Zidane, contrastato secondo alcuni "in maniera elementare"

Qualche giorno fa, nel post riguardante l’Europeo del 1968, affermai che, dopo quella vittoria grazie ad una monetina, la fortuna non avrebbe più arriso alla Nazionale. Beh, era proprio a questa partita che mi riferivo. La reale dimostrazione di come un’azione, il colpo di un secondo, un colpo di fortuna possano cambiare la storia del calcio, e – come e più della finale di Champions del ’99 – di come nessuno possa abbassare la guardia, perchè la partita finisce solo al fischio finale. La sconfitta, più in generale, del concetto di “difesa del risultato”, e noi Rossoneri ne sappiamo qualcosa in merito, a nostre spese (2004, 2005)…

Tutto questo è stato Italia-Francia, finale dell’Europeo 2000. Prima della partita non c’è tanta differenza tra le fatiche delle due squadre: se la Nazionale viene dall’eroica impresa ai rigori con l’Olanda, la Francia viene da un 2-1 ai supplementari contro il Portogallo (curiosità: anche nel 2006 la Francia avrebbe battuto in semifinale il Portogallo), con un rigore dubbio siglato al 117′ da Zidane. I francesi, rispetto al Mondiale casalingo vinto nel ’98, cambiano qualche pedina nello scacchiere: l’ossatura è la stessa, ma col cambio di CT da Jacquet a Lemerre, si passa al 4-2-3-1. Djorkaeff, Deschamps, Vieira, Zidane, Dugarry: ci sono praticamente tutti i campioni di due anni prima. E al centro dello scacchiere tattico, ancora più che nel 1998 (complice anche l’assenza di Guivarc’h, un calciatore tanto forte nei club quanto sfortunato in nazionale), c’è Thierry Henry. Il giovane di scuola Monaco, dopo una breve e sfortunata esperienza nella Torino bianconera, è da un anno all’Arsenal, dove ha già fatto vedere grandi cose. Ma a decidere la partita sarà un altro giocatore legato alla Juventus…

L’Italia, invece, ha diverse differenze rispetto alla squadra della sfida del ’98, dei quarti che ci videro condannati dalla traversa di Di Biagio: si è ritirato Bergomi, mancano i due Baggio e l’attacco è completamente diverso. Davanti a Stefano Fiore, infatti, gioca il duo romanista Totti-Del Vecchio, con il primo che è reduce da quel cucchiaio che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica. Tanto importante per lui, quella lotteria dei rigori, quanto per un altro elemento che due anni prima non c’era: Francesco Toldo. L’apice della carriera, per un giocatore arrivato a maturazione a metà tra l’era Pagliuca e quella che sarebbe stata l’era Buffon(e), e che sicuramente avrebbe meritato ben più, in carriera, del poco che ha raccolto. Forse, fosse andata diversamente a Rotterdam…

Contrariamente alle aspettative, l’undici di Zoff inizia in maniera arrembante, e il primo tempo è molto spettacolare, con diverse azioni potenzialmente da gol. Caso raro, l’Italia viene lasciata fare manovra dagli avversari, che, a causa del loro schema iperoffensivo, pagano dazio a centrocampo. La Francia è chiusa in difesa, togliendo sempre il pallone agli Azzurri un attimo prima del passaggio decisivo, contenendo in una gabbia asfissiante un pur ottimo Fiore. La Francia esce a fine primo tempo, attraverso diversi veloci contropiedi, con Cannavaro e Di Biagio costretti a sprecare il loro fallo tattico.

