Credibilità. A voler essere parecchio sintetici, il problema fondamentale di Silvio Berlusconi è proprio questo: l’aver perso credibilità. Delle quattro grandi “aziende” che fanno capo al gruppo Berlusconi, due sono ormai in mani altrui, Mediaset a Piersilvio, Mondadori a Marina (mani comunque familiari, come in ogni dinastia che si rispetti), le altre due, il Milan e Forza Italia, restano invece nelle mani del Presidentissimo, e non è forse un caso che si tratti delle realtà attualmente più in difficoltà. I successi trascorsi sono lontanissimi ricordi. Restano conflitti e disorganizzazione.

Al di là di qualsiasi giudizio sulla gestione delle sue proprietà (che sia stato intuitivo, geniale e, a suo modo, postmoderno nessuno – figuriamoci io – può metterlo in dubbio), è fuori discussione il fatto che Berlusconi si sia sempre atteggiato da monarca nel governo delle proprie attività, lasciando a pochi fedeli fedelissimi consiglieri un più o meno ridotto spazio di intervento e un posticino nel suo mausoleo in stile egizio.

Si diceva di Milan e Forza Italia, i due regni con problemi di successione al trono. Anche in questo caso è innegabile che Berlusconi abbia investito tanto, tantissimo. In denaro e in affetti. Berlusconi ha pescato qua e là dalla palude merdosa della Democrazia cristiana e dai condotti fognari e putridi del peggior socialismo, creando un partito con una forte identità di centro-destra che ha, a suo modo, ricompattato il paese che usciva distrutto da Tangentopoli. O con me o contro di me. E così, da berlusconiani o da antiberlusconiani abbiamo vissuto più di vent’anni della nostra storia. E con quel partito ha vinto. Allo stesso modo, ma qualche anno  e qualche problema giudiziario prima, Berlusconi aveva rilevato un Milan malandato, forse ancora un po’ segnato da quegli anni non troppo lontani di serie cadetta e, come ama ricordare, lo ha portato sul tetto del mondo.

Il problema è che, rebus sic stantibus, Berlusconi, pur essendo stato la più grande fortuna della destra in Italia e pur essendo stato la più grande fortuna del Milan negli ultimi trent’anni, rischia di essere seriamente la ragione di altri trent’anni di sventure.

La questione della vendita del Milan ci perseguita in maniera ossessiva da almeno un anno. Non passa giorno senza che se ne parli. In mezzo a tante voci non confermate, intuizioni prive di fondamento razionale, presunte verità sfuggite a mezza bocca, semplici cazzate e grandi macchine nere in giro per Milan, ogni tanto, arriva qualche notizia vera, qualche cosa di cui parlare.

Purtroppo, a leggere il comunicato emesso ieri da Fininvest al termine del CDA, verrebbe quasi da dire che, adesso, abbiamo più dubbi e più domande di prima.

«Fininvest ha raggiunto un accordo per un periodo di esclusiva con un gruppo di investitori cinesi relativo alla cessione di una quota dell’Ac Milan. È stato contemporaneamente sottoscritto un promemoria d’intesa, partendo dal quale si darà il via ad un approfondimento della trattativa.

Il periodo in esclusiva è stato definito in modo da risultare compatibile con la complessità delle tematiche da discutere, le esigenze della società e gli appuntamenti previsti dal calendario delle attività calcistiche»

Anzitutto: qual è il gruppo di investitori cinesi in questione? Poi: qual è la quota dell’AC Milan messa sul piatto della cessione? Infine: quanto è lungo il periodo di esclusiva di cui si parla?

Domande non di poco conto. Verrebbe quasi da dire, ma è una provocazione, che dopo questo comunicato ne sappiamo meno di prima.

Credibilità. Fino a pochi giorni fa Berlusconi, in un post su facebook che è chiaramente la grezza e becera riproposizione dei messaggi televisivi degli anni novanta, mostrava una foto di sé con la maglia del Milan, millantando di aver giocato per i pulcini rossoneri. Il fatto, vista anche la prova portata a supporto, è talmente inverosimile che risulta ridicolo anche parlarne. Lo stesso poi parlava di miglioramenti nel giuoco nel Milan. Anche riguardo a questo il fatto, viste le prove portate a supporto, è talmente inverosimile che risulta ridicolo anche parlarne e infierire. Ma soprattutto ammetteva l’intenzione di voler vendere il Milan, affermando che vorrebbe lasciarlo in buone mani, in mani che gli garantissero un futuro da protagonista, e preferibilmente in mani italiane.

Credibilità. Rimane fortissimo, in chi scrive, il sospetto che il comunicato di ieri abbia lo stesso valore delle foto di Berlusconi con Bee.

Credibilità. Questa sconosciuta.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?