Terzultimo capitolo di questa annata di notti europee. Per l’occasione Mediaset è addirittura tornata alla “doppia” trasmissione in chiaro delle partite, sia al martedì sia al mercoledì, e di certo lo spettacolo non è mancato.

La Juventus chiude avanti i primi 90′ di un doppio confronto dai tanti ex e dai possibili futuri trasferimenti (Pogba su tutti, a dare retta alle voci che puntuali cominciano ad uscire in primavera). Ancelotti dopo 6 anni ritrovava la sua ex squadra, quella dove aveva perso uno scudetto all’ultima giornata nel 2000, e che nel 2001 gli aveva dato il benservito dopo un campionato fallimentare. Complice la serata no di Sergio Ramos, schierato a centrocampo complice l’assenza di Modric, che non mantiene un pallone (l’altro assente, Benzema, è rimpiazzato addirittura da Bale) il Real subisce molti contropiedi già in avvio. Il vantaggio arriva già all’8′ con Morata, bravo a insaccare il tap-in su contropiede -il quarto- orchestrato da Tevez. Pareggia Cristiano Ronaldo al 27′: perla di James per il più facile degli appoggi in rete da parte del portoghese. La palla gol più ghiotta del resto del primo tempo è sempre del Real: dopo un gran recupero di Carvajal la palla arriva a Isco che pennella un perfetto assist per James. Il colombiano non trova niente di meglio che stampare sulla traversa il colpo di testa a porta vuota che poteva valere l’1-2, allo Juventus Stadium. E nel secondo tempo i bianconeri infilano la difesa madrilena, ancora in contropiede, e dopo un primo fallo di Marcelo su Morata arriva quello da rigore di Carvajal su Tevez. 2-1 centrale dell’Apache. Nel finale succede poco, 2-1 che porta avanti la Juve ma al Bernabeu (visti anche i precedenti di Allegri, seppur contro i rivali del Barcellona) la qualificazione è tutt’altro che al sicuro, nonostante i bianconeri ieri abbiano meritato il successo.

E stasera toccava al derby. Pep Guardiola al ritorno contro la sua vecchia squadra, il Barcellona del tiqui-taca. Rapporto completamente diverso dall’odio, neanche tanto cordiale, che corre tra Ancelotti e la Juventus. Guardiola è stato una bandiera catalana sia da giocatore (con intermezzi a Brescia e Roma) sia da allenatore, dove ha di fatto inventato il Barça -e la Spagna- vincitori di quasi tutto nel quadriennio 2008-2012 (post-Europeo comunque vinto dalla Spagna). Ci si attendeva una gara equilibrata e fino a un certo punto lo è anche stata, sebbene il Barcellona a livello di occasioni sia stato superiore anche nella prima ora. Due parate eccezionali di Neuer, ma la palla del vantaggio ce l’ha il Bayern, con un mascherato Lewandowski (per un violento scontro subito in Coppa di Germania) che cicca malamente il pallone da pochi passi. Guardiola cambia in corsa, passando alla difesa a 4, ma serve a poco: al 77′ sale in cattedra Messi, che da 20 metri mette il gol del vantaggio e subito dopo replica ubriacando Jerome Boateng e stendendo Neuer con il cucchiaio del 2-0. Ma non è finita, perché a cavallo del 90′ tocca a Neymar, in un contropiede che ricorda molto un analogo 3-0 del Milan nel 2007 (a segnare fu Gilardino, un’era geologica fa) terminare l’opera. 3-0 anche qui, e stavolta, purtroppo per Guardiola, davanti non c’è un Porto da stendere sotto una “manitissima” di colpi. Ci sono i titani del Barça, finalmente tornati dopo un paio d’anni di pausa; e il sogno di molti spettatori neutrali sarebbe il Clasico in finale. Sogno che passerà anche dalla resistenza della Juventus al Bernabeu, possibilissima se scenderà in campo come ieri sera: ma di certo, ai blancos l’istinto killer non manca, come ha imparato bene Diego Simeone.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014