eng 1966

Il calcio sta arrivando “a casa”. È il primo verso di Three Lions, una canzone del 1996 che ricordava il trentennale del Mondiale inglese. E l’Inghilterra organizza per la prima volta un grande torneo che non sia l’Home Championship, il quadrangolare con le altre nazioni britanniche. Sono ancora 16 le formazioni al via, 10 europee, 5 americane e la Corea del Nord. Il turno iniziale vede 4 gironi classici all’italiana; Inghilterra-Uruguay-Messico-Francia nel gruppo A, Germania Ovest-Argentina-Spagna-Svizzera nel B, Portogallo-Ungheria-Brasile-Bulgaria nel C, e Italia-URSS-Cile-Corea del Nord nel D.

E le sorprese non tardano ad arrivare, già dalla fase a gironi. Inghilterra e Uruguay liquidano senza tanti complimenti le due avversarie, almeno con la stessa facilità con cui Germania Ovest e Argentina eliminano Spagna e Svizzera. I padroni di casa inglesi si distinguono per la difesa solidissima e gli 0 gol subiti nel girone eliminatorio. Addirittura l’Uruguay passa con 2 gol fatti e 1 subito. Intanto, nella parte bassa del tabellone si consumano i primi due drammi. Clamorosa eliminazione, infatti, per il Brasile bicampione del mondo e iridato nel 1962. Con parecchie polemiche per quanto riguarda gli arbitraggi (una vera e propria aggressione del bulgaro Zechev a Pelé non viene sanzionata). Il gruppo C lo stravince il Portogallo, che –come l’URSS- porta a casa 3 vittorie su 3-. La squadra della “perla nera” Eusebio liquida senza troppi complimenti i verdeoro per 3-1, stesso risultato con l’Ungheria. E sempre un 3-1 a opera degli ungheresi (secondi) estromette Pelé e soci. Che presto si rifaranno.

Lo psicodramma azzurro assume toni parecchio più cupi. Innanzitutto perché dopo le molteplici delusioni del dopoguerra, con varie eliminazioni al primo turno e la mancata qualificazione del ’58, ci sono grandi aspettative attorno alla nazionale di Edmondo Fabbri. Tanta Inter, la squadra che aveva vinto due Coppe Campioni negli ultimi due anni, ma anche molto Bologna, qualche spruzzatina di rossonero e bianconero e i granata Rosato e Gigi Meroni. E l’esordio è un 2-0 rifilato al Cile, che vendica in parte l’eliminazione del 1962 nel corso della “battaglia di Santiago”. E anche la sconfitta per 1-0 contro i campioni sovietici non preoccupa più di tanto, visto il pari tra il Cile e i semiprofessionisti della Corea del Nord. Ma a Middlesbrough tutto lo stadio spinge la piccola nazione asiatica, subito innalzata a squadra simpatia del torneo, e il celebre gol di Pak Doo Ik (mai stato dentista) stende gli azzurri, che non si riprenderanno più. 1-0 e ritorno a casa accolti dai pomodori per la Nazionale.

I quarti iniziano subito nella bufera. Una controversa Inghilterra-Argentina non sarà l’unica partita del mondiale avvolta dalle polemiche, per l’espulsione di Antonio Rattin e la “licenza di uccidere” a Nobby Stiles. 1-0 siglato da Geoff Hurst, e i Three Lions vanno in semifinale. La Corea del Nord sfiora il colpaccio con il Portogallo, portandosi avanti per 0-3 prima di soccombere per 5-3 con una quadripletta (due rigori) di Eusebio. La Germania Ovest spazza via l’Uruguay con un perentorio 4-0, mentre il derby d’oltrecortina –sono gli anni di Breznev a capo del governo sovietico- va all’Urss, che nel decennale dell’invasione batte 2-1 l’Ungheria. I sovietici vengono poi eliminati per 2-1 dalla Germania Ovest, titolata nel 1954, che vola in finale: a Haller e Beckenbauer risponde Porkujan, ma non basta. L’Urss si lamenta per il rosso a Cislenko, e un giornalista francese scrive che i tedeschi hanno sempre giocato in superiorità numerica al Mondiale inglese. Stesso risultato per Inghilterra-Portogallo, dove un rigore di Eusebio dimezza solo la distanza dai bianchi inglesi, portati in finale da una doppietta del sopravvissuto (a Monaco, la –parziale- Superga dello United) Bobby Charlton.

Si arriva così alla finale tra le due grandi rivali, Inghilterra e Germania. Wembley è ancora più gremito che nella finalina, vinta dal Portogallo sull’Urss per 2-1. 93.000 persone vedono una finale leggendaria. L’Inghilterra, seguendo un protocollo più rugbistico che calcistico, sfoggia la seconda divisa, pur essendo a tutti gli effetti la squadra di casa. Tenuta completamente rossa, su cui fanno capolino i Tre Leoni (e che verrà riportata in auge nel 2006, a 40 anni di distanza, dalla Umbro). Subito passa in vantaggio la Germania con il solito Haller, al 12’. Sei minuti dopo pareggia Hurst, e al 78’ Peters segna il gol della vittoria. Anzi no: all’ultimo minuto, con anche un presunto fallo di mano nell’azione, Weber pareggia i conti. Extra time. Ma un implacabile Hurst chiude i conti, prima con il celeberrimo gol-non gol convalidato dall’arbitro svizzero Dienst contro il parere del guardalinee “che parlava solo russo e turco”, poi con il 4-2 conclusivo all’ultimo minuto dei supplementari. Un mondiale di spettacolo e polemiche regala il primo e unico successo internazionale all’Inghilterra; l’appuntamento è quattro anni dopo in Messico, prima nazione nordamericana a organizzare il mondiale.

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Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014