finaleSabato 25 maggio, ore 20.45, Wembley Stadium. In programma c’è la partita di club più importante dell’anno, la finale di Champions: a sfidarsi la corazzata Bayern, presente in 3 delle ultime 4 finali ma finora sempre sconfitta, e il Borussia della “generazione ’90” e dei giovani.

La quasi totalità della Nazionale tedesca proviene da queste due squadre, che in semifinale hanno liquidato (non senza patemi, almeno per il Borussia) le due squadre in assoluto più montate dell’ultimo decennio, e cioè il Barça di Vilanova e il Real di Mourinho. Ci siamo risparmiati con molto piacere una finale tra l’Actor’s Studio in salsa catalana e la banda di lottatori di taekwondo dell’allenatore portoghese, che dall’alto della sua onnipotenza ha tolto dalla rosa il portiere campione del mondo e bicampione d’Europa perchè “Diego Lopez è molto più forte”. Finalmente un po’ di calcio, che del resto non era mancato nemmeno l’anno scorso, perfino nella sua crudeltà: un Bayern nettamente superiore, che ha subito un gol su una delle pochissime palle gol del Chelsea, per poi perdere ai rigori. Ma comunque nulla a che vedere con i passaggini tiqui-taca o le provocazioni continue proprie di entrambe le spagnole.

Nel Borussia di Klopp solito 4-2-3-1. C’è apprensione nella squadra della Vestfalia per l’infortunio di Mario Goetze, che alla fine sarà costretto a rinunciare alla finale. La possibile formazione è: Weidenfeller; Piszczek, Hummels, Subotic, Schmelzer; Bender, Gundogan; Blaszczykowski, Sahin, Reus; Lewandowski. Tutti presenti gli artefici del piccolo miracolo dei gialloneri, in particolare quel Lewandowski autore della famosa “quadripletta” al Real. Nel Bayern invece è a disposizione la formazione titolare, sempre un 4-2-3-1, con: Neuer; Lahm, J. Boateng, Dante, Alaba; Martinez, Schweinsteiger; Robben, Muller, Ribery, Mandzukic.

Ultima possibilità per il Bayern, che deve sperare fortemente che la regola del “non c’è due senza tre” questa sera non valga. C’è da scommettere che Pep Guardiola sarà davanti allo schermo a tifare spudoratamente Borussia, e il motivo è facilmente comprensibile: se il Bayern centra il triplete con Heynckes, il catalano arriverà in Baviera senza poter fare nulla, se non eguagliare il tedesco e portare a casa i trofei “di contorno” come le due Supercoppe e il Mondiale per club. Comunque vada, quest’anno uno sconfitto c’è già ed è il succitato Mourinho. Per lui, abituato a vincere e ad aizzare le folle, il fallimento totale al Real con annessa contestazione costituisce una svolta nella carriera; dopo essere stato superato da uno come Di Matteo, che pur con molto “fattore C” (che pure all’Inter non è mancato al portoghese) ha vinto la Champions con il Chelsea, l’ex allenatore nerazzurro ha portato a casa per la prima volta zeru tituli. La legge del contrappasso dantesco. Ma, come detto, questa è una serata di calcio, senza spazio per i mezzucci e le provocazioni specialità della casa blaugranablancos da qualche anno a questa parte. E come in tutti i “derby” tra squadre della stessa nazione, in campo ci sarà qualcosa in più.

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Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014