Era la mia quarta scelta, probabilmente anche la quinta per il suo passato. Per la sua storia, per il suo essere interista da sempre.
Ho sempre pensato più alla maglia nonostante gli avessi riconosciuto le enormi qualità caratteriali praticamente da subito. Uno che dice le cose in faccia, che non guarda il nome ma gli allenamenti e che ti fa sudare come mai nella tua vita.
Tutte cose che, dissi, sono fondamentali per il branco di giocatori che abbiamo!

Bene, dopo un paio di amichevoli che non servono a nulla posso dire di essermi sbagliata nella prima impressione, quanto meno per quello visto fin ora.
Ha due palle quadrate ed ha grinta a sufficienza per sopperire al fatto che è tifoso dei nati tardi e nati male.
Ho letto proprio ieri la sua intervista alla Gazzetta: “Voglio che i miei giocatori sappiano in ogni situazione quello che devono fare e che ognuno se ne assuma le responsabilità. Io non mi arrabbio per un gol mancato o un passaggio sbagliato, ma se non si fa quello che voglio a livello tattico allora sì che mi incazzo”.
E anche: “Gli attaccanti saranno i primi difensori. Fino a metà campo tocca a loro: se lo fanno bene, se non lo fanno staranno fuori.”
Ovviamente a parole siamo tutti bravi, ma ha trasmesso una bella carica ad un ambiente che non ne vedeva da tempo se non in due interviste, ha trasmesso qualche suo pallino di gioco fisso, la sua voglia di farci tornare nonostante tutto.
La sua voglia di vincere, che è quella che conta.
Ha idee molto simili alle mie, quelle che ho detto per mesi: prima dei giocatori occorre l’allenatore.
Occorre avere idee da mettere in campo, da far recepire ai propri giocatori e soprattutto occorre inserire in loro la mentalità del vincente.
La rosa dello scorso anno non era scarsa, probabilmente non era da Champions quanto meno sulla carta, ma come abbiamo potuto vedere lo scorso campionato fu un flop per qualunque squadra e la nostra rosa almeno 15 punti in più li poteva tranquillamente avere.
Invece abbiamo ben pensato che era meglio contestare, chiedere mille mila acquisti, non sostenere la squadra e proteggere Pippo (cosa di cui sono fiera perché è una nostra bandiera e andava protetta dopo averlo messo lì a caso).
Pippo, che a malincuore non aveva la minima idea di quello che stava facendo e cercava di coprirsi il sedere mandando in campo sempre e solo Menez.

Adesso abbiamo finalmente una persona capace in panchina che non solo a parole ma anche a fatti cerca di cambiare una mentalità radicata da quattro anni: mentalità del ‘chissene frega della maglia, meglio i soldi e le discoteche’.
Il bello deve venire adesso, perché dobbiamo confermare e buone impressioni avute in questo inizio, buon giramento del pallone, buona la coppia d’attacco Bacca-Adriano, buoni i difensori sempre attenti e anche in gol (e che gol) e bene anche il centrocampo che cerca di aiutare e coprire in difesa.
Dobbiamo migliorarci ancora di più in questo pre campionato e arrivare pronti al Campionato per lottare come si deve dopo anni in cui galleggiamo nella m****.
E’ qui il vero problema del Milan degli ultimi anni: partire bene, ma non confermarsi poi ed è il compito più difficile per Sinisa nonostante io lo veda carico, motivato e voglioso di vincere.
Sempre.
Ci hanno riempito di troppe belle parole, di troppi bei teatrini che è arrivato il momento di dare spazio al campo e fino ad ora (seppure amichevoli siano) non ha deluso.
C’è organizzazione mentale e in campo, c’è grinta, c’è corsa, c’è pressing, c’è una buona base su cui partire, rifondare, modificare a migliorare.
Ovviamente Miha avrebbe anche bisogno di almeno 2 rinforzi (anche 3 e sappiamo bene chi sono!) e li ha chiesti esplicitamente: prima del CC lui vuole Romagnoli e Ibra.
Ibra, che tutti i tifosi rivorrebbero e che è un sogno bellissimo ma quasi impossibile.
Quei tre colpi ‘di cosa’ che servono per arrivare in Champions: Champions che ti porta soldi da investire in altri giocatori utili alla rosa e con la speranza di poter cedere ancora 3-4 giocatori…
#DaretoZlatan

MargheritAxen

Posted by MargheritAxen