pesciUscendo un attimo dall’universo Milan -almeno riguardo al calcio giocato-, una serie di eventi dal tragico al comico sta segnando quest’ultimo periodo. Pasquetta che coincide con il 1° aprile, e come in uno scherzo ben congegnato il tempo è pessimo in gran parte d’Italia, giusto per allinearci al bollettino meteo, con basse temperature. Quasi uno scherzo è chiamare ancora Derby d’Italia la sfida tra Inter e Juventus; questa definizione, inventata da Gianni Brera nel 1967, quando i cugini erano in vantaggio sia come numero di scudetti sia come numero di Champions vinte, ed anche nei derby, oggi non ha più senso di esistere.

Come del resto non ha senso il “mai stati in B” di cui i cugini nerazzurri, dal 2006, si gloriano a ogni partita. L’esperienza della serie B non aggiunge né toglie nulla alla storia di una squadra; per esempio la Roma è retrocessa una volta sola, contro le due del Milan, ma nessuno si sognerebbe di andare a parlare di “superiorità” in giro. Come la favola del triplete, riuscito anche al Manchester (non c’è bisogno di specificare quale) e al Barcellona. Gira in rete, in questi giorni, la storiella per cui “anche la Sambonifacese non è mai stata in B”. Normali sfottò tra gruppi di tifosi, sappiamo benissimo che ci saranno sempre.

Un po’ più grave è il fallo killer (stile Taylor su Eduardo, o Shawcross su Ramsey) di Cambiasso su Giovinco sabato, che per l’arbitro “non era fallo violento“. Abitudine, questa di “sottovalutare” i falli, già vista a Marassi con il Genoa, con i grifoni che hanno pure avuto il coraggio di protestare per l’arbitraggio. La “condotta violenta” di Ibrahimovic su Aronica l’anno scorso era evidentemente più grave. Ma si sa, il Milan è favorito dalle giacchette viola e ruba, lo dicono i giornali -vedasi moviole selettive contro Udinese e Palermo-.

Ora non si scherza più. Tragiche, infatti, le notizie arrivate negli ultimi giorni da Milano. Mi riferisco ovviamente alla morte del giornalista di Milan Channel, Claudio Lippi (fortunatamente solo omonimo di uno dei presentatori più odiosi della nostra TV), grande amico di tanti giocatori tra cui il Faraone, e del noto tifoso rossonero Enzo Jannacci. Nel caso del cantautore milanese, autore anche di un inno non ufficiale della squadra, a cui poi fu preferito l’attuale “Milan Milan”, si può dire solo che la sua fama è arrivata anche a qualcuno tra le nuove generazioni, ultimamente così prese dalla musica da discoteca. Difensore del dialetto, al punto da usarlo in gran parte della sua produzione -se oggi qualcuno ci prova, viene subito additato come leghista– è stato il simbolo dell’intera città. E a proposito della fine del campionato, e quindi della qualificazione alla Champions, un maestro della comicità surreale come lui dedicherebbe di certo il suo “vengo anch’io no tu no!”; ovviamente, ai cugini.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014