Quanto conta in questo ritorno dei quarti di finale di Champions’ League, è che è stata sancita l’eliminazione della Juve. Un 2-0 facile facile allo Juventus Stadium per i bavaresi, che sono passati grazie alle marcature nel secondo tempo di Mandzukic e Pizarro. La compagine di Conte, dopo una settimana in cui è stata pompata all’inverosimile per un 2-1 sofferto in casa contro l’ultima in classifica, e dopo che per giorni tutti i media – a parte gli ovvi spazi utilizzati per la quotidiana crocifissione di un certo giocatore a caso – si sono dedicati a presentare le “ragioni per la rimonta bianconera”, si è dovuta finalmente scontrare con la dura realtà, contro la quale si sono comportati in maniera anche peggiore del tanto denigrato Milan. La realtà, vale a dire, di giocare la Champions non contro una medio-piccola come il Celtic o contro le macerie del Chelsea, ma contro una vera big europea. E giocarci schierando Padoin. Che i telecronisti hanno passato tutta la partita a decantare, in quanto “un anno fa giocava per la salvezza, ora è ai quarti di Champions”.

C’è però uno che, un anno fa, era in serie B, ed ora è senza alcun dubbio uno dei registi di centrocampo più forti al mondo, forse in prospettiva il più forte (non ce ne voglia chi idolatra Pogba): Marco Verratti. Il giovane pescarese ha annullato per buona parte della partita uno come Andres Iniesta – pensate, ce l’avrebbe mai fatta Pirlo con l’età che si ritrova? – e anche grazie al suo aiuto, nonché al dirompente attacco a 4 Pastore – Lucas – Ibra – Lavezzi, dopo sessantacinque minuti il PSG si è trovato sull’1-0, con un piede alle semifinali. Ma niente, nemmeno le ingegnose (le tenga presente un certo allenatore, che invece per tre volte in due anni è venuto al Camp Nou a fare catenaccio) trovate di mister Ancelotti – giocare sull’ampiezza e sulla velocità – hanno potuto fermare la classe di Leo Messi, quando pur acciaccato ha fatto il suo ingresso in campo. Non è nemmeno una questione di tecnica, dato che Verratti prima e Beckham poi l’hanno ben coperto, quanto un problema psicologico: senza Guardiola, il Barça ha un disperato bisogno del proprio allenatore in campo. Fatto sta, il gol l’hanno fatto e sono passati, per l’ennesima volta.

Felipe Santana porta il Dortmund in semifinale

Felipe Santana porta il Dortmund in semifinale

Ora il rischio per il Barça – per quanto di rischio si possa parlare, dato che con Messi in campo sembra tutto possibile – è il derby spagnolo con il Real Madrid. Anche se penso che, dopo che finalmente la squadra di Mourinho è riuscita ad andare in semifinale, qualche magheggio per raggiungere l’auspicato derby in finale ci sarà. Non che non abbiano penato, per portare in porto la qualificazione dopo il 2-0 dell’andata: dopo il gol iniziale di Cristiano Ronaldo, infatti, Eboué, Sneijder e Drogba avevano portato il Galatasaray sul 3-1, e lo sbandamento del Real faceva quasi pensare a una possibilità per i turchi di segnare i due gol mancanti per la qualificazione: comunque, CR7 ha ristabilito le distanze con un gol nei minuti di recupero.

Negli stessi minuti, al Westfalenstadion, si consumava il dramma sportivo della settimana. Il pubblico di casa, dopo aver accolto il Malaga con una coreografia copiata ed incollata da una del Milan, si era quasi ammutolito dopo che, all’82°, Eliseu aveva siglato il 2-1 per gli spagnoli. Ma, e ce lo insegna bene, oltre alla triste esperienza personale di Istanbul, anche la finale del ’99, tre minuti non sono poi così pochi. Reus prima e Felipe Santana dopo, infatti, non hanno avuto grosse difficoltà a siglare le due reti, facendo esplodere di gioia la Südtribune e ammutolire i pochi tifosi del Malaga presenti. Riguardo a gol in fuorigioco, falli, prestazioni ed altro si potrebbe discutere all’infinito. Ma in uno sport bastardo come il calcio pure queste sono cose che capitano, purtroppo o per fortuna.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.