Gli stessi 22 giocatori di inizio partita rientrano in campo a inizio ripresa, con la Francia arrembante come in fine di prima frazione: ma vere parate difficili, per Toldo, non ce ne sono. Contenuto, come detto prima, dai raddoppi di marcatura, Stefano Fiore è stanchissimo e, al 53°, Zoff lo sostituisce con Del Piero. Mai mossa fu più azzeccata. In due minuti il trequartista bianconero dà un altro volto alla partita, mandando sempre in avanti la squadra. Cinquantacinquesimo minuto, tutto in un attimo: Totti, Pessotto, Del Vecchio, 1-0. Tutta Italia comincia a sentire aria di festa. Due minuti dopo la contromossa di Lemerre, che manda in campo Wiltord per uno spento Dugarry: non pare molto significativa, come sostituzione. “Non pare” è la locuzione giusta…

Continua una partita equilibrata e veloce, e, ad ogni minuto che passa, si prepara lo spumante (rigorosamente italiano, in questo caso), si posizionano i fuochi d’artificio: il secondo titolo europeo dell’Italia sembra davvero ad un passo. Quattro minuti di recupero, due nazioni col cuore in gola. 93 minuti sono passati, l’Italia gestisce stancamente il pallone a centrocampo, persino i nastrini con i nostri colori sono già stati attaccati al trofeo, la testa è oramai ad altro per 21 dei 22 giocatori. Il 22° è Sylvain Wiltord. Ruba la palla, ci corre per 50 metri, la tira e insacca in rete. I nastrini, praticamente, si staccheranno da soli. Tutto facile per lui, tutto rinviato ai supplementari, con quell’insulsa regola del Golden Gol. L’Italia, e la Nazionale, sono in panico. I tredici minuti che si giocheranno saranno una prevedibile agonia, con una squadra incapace di reagire e ormai rassegnata all’epilogo, che verrà puntualmente siglato da David Trezeguet.

L’epilogo della vicenda europea è ancora più tragicomico: Zoff, assolutamente senza colpe secondo tutti gli osservatori per la sconfitta in finale, è praticamente certo del rinnovo. Ma, pochi giorni dopo, arriva una critica eccellente. A farla è nientepopodimeno che il presidente di una squadra di club a strisce rossonere, nonché capo dell’opposizione parlamentare. Il modo di contenere Zidane sarebbe stato elementare, dice. Zoff, essendo uno serio, uno il cui massimo traguardo in carriera è stato il Mondiale, non un gol in coppa Uefa, non si piega, non chiede scusa. Compie, anzi, la scelta più degna: una conferenza stampa dura, in cui difende le sue scelte e attacca il suo accusatore, ma subito dopo, con tante grazie, se ne va. Dando a tutti noi una lezione di stile da ricordare ancora oggi. 

ITALIA – FRANCIA 1-2 d.t.s. (1-1), ROTTERDAM, 2 LUGLIO 2000

Italia (3-5-2): Toldo, Cannavaro, Nesta, Iuliano, Pessotto, Albertini, Di Biagio (21′ st Ambrosini), Fiore (8′ st Del Piero), Maldini, Totti, Delvecchio (41′ st Montella). (1 Abbiati, 22 Antonioli, 2 Ferrara, 6 Negro, 7 Di Livio, 9 Inzaghi). All: Zoff.
Francia (4-2-3-1): Barthez, Thuram, Blanc, Desailly, Lizarazu (41′ st Pires), Vieira, Deschamps, Djorkaeff (31′ st Trezeguet), Zidane, Dugarry (12′ st Wiltord), Henry (1 Lama, 22 Rame’, 2 Candela, 18 Leboeuf, 14 Micoud, 17 Petit, 19 Karembeu, 9 Anelka). All: Lemerre.
Arbitro: Frisk (Sve)
Reti: 10′ st Delvecchio, 48′ st Wiltord; 13′ pts golden gol di Trezeguet.

P.S.: Ganz – Valoti. Milan-Juve 2-0, e io ci godo, ci godo tanto. Perchè vuol dire che, se vogliamo, i giovani buoni ce li abbiamo, non dobbiamo inventarceli o rassegnarci alla caducità delle carriere dei nostri giocatori. E ora andiamo a dare una lezione di calcio ai “campionissimi della NextGen Cup”, e a far vedere quanto quel torneino ad inviti conti, nella vita reale.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.