La parola fine è stata finalmente scritta, su una della stagioni di più grande sofferenza della nostra storia recente. Non che quelle precedenti fossero state molto esaltanti, ma questa le ha superate tutte, perché è sempre mancata quella reale consapevolezza di poter ottenere qualcosa di buono.

I risultati migliori, se vogliamo, sono arrivati alla fine, quando la testa sgombra da ansie e preoccupazioni ha lasciato il posto alla voglia di salvarsi quantomeno la faccia. Risultati inutili, ai fini della classifica, che hanno forse ottenuto un effetto contrario abbastanza importante, ovvero rafforzare le convinzioni scarse di un allenatore sull’uscio di Milanello, ma che ancora stenta a rendersene conto. Sbandierare il contratto rimanente ed affermare una crescita della squadra quando ormai non avevamo più nulla da raggiungere sembra piuttosto irrealistico, eppure lui lo ha fatto, fino alla fine, sperando forse che tutte le trattative per il futuro allenatore vadano alla deriva, per sperare poi in una riconferma. Assurdo pensare a tutto ciò in un momento in cui la parola d’ordine deve essere rivoluzione. Ci sarà, Ancelotti o meno, un grande cambiamento di uomini, tra staff tecnico e giocatori; le mie speranze vanno verso un nuovo staff di preparatori atletici, che per come la vedo io hanno grandissime responsabilità nei fallimenti degli ultimi anni. Poi ovviamente sarà il tempo dei giocatori, considerando che quelli su cui realmente puntare con massima certezza sono pochi; bisognerà ricostruire secondo una linea coerente, dettata dal nuovo allenatore, per far si che arrivino solo giocatori funzionali, e non rattoppi casuali. È per tutto questo che la scelta di chi far sedere sulla panchina assume un ruolo fondamentale: non può essere solo un nome a caso, o un’altra scommessa, ma qualcuno che possa realmente ricreare il giusto ambiente e quella mentalità vincente che sembra smarrita. Se sarà Ancelotti, spero che il suo arrivo sia corredato da grandi acquisiti, altrimenti rischiamo solo di rovinare il suo nome.

Pochi giorni e ne sapremo molto di più; dalla scelta del mister dipenderà il nostro futuro prossimo, e non si può più perder tempo con anni di transizione o finti progetti. Dispiace per Pippo, che spero possa dimostrare il suo valore altrove, facendo quella necessaria gavetta per poter allenare a certi livelli, ma a noi adesso serve qualcosa di più, qualcosa di meglio. Chiunque sia, pensiamoci bene: per ritornare grandi bisogna ripartire dalla panchina.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.