì, l’azzurro Humberto Maschio, oriundo, fu colpito con un pugno dal giocatore cileno Leonel Sánchez.
    Aston, voltato, ed ancora impegnato a discutere con Ferrini, non si accorse di nulla oppure fec finta i non accorgersi(ma i guardialinee che ci tavano a fare?) .
    L’italo-argentino cadde a terra con il naso fratturato e rimase in campo completamente stordito, in quanto le sostituzioni non erano ancora ammesse.
    Nel frattempo, la reticenza di Ferrini, espulso per fallo di reazione, a lasciare il terreno di gioco, rese necessario l’intervento dei Carabineros de Chile.
    A seguito di queste vicende l’Italia si ritrovoò a giocare praticamente in nove uomini validi.
    La partita proseguì in maniera molto frammentaria, con falli frequenti che davano ogni volta adito a proteste e discussioni tra giocatori e direttore di gara.
    Al 38° di gioco vi fu lo scontro peggiore della partita: Leonel Sánchez, che avanzava sulla fascia sinistra, finì a terra su un regolare contrasto di Mario David.
    Come dimostrato dal fatto che il guardalinee messicano Fernando Buergo, distante poco più di un metro, non segnalò alcun fallo lasciando proseguire il gioco. Mentre il cileno era a terra, David rientrò sulla palla e, sullo slancio, toccò nuovamente l’avversario, provocando solo allora lo sbandieramento del guardalinee e la furia dello stesso Sánchez.
    Il cileno (figlio dell’ex campione di pugilato Juan Sánchez) si rialzò repentinamente e sferrò un pugno al volto di David, senza ricevere alcuna sanzione da parte dell’arbitro che fischiò una punizione a favore del Cile. Pochi minuti dopo David entrò nuovamente su Sánchez, con un calcio volante in gioco pericoloso, colpendo il cileno alla spalla: in questo caso Ken Aston vide lo scontro e cacciò senza appello il giocatore italiano. Gli azzuri rimasero praticamente in otto giocaori validi.
    Ma i cileni continuarono provocatoriamente a fare interventi da ‘ergastolo’. La polizia dovette intervenire altre tre volte durante la partita.
    L’Italia, in nove contro undici e con Maschio infortunato, difese lo 0-0 sino a 17 minuti dal termine, ma, infine, non riuscì a evitare la sconfitta. Una vergogna ed una maccia indelebile nella storia del calcio planetario. Infine la missione di Ken Aston si compì e Cile-Italia finì 2-0 (74° Ramírez, 88° Toro).
    Nelle partite successive il Cile fu sconfitto 2-0 dalla Germania Ovest mentre l’Italia, nonostante il netto successo contro la Svizzera (3-0), venne eliminata proprio per via del risultato negativo nella partita di Santiago.

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