bra croGiovedì 12 giugno, ore 22 (17 locali), Arena Corinthians. Dopo quattro anni torna di scena il Mondiale, in quella che da Messico ’70 è la patria assoluta del calcio. Il Brasile.

E come tradizione dal 2006 in poi è la squadra ospitante ad aprire. Prima l’onore toccava ai campioni uscenti (nel 2002 la sconfitta bruciante della Francia, poi uscita ai gironi, contro il Senegal); nel 2010 ci fu pareggio 1-1 tra Sudafrica-Messico, con il ritorno delle vuvuzela dopo la comparsata in Confederations, e nel 2006 la Germania sconfisse per 4-2 il Costa Rica. Ora il Brasile padrone di casa ospita la Croazia a San Paolo, nel nuovo stadio del Corinthians che ha sostituito il vecchio impianto, il Pacaembu.

Non c’è bisogno di presentazioni per il Brasile: cinque volte campione, con in rosa Julio César, Thiago Silva, David Luiz, Neymar, Fred, Oscar, e sono solo alcuni nomi. In panchina Felipão Scolari, già campione con i verdeoro a Corea e Giappone 2002 e salvatore della squadra che rischiava di non partire per l’Asia. Una corazzata. Dall’altra parte la Croazia di Niko Kovac, l’ex centrocampista di Bayern e Hertha e fratello di Robert. In campo, oltre alla star internazionale Luka Modric, ci sono tre “italiani” (Vrsaljko, Kovacic, Rebic), alcuni grandi vecchi come Olic e Srna e il brasiliano -naturalizzato- Eduardo. In queste ore sembra papabile un 4-2-3-1 per entrambe le squadre. Il Brasile si schiera con: Julio César; Dani Alves, David Luiz, Thiago Silva, Marcelo; Ramires, Luiz Gustavo; Hulk, Oscar, Neymar; Fred. Per la Croazia: Pletikosa; Vrsaljko, Corluka, Lovren, Srna; Modric, Rakitic; Olic, Kovacic, Perisic; Eduardo.

Ballottaggio tra Oscar e Willian nel Brasile, mentre mancherà Mario Mandzukic -in questi giorni dato come obiettivo di mercato rossonero- nell’attacco della Croazia. La punta del Bayern deve scontare una giornata di squalifica. Come da tradizione, una sola partita si gioca nella giornata di apertura del Mondiale. La vuvuzela sarà sostituita dalla caxirola, sorta di maracas gialla e verde dall’impatto si spera inferiore alla “simpatica” trombetta di origine sudafricana (che peraltro si interrompeva durante l’intervallo). Lo spera anche il Brasile, che come tutti i paesi latini è parecchio scaramantico. L’ultima volta finì con il rosso a Felipe Melo e la rimonta dell’Olanda, e una prematura eliminazione ai quarti; ma quattro anni sono un’era geologica nel calcio.

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Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014