26 07 14Ci sono scritte e scritte. C’è chi parla dei propri trofei, chi appone una scritta commemorativa per una particolare partita, e poi ci sono loro. I “veri milanesi”, come ebbe a dire l’allora presidente Massimo Moratti alla consegna di un’Ambrogino “extra” alla squadra dopo che lo stesso presidente interista si era risentito per la mancata assegnazione. A opera della cognata Letizia, all’epoca sindaco di Milano. Tutto in famiglia.

“I tifosi dell’Inter sono sempre stati considerati i milanesi veri, l’Inter ha dato di più alla città anche se poi anche il Milan ha fatto bene”. Una piccola lezione di storia: l’Inter nasce nove anni dopo, da una scissione pro-stranieri (“dal nulla”, come disse l’avvocato Prisco; beh, come nulla non c’è male). Il primo scudetto, ovviamente, lo vincono i rossoneri, nel 1901, con i soci ancora tutti uniti. La prima Coppa dei Campioni, preceduta da un paio di Coppe Latine -che nel computo dei trofei internazionali non valgono- arriva sempre ad opera del Milan. Perfino la casa comune delle due squadre era stata costruita per il Milan. Quanto al “Milano siamo solo noi”, la cosa mi lascia del tutto indifferente; sarà che vengo da fuori provincia e la questione poco mi interessa, ma la cosa più importante è batterli. Chi rappresenta il “vero orgoglio della città” è una provocazione che lascia il tempo che trova. Anche perché poco dopo fu messa a tacere dal famoso derby del 3-0, la penultima partita da grande di un Pato già entrato nel vortice di infortuni e malanni che lo avrebbe allontanato da Milanello.

Ma evidentemente quella frase piace anche alla nuova dirigenza. Infatti una classica scritta di quelle che solitamente si trovano nei sottopassi, sui muri o sui cartelli, e cioè “Milano è solo l’Inter”, dall’anno prossimo campeggerà sulle maglie nerazzurre. Spesso si dice che il bisogno di rimarcare continuamente la propria superiorità (che tra l’altro a guardare le bacheche, e il bacino di tifosi, neanche esiste) nasconde profondi complessi di segno opposto. Basti pensare alla reazione oltremisura di un noto tifoso interista vip, mio compaesano “acquisito”, e cioè Roberto Vecchioni. Nato in Brianza e di origini meridionali, giusto perché essere veri milanesi è il must per essere interisti, il cantautore se la prese a morte con la Gazzetta perché aveva usato come titolo per la presentazione di Ronaldinho “Luce a San Siro”. Il titolo della sua canzone forse più nota, al singolare. Tanto bastò per far incazzare Vecchioni, che paragonò alle corna in una relazione l’uso di un suo verso riferito al Milan. L’ossessione è sempre dietro l’angolo.

Parlare sempre del triplete, del mai stati in B e altre amenità. Presentarsi come presidente cantando “chi non salta lossonelo è”. Dire che c’è un complotto per far rientrare il Milan degli investimenti fatti (con la vecchia squadra appena smantellata?). Non mischiarsi alla plebe rossonera e lavarsi le mani dopo averle strette a un milanista. Le peggiori offese a un giocatore fuori per malattia, che 5 mesi dopo andrà proprio all’Inter e per un breve periodo diventerà idolo nerazzurro sparando a zero sulla squadra che l’aveva salvato. Sono solo alcune delle pagliacciate arrivate negli ultimi anni da Appiano e dintorni. A parte lo “scudetto nel c…” di Ambrosini non ricordo altrettante dichiarazioni di parte milanista, visto anche che il presidente Berlusconi è sempre stato molto “piacione” nei confronti dell’Inter, forse a causa del suo mai chiarito tifo ai tempi dell’Edilnord.

La storia dice anche che, dalla presidenza Moratti in poi, ci sono state parecchie cessioni di giocatori tra le due squadre. Con una differenza: i passaggi da Inter a Milan sono stati molto più di successo. Da Ganz, fino a Pirlo (2001) e Seedorf (2002), dati per bolliti, su tutti. Mentre di là arrivavano Coco, Guly e Helveg, buoni mestieranti prima e dispersi dopo. Vieri l’eccezione che conferma la regola, anche perché svincolato. Ronaldo 2007 è stato uno smacco per l’Inter, certo: anche perché il Fenomeno, prima di rompersi di nuovo, segnò tanto. Ibrahimovic, prima odiato, poi idolo e poi di nuovo odiato dagli interisti, pure. Da qui, forse, la molla che portò Moratti a prendere prima Leonardo e poi Cassano, per spirito di emulazione. Due fallimenti. E ora l’imitazione pure nella scritta sotto lo stemma, un tentativo poco riuscito di scimmiottare il “Club più titolato al mondo”. Già, perché nonostante tutta la prosopopea del triplete, la bacheca internazionale nerazzurra pesa esattamente la metà di quella rossonera. Qui l’emulazione non è ben riuscita…

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014